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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno V  Numero 07

SETTEMBRE 2020


I veri insegnamenti di Bruce Lee (terza parte)

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Questo scritto è dedicato ai liberi e creativi
cultori delle Arti Marziali.

Prendi ciò che ti è utile
E da lì progredisci.

In un’anima assolutamente priva

di pensieri e di emozioni

nemmeno la tigre trova posto

per i feroci artigli.

Fra i pini sui monti e fra le querce

della valle spira lo stesso alito

di vento, perché emettono

note diverse?

Nessun pensiero, nessuna riflessione.

Vuoto perfetto.

Eppure dentro qualcosa si muove

secondo leggi proprie.

Come la luna nel fiume, l’occhio

la vede, ma la mano non la afferra.

Nuvole e nebbia ristagnano a mezz’aria;

ma sopra ad esse il sole e la luna

risplendono eterni.

La vittoria è di uno soltanto, di chi,

già prima della lotta, non formula

pensieri propri ma si affida alla

non-mente della Grande Origine.


LE ARTI MARZIALI


Per cogliere l’essenza delle arti marziali occorrono intelligenza, lavoro assiduo e perfetta padronanza delle tecniche. Per dominare un’arte marziale non sono sufficienti un allenamento intensivo e l’uso della forza. È necessario “capire”, e presupposto della comprensione è lo studio dello sviluppo del movimento naturale in tutti gli esseri viventi. Ma è utile anche osservare gli altri, i modi e la rapidità con cui agiscono e i loro lati deboli. Anzi, proprio la conoscenza di questi elementi ci consente di battere i nostri avversari.

Nelle arti marziali la cosa principalè capire le tecniche.

Per capire le tecniche è necessario tener presente che esse consistono di numerosi movimenti condensati. All’inizio essi possono apparire goffi, sgraziati, ma quando cominci ad apprenderli scopri che in realtà goffi non sono, perché una buona tecnica comprende rapidi cambiamenti, grande varietà e grande velocità. Può essere un sistema di alterne vicende paragonabile al concetto di Dio e del Diavolo. Nel rapito susseguirsi degli eventi quale dei due avrà la meglio? Quello che si muove con la rapidità del fulmine? Secondo i Cinesi, si. Cogli l’essenza delle arti marziali e assorbila fino a farla diventare una seconda natura. Solo così puoi capirla a fondo e puoi avere uno stile tuo, libero, personale. Raggiungi questo traguardo, saprai che non esistono limiti.

Guardati dalle tecniche fisiche.

Alcune arti marziali sono molto popolari perché sono belle da vedere, caratterizzate da tecniche fluenti, scorrevoli. Ma attenzione! Sono come un vino che è stato annacquato. E il vino annacquato non è vero vino, non è un vino buono, un prodotto genuino. Altre fanno meno figura, però come sai hanno un non so che, un tocco di autenticità, il sapore della genuinità. Sono come le olive. Il loro sapore può essere aspro, dolce-amaro. Ma l’aroma persiste. E impari ad apprezzarle. Mentre nessuno ha mai apprezzato un vino annacquato.

Abilità acquisite e talento innato.

Alcuni individui possiedono sia il fisico adatto, sia il senso della velocità, sia capacità di resistenza nel tempo. E’ una bella cosa! Ma nelle arti marziali tutto ciò che si apprende è acquisito. L’apprendimento di un’arte marziale è simile all’esperienza del buddismo. Entrambe vengono interiorizzate. Acquisti la certezza di possedere ciò di cui hai veramente bisogno. E quando ce l’ hai, sai che fa parte di te. Fin qui puoi arrivare. Non riesci a capire tutto, ma non ti arrendere. E man mano che progredirai conoscerai la vera natura della Via, nella sua semplicità. Sia che frequenti un tempio, sia che frequenti un kwoon, segui la semplice Via della natura, e vivrai una vita che non hai mai conosciuto.


LO ZEN


Nelle arti marziali raggiungere l’illuminazione significa eliminare tutto ciò che oscura la “vera conoscenza”, la “vita reale”, e nello stesso tempo espandersi illimitatamente. E’ importante coltivare non una branca particolare, una parte, ma il tutto, che comprende e integra in sé quella branca particolare.

Per trascendere il Karma devi saper usare l’intelletto e la volontà. L’unitarietà della vita è una verità della quale potrai renderti conto solo se prima avrai eliminato l’erronea nozione di un io separato, il cui destino sia staccato dal tutto.

Il vuoto è ciò che si trova esattamente al centro fra il questo e il quello. Il vuoto include ogni cosa perché non ha un contrario. Esso non esclude nulla e non si oppone a nulla. Il vuoto è vivo perché tutte le forme provengono da esso, e chi comprende il vuoto è colmo di vita e di potenza e di amore per tutti gli esseri.

La coscienza dell’io è il maggiore ostacolo alla

corretta esecuzione di ogni azione fisica.

Devi diventare un fantoccio di legno: esso non ha ego non pensa, non afferra e non stringe nulla. Lascia che il tronco e gli arti si muovano secondo leggi proprie.

Quando nulla dentro di te rimarrà immobile le cose esterne ti si riveleranno. Quando ti muovi, sei simile all’acqua. Quando stai fermo, sei simile a uno specchio. Rispondi come risponde l’eco.

Il non-essere non è definibile; una cosa tropo fluida non è modellabile.

Mi muovo e non mi muovo. Sono come la luna sotto le onde, che sopra di essa oscillano e si increspano incessantemente. Non pensare “sto facendo la tal cosa”; pensa invece “la tal cosa avviene attraverso me o per me”. La coscienza dell’io è il maggiore ostacolo alla corretta esecuzione di ogni azione fisica.

Localizzare il pensiero significa congelarlo. Quando cessa di fluire liberamente, come deve, esso perde la sua identità.

E’ immobile l’energia che invece di disperdersi in varie attività si concentra su una sola, come la ruota sull’asse.

L’importante è fare; però esiste l’azione, non chi la fa; esiste l’esperienza, non lo sperimentatore.

Quando consideri una cosa senza attribuirle il

colore dei tuoi desideri e delle tue preferenze

le vedi nella sua semplicità originaria.



L’arte raggiunge la massima altezza quando è priva di autocoscienza.

L’uomo scopre la libertà nel momento in cui cessa di pensare all’effetto che esercita o che eserciterà sugli altri. La via perfetta è irta di difficoltà per coloro che distinguono e scelgono. Non amare e non odiare, e tutto ti sarà chiaro. Stabilisci una differenza, anche di modeste proporzioni , e Cielo e Terra si separeranno. Se vuoi la verità chiara davanti a te, non amare e non odiare. La peggiore malattia dello spirito è la lotta fra il “pro” e il “contro”.

Non separare il bene dal male: impara a rimanere al di sopra di essi, come il sughero che si adegua al sollevarsi e all’abbassarsi delle onde.

Lasciati andare, vivi in compagnia della tua malattia. Te ne libererai più facilmente.

Un’affermazione è Zen solo quando è contemporaneamente azione, non quando fa riferimento a qualcosa che lo Zen afferma.

Il buddismo rifiuta il ricorso allo sforzo. Sii normale, non cercare di essere speciale. Mangia, vuota l’intestino, urina e quando sei stanco coricati. L’ignorante riderà di me, il saggio capirà.

Non prefiggerti nulla. Passa in fretta come il non-esistente, e sii calmo come la purezza. Quelli che vincono perdono. Non precedere gli altri, seguili sempre.

Non correre, cammina. Non cercare; quello che cerchi arriverà mentre meno te lo aspetti.

Smetti di pensare senza smettere. Applica le tecniche senza applicarle.





Non esistono indicazioni valide in tutti i casi.

Tutt’al più posso segnalarti il rimedio adatto

per una particolare affezione.





La via a otto piste del buddismo



Le otto condizioni che consentono di eliminare la sofferenza attraverso la rettifica dei falsi valori e la comprensione del vero significato della vita sono state sintetizzate come segue:





Corretto discernimento (comprensione): individua con chiarezza ciò che è sbagliato.
Obiettivo giusto (aspirazione): decidi di curarti.
Linguaggio corretto: parla in modo da farti capire da chi desidera essere curato.
Condotta giusta: agisci.
Giusta vocazione: il tuo tenore di vita dev’ essere conforme alla terapia.
Sforzo adeguato: la terapia deve procedere a una “velocità sostenibile”; una velocità eccessiva non è sostenibile.
Giusta coscienza (controllo del pensiero): Non perderla mai.
Corretta concentrazione (meditazione): Impara a contemplare col profondo del tuo spirito.


ARTE DELL’ANIMA


Lo scopo dell’arte è quello di proiettare nel mondo una visione interiore, di fermare nella creazione estetica le più profonde esperienze personali di un essere umano, di renderle intelligibili e note a tutti nell’intero ambito di un mondo ideale.

L’arte rivela se stessa nella comprensione dell’essenza delle cose e dà forma al rapporto fra l’uomo e il nulla, fra l’uomo e la natura dell’assoluto.

L’arte è espressione della vita e trascende il tempo e lo spazio. Per dare una nuova forma e un nuovo significato alla natura o al mondo ci serviamo dell’anima attraverso l’arte.

L’espressione di un artista è la sua anima resa visibile, la sua capacità ma anche la sua “freddezza”evidenziate. Da ogni suo movimento traspare la musica della sua anima. Quando così non è, il suo movimento è vuoto è come una parola vuota - non ha significato.

Sbarazzati delle idee “non chiare” e agisci attingendo alle tue radici.

L’arte non è mai decorazione, abbellimento, ma opera di illuminazione. L’arte, in altri termini, è una tecnica per riconquistare la libertà.

L’arte esige la perfetta padronanza della tecnica, raggiunta mediante l’interiorizzazione.


Arte senza arte è “arte dell’anima”.



“Arte senza arte” è l’interiorizzazione del processo artistico; significa “arte dell’anima”. Tutti i vari movimenti di tutti gli strumenti sono un passo sulla via verso il mondo estetico assoluto dell’anima.

La creazione in arte è espressione della personalità, che ha le sue radici nel nulla. Ha per effetto un approfondimento della dimensione personale dell’anima.

L’arte senza arte è l’arte dell’anima in pace, tranquilla, come la luce della luna che si specchia sul fondo del lago. Il fine ultimo dell’artista è l’apprendimento dell’arte di vivere attraverso l’attività quotidiana. L’artista si propone di diventare un perfetto maestro di vita. Dovrebbero essere “maestri di vita” i cultori di tutte le branche dell’arte, perché è l’anima che crea ogni cosa.

Per diventare maestro l’allievo deve sbarazzarsi di tutte le nozioni vaghe.

L’arte è la via che porta all’assoluto e all’essenza della vita umana. Scopo dell’arte non è la promozione unilaterale dello spirito, dell’anima e dei sensi, ma l’apertura al ritmo vitale del mondo della natura di tutte le facoltà umane: del pensiero, dei sentimenti e della volontà. Così potrà essere udita la voce senza voce, e l’io entrerà in armonia con essa.

Quindi abilità artistica non significa perfezione artistica. Essa è un mezzo o il riflesso di una fase dell’evoluzione artistica. La cui perfezione non è reperibile nella forma ma deve irradiarsi dall’anima.

L’attività artistica non si esaurisce nell’arte in sé. Essa penetra in un mondo più profondo, nel quale confluiscono tutte le forme d’arte (di cose interiormente sperimentate) e nel quale si realizza l’armonia dell’anima e del cosmo nel nulla. Tale armonia diventa realtà.

Perciò il processo artistico si identifica con la realtà, e la realtà è verità.

Percorso da compiere per raggiungere la verità:



Ricerca della verità
Coscienza della verità (e della sua esistenza)
Percezione della verità (della sua sostanza e direzione – come la percezione del movimento)
Comprensione della verità (un filosofo che si rispetti per capire la verità la pratica – TAO. Non parzialmente, ma nella sua totalità – Krishnamurti)
Sperimentazione della verità
Dominio della verità
Oblio della verità
Oblio del veicolo della verità
Ritorno alla fonte prima nella quale la verità ha le sue origini
Riposa nel nulla.


IL JEET KUNE DO



Per ragioni di sicurezza la vita, che non ha limiti, viene trasformata in qualcosa di morto, in un modello che ha dei limiti. Per capire il Jeet Kune Do, getta alle ortiche tutti gli schemi, tutti gli stili e lo stesso concetto di ciò che è o non è ideale nel Jeet Kune Do. Sai definire una situazione senza darle un nome? Definire, dare un nome, fa paura.



Vedere una situazione semplicemente come essa è,

è difficile. Le nostre menti infatti sono molto

complesse – e mentre è facile insegnare una tecnica,

insegnare un atteggiamento interiore è difficile.



Il Jeet Kune Do favorisce l’informalità per poter adottare tutte le forme, e non avendo un suo stile specifico può adottare tutti gli stili. Il Jeet Kune Do si serve di tutti i metodi e non è condizionato da nessuno di essi, si serve di tutte le tecniche (o mezzi) che sono utili al suo scopo.

Affronta il Jeet Kune Do con l’idea di dominare la volontà. Non pensare di vincere (o perdere), dimentica l’orgoglio e la sofferenza. Se il tuo avversario ti scalfisce la pelle, maciullagli la carne e fratturagli le ossa; se ti spezza le ossa, togligli la vita. Non pensare a salvarti poni la tua vita ai suoi piedi.

Pensare all’esito del combattimento è un grosso sbaglio; non pensare a come finirà, se con la vittoria o la sconfitta. Lascia che la natura segua il suo corso e i tuoi strumenti colpiranno al momento giusto.

Il Jeet Kune Do ci insegna a non guardare indietro. Una volta stabilita la rotta, non voltarti più. Per esso vita e morte sono la stessa cosa.



Il Jeet Kune Do rifugge dal superficiale, penetra

nel complesso, va al cuore del problema e

ne individua i fattori chiave.



Il Jeet Kune Do non gira intorno alle cose, non prende strade secondarie, va diritto allo scopo. La distanza più breve fra due punti è la semplicità.

L’arte del Jeet Kune Do consiste nel semplificare. E’ essere se stessi, è la realtà nella sua essenza; ed essenza significa libertà nel vero senso del termine; non lasciarti condizionare da vincoli, limitazioni, parzializzazioni, complessità.

Il Jeet Kune Do è illuminazione. E’ uno stile di vita, significa possedere forza di volontà e controllo della volontà, però deve essere illuminato dall’intuito.

Mentre durante l’allenamento l’allievo deve essere attivo e più dinamico possibile, durante l’incontro esso dev’essere colmo e imperturbabile, deve sentirsi come se non si stesse svolgendo un evento drammatico. Deve comportarsi in modo normale, la sua espressione non deve cambiare, nulla deve rivelare che è impegnato in una lotta mortale.

Gli strumenti, sue armi naturali, hanno il duplice scopo:



di distruggere l’avversario – annientamento di tutto ciò che ostacola la pace, la giustizia e l’umanità;
di distruggere i tuoi impulsi dettati dall’istinto di auto conservazione, di distruggere tutto ciò che turba il tuo spirito; non di danneggiare l’avversario, ma di vincere la tua ansia, la tua collera e la tua follia. Il Jeet Kune Do si rivolge contro se stesso.


Pugni calci sono mezzi per uccidere l’ego. Rappresentano la forza dell’immediatezza intuitiva e istintiva, la quale – a differenza dell’intelletto e dell’io complesso – è monolitica e quindi perfetta. I pugni e i calci seguono la via diretta.

Quando l’atleta ha il cuore puro e la mente libera i suoi strumenti partecipano in queste qualità e svolgono la loro funzione con la massima libertà. Gli strumenti sono i simboli dello spirito invisibile che governa la mente, il tronco e gli arti. Vuota la tua coppa affinché possa essere riempita,

per partecipare della totalità fa il vuoto dentro di te.



La sostanziale assenza di una tecnica stereotipata rende liberi e totali. Sono ammessi tutti i movimenti e tutte le traiettorie (linee).

La non – interruzione come base è tipica delle funzioni umane. Fa parte della natura originaria dell’uomo. Quando funziona normalmente, il pensiero non si arresta; pensieri passati, presenti e futuri fluiscono interrottamente.

Assenza di pensiero, come dottrina, significa non lasciarsi coinvolgere nel processo ideativo, non lasciarsi influenzare dai fatti esterni, pensare e non pensare.

La sostanza del pensiero è la vera essenza, e il pensiero è la funzione della vera essenza. Pensare all’essenza, definirla col pensiero significa contaminarla, alterarla.

Metti a fuoco la mente e mantienila vigile perché possa intuire immediatamente la verità, che è in ogni dove. Libera la mente da abitudini, processi ideativi restrittivi e dallo stesso pensiero ordinario.

Gratta via tutta la sporcizia che il tuo essere ha accumulato e metti a nudo la realtà nella sua essenza o nella sua vera identità, il che corrisponde al concetto buddista di vuoto.



L’arte del Jeet Kune Do consiste nel semplificare.
La verità esiste là dove non esistono
né centro né circonferenza

Tu sei padrone dello stile totale

quando sei libero di esprimere

te stesso





In ultima analisi il Jeet Kune Do è più questione di spritualità e fisico personali altamente sviluppati che di pura e semplice tecnica. Esso non si propone di sviluppare ciò che è già stato sviluppato, ma di recuperare ciò che è stato trascurato. Queste cose sono con noi e in noi da sempre, non sono mai andate perdute, né si sono alterate, salvo a causa del modo maldestro con cui le abbiamo trattate. Il Jeet Kune Do ha a che fare con l’intelligenza e l’addestramento, non con la tecnologia.

Gli strumenti sono al centro di un cerchio che non ha circonferenza, un centro non differenziato che si muove e non si muove, che è teso e rilassato, che vede tutto ciò che avviene e non si preoccupa per ciò che avviene, che non si pone obiettivi, non prevede, non si aspetta nulla – in breve, innocente come un infante e tuttavia ricco di tutta la sapienza, di tutta l’astuzia e di tutta l’intelligenza di una mente matura.

Gettati alle spalle la sapienza e rientra fra gli uomini comuni. Quando avrai compreso l’altra parte, torna a vivere da questa parte. Quando avrai coltivato la non- cultura i tuoi pensieri rimarranno staccati dalle cose trascendentali e tuttavia tu rimarrai fra esse, ma con la mente sgombra.

Vengono eliminati l’uomo e il suo ambiente, poi non vengono eliminati né l’uomo né il suo ambiente. Và avanti! Fluttuare liberamente, non avere una tecnica

significa possedere tutte le tecniche.



Non riuscirai mai a dominare le tecniche se non rimoverai tutti gli ostacoli psichici e non terrai la mente sgombra, priva persino delle nozioni tecniche apprese.

L’arte del Jeet Kune Do raggiunge la perfezione quando viene dimenticato tutto ciò che è stato appreso, quando la mente è completamente sgombra e quando l’io si è dissolto.

Più diventi consapevole, più cancelli, giorno dopo giorno, tutto ciò che hai imparato, sicché la tua mente è sempre fresca e non contaminata da condizionamenti.

L’apprendimento delle tecniche corrisponde all’apprendimento delle filosofie nello Zen; e sia nello Zen che nel Jeet Kune Do la competenza, la conoscenza astratta, non è tutta la base della disciplina. Sia lo Zen che il Jeet Kune Do vogliono che si raggiunga la verità ultima, che è il vuoto o l’assoluto. Quest’ultimo trascende tutte le specie di relatività.

Il Jeet Kune Do vuole che si dimentichino tutte le tecniche; la situazione dev’essere governata unicamente dall’inconscio. La tecnica compirà i suoi prodigi del tutto automaticamente, spontaneamente. Fluttuare liberamente, non avere una tecnica significa possedere tutte le tecniche.

Per poter fluttuare a tuo agio, nel vuoto, senza incontrare ostacoli, dimentica le tecniche che hai appreso. L’apprendimento è importante, ma non diventarne schiavo. E, soprattutto, elimina tutto ciò che è esteriore e superfluo. La cosa prima è la mente. Qualunque tecnica, per buona e ambita che sia, diventa una “malattia” quando la mente ne viene ossessionata.

Le sei malattie:



Desiderio di vittoria
Desiderio di ricorrere alle astuzie tecniche
Desiderio di fare sfoggio di tutto ciò che si è appreso
Desiderio di intimorire l’avversario
Desiderio di rappresentare il ruolo passivo
Desiderio di liberarsi della malattia di cui si è affetti, qualunque essa sia.


Il desiderio è un sentimento. Anche il desiderio di non desiderare è un sentimento. Non avere sentimenti significa quindi essere privi contemporaneamente di entrambi i tipi di sentimenti, di quelli negativi e di quelli positivi. Significa essere contemporaneamente “si” e “no”; cosa che sul piano logico è assurda, ma per lo Zen no.

Nirvana significa essere consciamente inconsci o inconsciamente consci. Il processo è tanto diretto ed immediato che l’intellettualizzazione non trova spazio per inserirsi e analizzarlo.



L’istanza che governa la nostra esistenza è senza dubbio lo spirito. Questo invisibile regola ogni movimento di ogni situazione esterna, ci consente di essere estremamente mobili e di non fermarci mai, in nessun luogo e in nessun momento.



Appena assumi la posizione di combattimento mettiti in questo stato di liberà spirituale, di assenza di sentimenti, e mantienilo.

E’ l’Ego che resiste rigidamente agli influssi esterni, ed è questa “rigidezza dell’Ego” che ci impedisce di accettare tutto ciò che ci sta dinanzi.

L’arte vive dove esiste libertà assoluta, perché dove non c’è libertà non può esistere creatività.

Non cercare di raggiungere il candore artificiale di una mente acuta che vuol essere semplice; devi possedere quello stato di vera semplicità nel quale non esiste né rifiuto né accettazione e nel quale la mente vede le cose esattamente come sono.

I fini separati dai mezzi sono illusori. Il divenire è la negazione dell’essere.