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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno I  Numero 08

Novembre 2016


Da dove deriva il famoso TAO del jeet kune do
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Capita molto spesso, alle persone che sono al di fuori della conoscenza delle arti marziali, di osservare qualche volta, un simbolo rotondo colorato oppure in bianco e nero, quello che che chiamano stemma e che si trova spesso presente sulle nostre maglie o in quelle di altre scuole. iL maestro Bruce Lee lo ha modificato fino a disegnargli delle freccine attorno ad esso e gli ha fatto stampare quei caratteri tutt’intorno, che a molti sembreranno dei geroglifici nell’ osservarlo; ecco come si presenta il TAO completo del JKD nell’immagine che poniamo qui sotto:


Da dove aveva preso questa idea, diciamo cosi’ di creare questo simbolo che puo’ sembrare molto complesso nel guardarlo a primo acchitto, ma in realta non e’ proprio cosi, per cui vi daremo una corretta informazione della sua derivazione ,tenendo presente che non tutti i lettori di questo articolo sono esperti di arti cinesi, ma proveremo lo stesso a raccontare un po’ la storia della provenienza di questo simbolo, che poi e’ il simbolo assoluto della filosofia dell’arte di Bruce. Dunque, cominciamo con lo spiegare che questo nostro simbolo si chiama TAO del jeet kune do e deriva da una religione filosofica cinese, fondata millenni fa’, chiamata Taoismo. Questo famoso Taoismo, sorse sullo stesso terreno culturale in cui nacque il Confucianesimo e si servì degli stessi elementi utilizzati da questo, che formavano il patrimonio intellettuale della Cina della seconda metà del 1° millennio a.C. Ma mentre il Confucianesimo ne dedusse dei modelli da imitare per ritornare alle virtù morali degli antichi re "santi". IL Taoismo li sottopose ad aspra critica, additando nei portatori di quelle virtù i corruttori della primigenia virtù del Tao, fatta di naturalezza e spontaneità. D'altro canto, essendo Lao Tzu e Confucio contemporanei, la medesima situazione storica di decadenza della dinastia Chou (che regnava ormai da sei secoli ed aveva perduto lo slancio riformatore dei primi sovrani), spingeva i due capiscuola ad evocare i tempi aurei in cui vigeva la semplicità del Tao, per Lao Tzu, o la carità e la giustizia dei santi imperatori, e per Confucio. Bisogna ammettere però che i concetti che troviamo alla base del Taoismo(appartenente a quel simbolo di cui parlavamo prima, solo modificato dallo stesso Bruce) e del Confucianesimo preesistevano ai fondatori delle due scuole, i quali non fecero che elaborarli e fissarli in un corpo di dottrine: Lao Tzu con lo scritto, Confucio con l'insegnamento.
La tradizione ci dice che Lao tzu(o Lao tze) - che è in realtà un soprannome che vuol dire "vecchio maestro" -, si chiamava Chung-erh o Po-yang o anche Lao tan. Visse nel 6° secolo a.C. ed era di qualche anno più vecchio di Confucio. Nacque nel villaggio di Ch'u-jen, nel territorio dell'odierno Honan (Cina orientale, a sud di Pechino). Fu storiografo negli archivi imperiali. Si dice che Confucio si sarebbe incontrato con lui e sarebbe stato colpito dalla sua saggezza. Lao tzu abbandonò il suo incarico quando la sua corte cominciò a dare segni di decadenza e se ne andò verso l'ovest. Arrivato al passo di Han-ku, il guardiano Yin Hsi gli chiese di scrivere un libro per lui e Lao tzu espose allora le sue dottrine nel Tao Te ching. Poi partì e non se ne seppe più nulla.
L'opera di Lao Tzu è divisa in due parti, la prima sul Tao e la seconda sul Te. In seguito fu suddivisa nel numero mistico di 81 capitoletti, e il nome di Tao Te ching fu dato, sembra, da uno dei suoi commentatori, Ho-shang Kung. L'opera ci è anche giunta in un'altra redazione, non molto diversa dalla prima, curata da Wang Pi.
Il libro si apre con una descrizione del Tao. La parola significa propriamente via e quindi anche modo di condursi, sistema. Il Tao è una astrazione metafisica che indica la legge universale della natura, lo spontaneo modo di essere e di comportarsi dell'universo. In questo senso è indicibile, ineffabile, indeterminato. Essendo il principio primo e assoluto, è privo di caratteristiche, giacché è la stessa fonte di tutte le caratteristiche; non è però il nulla, dato che è l'origine di ogni cosa. Esso è prima di tutte le cose, dà loro l'esistenza. "Il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome" (In cinese suona più o meno così: Tao ke Tao fei chang Tao; ming ke ming, fei chang ming). In altri termini, il Tao è oltre ogni denominazione, visto che la fonte da cui tutto deriva non può essere nominata, costituendo l'origine dei nomi e di ogni descrizione possibile. Tao è quindi un non-nome; indica, piuttosto, ciò che consente alle cose di essere quello che sono; è ciò che dà loro l'esistenza (come se si dicesse: il questo da cui derivano l'essere e il non essere). Sebbene non si possa dire ciò che il Tao è, ma si possa soltanto accennarlo, lo si può in un certo modo comprendere considerando il suo "funzionamento", le sue manifestazioni. Bruce prese da questa filosofia, alcune citazioni riguardanti la sua creazione, perche’ anche all’epoca si erano create polemiche sul fatto di praticare o meno un’arte; Egli ebbe a dire: che cos’e’ il jeet kune do? Meglio per me dire cosa non e’ piuttosto che affrettarsi a dire cos’e. Il Tao si manifesta nell'universo, nella natura, dato che ciò che le cose individuali possiedono del Tao, è il Te. La parola Te, tradotta il genere con virtù, non ha un significato strettamente morale bensì quello di vigore, potenza, facoltà, efficacia. È in pratica la manifestazione del Tao, come già accennato. Il Tao, in quanto origine, fonte, sorgente, dà l'esistenza alle cose, mentre il Te dà loro diversità.
Tutte le cose esistono nel Tao e il Tao è presente in tutte le cose. Finché le cose avvengono naturalmente, tutto è armonico e nulla turba l'equilibrio cosmico. L'uomo, se vuole vivere felice, deve seguire il Tao senza ostacolarlo. In questo senso, egli non deve agire, nel senso che non deve modificare l'armonia dell'universo. Se lo fa, allora non è più in accordo col Tao. Il principio della inazione (wu wei) non indica quindi il rimanere ozioso, senza far nulla, ma è piuttosto basato sul riconoscimento che l'uomo non è la misura e la sorgente di tutte le cose, ma lo è soltanto il Tao. La vita è vissuta bene solo quando l'uomo è in completa armonia con tutto l'universo e la sua azione è l'azione dell'universo che fluisce attraverso di lui. Ecco del perche’ Bruce, baso’ tutta la sua arte su questa filosofia; d’altra parte lui prese spunto da tutto, da krishnamurti, dal TAO, dalla filosofia orientale in genere e perfino occidentale, possedendo lui stesso una bibblioteca di oltre duemila libri riguardanti ogni argomento di qualsivoglia genere. Egli si riferiva spesso, ad esempio, al famoso WU WEI; Il bene non viene compiuto dall'azione spinta dai desideri, ma dalla inazione (wu wei) che è ispirata alla semplicità del Tao. "Il Tao in eterno non agisce eppure non c'è nulla che non sia fatto. Se chi governa si attenesse ai suoi principi, gli esseri si svilupperebbero da soli, ecco ad esempio il discorso del principio, che quando si posseggono gli strumenti nel jkd, il colpo si tira da solo. Se durante questo sviluppo crescesse il desiderio, basterà risvegliare in essi l'originaria semplicità di quello che non ha nome. La semplicità del senza-nome genera l'assenza del desiderio; infatti, se vi dicono il JKD e’ questo o diverso da quello, non vi formalizate, e’ solo un nome.”bruce lee”. l'assenza del desiderio genera la serenità, così l'impero si consolida da solo" (TTC, 37).
Il problema riguarda dunque il modo in cui si dovrebbe agire. La risposta è che si dovrebbe agire adottando la semplice via del Tao, non imponendo i proprio desideri al mondo ma seguendo la natura stessa. L'uomo deve conoscere le leggi che regolano i mutamenti delle cose per confermarsi ad esse; conoscendo tali leggi, l'uomo si renderà conto che è vano perseguire un fine diverso, poiché ogni cosa segue il proprio sviluppo, la propria intima legge. L'uomo deve liberarsi da ogni pensiero, passione, interesse, desiderio particolare per ritornare alla semplicità di quando era bambino; egli deve fare solo ciò che è necessario e naturale. Vivere semplicemente vuol dire vivere una vita in cui è ignorato il profitto, lasciata da parte la scaltrezza, minimizzato l'egoismo, ridotti i desideri. Non bisogna cioè agire con artifici e deformazioni ma lasciare che le cose si compiano in modo spontaneo e naturale. Se vogliamo, dopo questa breve storia della nascita del TAO e di cosa sia in verita’, possiamo affermare con certezza, che solo chi non ha cultura delle vere arti marziali e non possiede una corretta conoscenza della storia del vero kung fu cinese, puo’ pensare che il jkd sia esclusivita’ di pochi eletti e che Bruce, uomo fanatico, abbia inventato tutto da se’ e che il jkd sia l’arte assolutamente originale e che sia stata progettata per essere una sola cosa, un solo modello, sia mentale che fisico, e che non vi sia altra via al di fuori di questa. Bruce fu aiutato tantissimo da tutto il materiale religioso orientale, sia Cinese, sia Giapponese, che dell’india, dando tantissimo degli aspetti religiosi e di fede Buddista, taoista, del Confucianesimo ed altre alla sua idea; Questa idea non nacque in un solo giorno, ma dopo anni e anni di studi e ricerche per istruirsi e migliorare sempre di piu’, fino al giorno in cui decise, sotto il consiglio della stessa religione Taoista, di semplificare il tutto e togliere tutto cio’ che poteva essere di impaccio all’avanzamento della saggezza spirituale, nonche’ al raggiungimento della perfezione fisica e dell’anima. Nei secoli a cavallo dell'era volgare, i seguaci del Taoismo si dedicarono soprattutto alla speculazione metafisica e in particolare sul problema della morte e della immortalità. Nacque così una forma di religione taoista, che assunse ben presto aspetti istituzionali e che ebbe, sotto la dinastia dei Tang (620-906 d.C.), una enorme diffusione, pari al buddhismo. Il pensiero cinese delle origini non aveva elaborato una dottrina (come era successo in Grecia e nel Cristianesimo) che rispondesse al problema del destino dell'uomo dopo la morte. L'uomo cinese si vedeva solamente mortale. Da qui sorse la convinzione che l'immortalità fosse una sorta di conquista, da ottenere attraverso modalità per lo meno singolari. Il problema era appunto quello di far diventare il corpo umano immortale. Già da tempo erano stati codificati dei metodi per prolungare la vita e permettere una sorta di immortalità. Questi metodi si dividono in due gruppi: le pratiche per nutrire lo spirito e le pratiche per nutrire la vita o il corpo.
Le pratiche per nutrire lo spirito si riferiscono naturalmente all'esercizio delle virtù morali, cioè la purezza di vita, il riconoscimento e il pentimento delle proprie colpe e il compimento delle buone azioni meritorie.
Le pratiche per nutrire la vita o il corpo sono invece di ordine dietetico, respiratorio, sessuale e alchimistico. La pratica dietetica consiste nell'astensione dai cosiddetti cinque cereali, perché di essi si nutrono i tre demoni (san shih) che risiedono nel corpo umano e sono avversi all'uomo. L'astensione da quegli alimenti mira a liberare l'uomo dalla loro presenza, facendoli morire di inedia.
Un'altra pratica molto importante è quella della respirazione controllata. Secondo le antiche tradizioni, il ch'i è il soffio vitale che permea l'universo. La pratica respiratoria tende ad immettere nel corpo il ch'i più sottile affinché lo nutra e piano piano elimini la parte densa e impura, portandolo alla stessa sottigliezza e purezza del cielo immortale.