pubbli6.gif (12403 byte)

HOME PAGE

                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno II  Numero 10

OTTOBRE 2017


Preghiera del Fighters
________________________________________________________________________

Preghiera per il Fighters:
Si è fighter o praticanti non solo nelle ore in cui ci si allena. Un approccio marziale permea la vita. Il vero obiettivo è diventarlo oggi, per restarlo per sempre, e tenere sempre alta la capacità di discernere vero e falso, amore e odio, bene e male, in ogni parte della vita. E questo significa anche apprendere come imparare a distinguere il momento della tensione dal momento del rilassamento, la carica di energie e la scarica, il pieno e il vuoto. È il gesto quotidiano dell’alzarsi con il quale iniziamo a rendere omaggio ad un viaggio che a noi è stato permesso, e a tanti è stato negato. Di questo omaggio che ci ha riservato la vita, dobbiamo esserne fieri. Il vero nemico contro cui combattere insieme, il collante dei valori, lo spirito di sacrificio,è la lotta alle divisioni, o il considerarsi i migliori, o il non rispettare il lavoro degli altri, il credo che per forza di natura, non sara’ mai uguale al nostro perche’ e’ cosi’, e secondo me, e’ giusto che sia cosi’. Guardiamo a cosa ci unisce, alla passione per lo sport, per le arti, alla passione per la parte ancestrale e pulsionale dell'essere umano che si esprime in una lotta sana, pulita, in un gesto atletico o marziale, in onore e rispetto, in amore per la vita e sudore, in palestra e nel Kwoon, nel Dojo, sul ring o sul tatami che sia. L’esatto contrario della violenza vera, dell'arroganza, della prepotenza, della vigliaccheria, dell'apatia, della mancanza di senso nella vita, della bassezza d’animo oltre che di carattere. Diffondiamo questo messaggio e stiamo uniti nel rispetto di ciascuna differenza, di ciascuna identità, di ogni pratica, uniti nel sapere che nelle arti marziali e negli sport da ring c'è una forma di emancipazione fondamentale dell'essere umano. Riflettiamo davvero su chi siamo. Siamo persone che vogliono aiutare gli altri a raggiungere obiettivi di vita, e non solo sportivi? E’forse vero o no, che il SIFU, o qualsiasi altra forma di insegnante, sono nati per essere guide e costruttori di uomini? Energie e capacità mettono le persone in grado di dirigersi verso i propri obiettivi o scopi, siano essi già inquadrati come progetti con un output preciso, o semplici idee ispiratrici, ancora non definite o ben focalizzate. I tre grandi piani di lavoro (energie personali, competenze, obiettivi), sono variabili tecniche, ma dietro ad esse si trova uno sfondo umanistico enorme, dalle grandi implicazioni, che vogliamo esaminare. Ottenere risultati e tagliare i propri traguardi è un tema importante per l’individuo, per un gruppo (team sportivo, team aziendale), e per un’intera organizzazione o azienda, accademia, scuola o istituto che sia, persino per una nazione o l’intera umanità. La quantità di implicazioni psicologiche, che si ritrovano dietro ai risultati ottenuti, tuttavia è impressionante. Solo chi li ha faticati in prima persona è consapevole dello sforzo, delle energie mentali e motivazionali spese per attività che apparivano, a prima vista, banali o puramente tecniche. A volte non sono gli obiettivi ad essere difficili da raggiungere, ma le persone, con la loro mente complicata e contorta. Ad esempio, la prestazione in un esame dipende sia dalla conoscenza della materia(aspetto tecnico), ma anche dalla capacità di gestire emozioni, ansia e attesa, essere comunicativi e mentalmente presenti(componente psicologica), e questa è ben più difficile da affrontare che non lo studio di una materia. Anche nello sport, vincere una gara prevede la capacità di creare un team vincente, lavorare ai climi psicologici del gruppo, sostenere le individualità, creare uno spirito di squadra, Chi dimentica questo perde. Lo sanno bene le nazionali forti che possono subire sconfitte pesanti e umilianti anche da squadre di paesi semisconosciuti, se affrontano l’impegno con “sufficienza”, o si trovano nella condizione psicologica sbagliata, mentre gli avversari sono iper-motivati e affamati di vittoria. Anche in azienda il fuoco della motivazione e della passione, e le qualità mentali, fanno la differenza: un progetto davvero innovativo prima si pensa, poi si mette in atto. La qualità del pensiero viene prima di ogni altra cosa, che senza di esso, risultera’ superflua. Una distinzione fondamentale consiste nel riconoscere che esiste una matrice di obiettivi, e questa, parte da risultati molto focalizzati(micro-goal, come rimanere positivi nei vari momenti di un’attività, anche se impegnativa), passa per obiettivi più ampi (es.: gestire bene un progetto a cui teniamo), sino a salire agli obiettivi esistenziali (Life Objectives), come il bisogno di vivere a pieno la vita, e la ricerca della felicità. In ciascuno di questi stadi vi sono catene da spezzare e cose da imparare. Secondo questa visione, vivere pienamente significa ben più che esistere. Questo ha ripercussioni non piccole sul concetto stesso di performance e di potenziale umano, come sostiene Oscar Wilde:
La cosa più difficile a questo mondo? Vivere! Molta gente esiste, ecco tutto. (Oscar Wilde). Quindi, fissiamo immediatamente un concetto: si possono ottenere performance senza lavorare sul potenziale umano seriamente(es.: doping, o comprare un risultato),ma questo non ci interessa, non è il nostro fine. Anzi, questi pseudo-risultati sono il polo negativo, il male, le bugie, le false promesse, ciò da cui vogliamo stare lontani. Il lavoro che ci apprestiamo a fare infatti è quello allenante, preparatorio, formativo, costruttivo, il dare forma (Modeling) al potenziale e alle prestazioni tramite un lavoro serio, fatto di continuità, tecnica, strategia, sudore. Due elementi fondamentali di una prestazione umana sono: (1) gli scopi (obiettivi) e (2) il loro grado di raggiungimento (nullo, intermedio, totale). Rispetto agli scopi, ci concentriamo soprattutto su quelle prestazioni o performance che hanno un senso di contributo, di liberazione, di espressione, di emancipazione. In altre parole, le prestazioni che per loro contenuto, non sono solo meccaniche. Rispetto al grado di raggiungimento, consideriamo che esso sia una funzione strettamente dipendente dal tipo di potenziale raggiunto(dalla persona, dal team, dall’organizzazione), e che per l’eccellenza da raggiungere, bisogna lavorare sulla crescita strutturale più che sui risultati immediati. Questa e’ la nostra visione. È più importante insegnare ad un atleta a gestirsi, a non bruciarsi, ad avere una carriera e una vita, a trovare equilibri, che non spremerlo e gettarlo per una singola gara o stagione. Lo stesso per avere manager e professionisti preparati in azienda: stiamo o no creando un sistema che li formi, una palestra di formazione aziendale? Se non abbiamo un programma serio in merito, non lamentiamoci se dovremo richiamare i pensionati. In ogni squadra seria si coltiva un vivaio e un settore giovanile, e questo vale anche in azienda. Molti vogliono risultati senza investire, e spremono l’azienda, ma non fanno crescere le persone. Ancora una volta, vogliamo lavorare alle condizioni che permettono di ottenere i risultati quando li desideriamo, senza attendere la cosiddetta manna dal cielo o la fortuna. Nelle arti marziali e sport da combattimento vale lo stesso principio. Il nostro approccio considera le performance vere non solo come atti tecnici, ma espressioni di libertà, applicazioni di una volontà emancipata di andare oltre, di scegliere (Free Will), un concetto che sta entrando finalmente nella letteratura anche manageriale: La libera volontà è l’abilità di un agente di selezionare un’opzione (comportamento, oggetto, etc.) da una serie di alternative. Non dimentichiamo lo spirito di fondo, che è sempre quello di un messaggio positivo, ciò che un padre vuole trasmettere ad una figlia, o figlio, o al prossimo, rispetto alle energie e alla vita: ogni volta che ti svegli, pensa positivamente a cosa fare di buono oggi. Ogni volta che vai a dormire, rivedi le cose buone accadute, sensazioni positive che avresti dato per scontato. Poi, pensa a cosa ti piacerebbe fare di buono domani, cosa ti renderà felice, che contributo puoi dare a te e agli altri, in cosa puoi applicarti bene. Fai cose che ti daranno energie, riduci quelle che ti impoveriranno spiritualmente e fisicamente. Non lasciarti spegnere. Ogni volta che sei triste chiediti se la tristezza ti merita o se puoi dirottare le tue energie verso qualcosa di positivo. Ogni volta che guardi avanti cerca il bene, e quando ti guarderai indietro sarai orgoglioso di te. Questo è rendere omaggio al dono di esistere. Agire, provarci, in modo da potersi guardare indietro con senso dell’onore, è luce, un bisogno che traspare in ogni storia vera, in ogni cultura umanistica e spirituale, come si intravede bene in questa testimonianza dagli Indiani d’America:
“Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento,
il cui respiro dà vita a tutte le cose, Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza, lasciami camminare nella bellezza, e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto. Fa che le mie mani rispettino la natura in ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce. Fa’ che io sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo. Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a tutti quelli che verranno contro di me. Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia. Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri. Aiutami a trovare la compassione senza la opprimente contemplazione di me stesso. Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello, ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso. Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto, Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto, il mio spirito potra’ venire a te senza vergogna.