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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno III  Numero 05

MAGGIO 2018


Cosa significa bruciarsi con il sovrallenamento
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Succede molto spesso che chi si avvicina alle arti marziali, soprattutto da poco, ne' viene letteralmente rapito, un sequestro non solo di persona ma anche di essenza, corpo, spirito, mente e cuore. La via del guerriero, da che si era scelto di provare a seguirla, decide essa stessa di cavalcarci senza più darci tregua. Ogni parte del nostro essere ne viene quindi influenzata e da qui, iniziera' il cambiamento radicale. Come si suol dire: l'arte marziale non è una pratica, ma uno stile di vita. Naturalmente tutto questo, non succede sempre a tutti: per molti è uno svago, un hobby, uno sport. Finisce quando si esce dalla palestra e dura giusto quelle due volte a settimana per un’ora/un’ora e mezza in cui ci si mette il kimono e si pratica. Insomma: tra il saluto iniziale: Gin lai- oss-Lao shi Hao a quello finale Lao shi Zài jiàn, ecc. Chi invece prende la strada “stile di vita” ne viene pervaso del tutto, con cuore, mente, spirito etc. Relativamente a quest’ultimo, emerge chiaramente il fattore che più lo influenza da vicino: l’allenamento fisico inteso come ginnico, sportivo e marziale. Il movimento in senso occidentale. A chi se la prende più tranquillamente non c’è molto da dire; ma agli ossessionati, cavalcati dallo spirito autentico del guerriero, insorge spesso un problema: il cosiddetto sovrallenamento, super-allenamento o iper-allenamento. Scegliamo però il sovrallenamento, che ci libera dall’impressione di pratica supereroica, che ovviamente gli altri due termini evocano. «Sovra» quindi nel senso di «troppo» e non in quello di «più efficace» o «migliore»: ovvero «il troppo stroppia». La domanda principale a cui questo articolo vuole provare a rispondere è: quali sono i sintomi, le avvisaglie di un sovrallenamento? Propongo una risposta da metodologia sportiva e fisiologia dello sport, dove ahimè, un personaggio molto famoso ancora ogi, ci ha sbattuto la testa con questo metodo di allenamento: il personaggio in questione, lo avrete capito, e' Bruce Lee. Dopo duri allenamenti personali durati forse piu' di un decennio, il nostro bruce una mattina si trovo' a fronteggiare una situazione tremenda, la quale situazione ebbe una risposta pressocche' immediata: durante il sollevamento di un bilancere molto pesante, fatta in modo spropositato, Bruce si stiro' in modo grave, il quarto nervo sacrale della schiena, con conseguente e immediata paralizzazione di tutta la spina dorsale, compresi tutti i musculi e tendini ad essa adiacenti. Per Bruce era davvero finita, ma la sua grande volonta' di guarire piu' in fretta possibile, per fortuna si manifesto' superiore alla sua disperazione di trovarsi in quelle condizioni disperate, alle quali pochissimi uomini dell'epoca e nel mondo intero, avrebbero potuto superare...Ebbene, Bruce ci riusci', e dopo sei mesi di segrgazione, fra' ospedale e casa, egli torno' piu' in forma di prima, anche se i piccoli dolori e le fitte che ne' venivano cusate ad ogni suo particolare movimento, non abbandonarono del tutto. io credo proprio che si sia trattato di un danno transitorio, ma che spesso, anche in altri soggetti, lasci un segno indelebile. Si e trattato comunque, nel caso di Bruce, di un trauma da sforzo, dovuto alla sua costante esagerazione nell'allenarsi e nel fare bene le cose. Ha esagerato troppo, e il corpo si è usurato man mano che tre trascorreva il tempo. Questo esempio famoso, lo abbiamo fatto per attrarre l'attenzione di moltissimi atleti che oggi, maneggiano i pesi e con essi si allenano tutti i giorni della loro esistenza. Quando in seguito a questi sforzi, si cominciano ad avvertire delle fitte al centro della schiena e in basso verso il coccige, molti, queste avvisaglie di dolore, le ritengono una cosa suprflua dovuta ad una situazione di sovraffaticamento. Ma in realta' il vostro corpo vi sta' implorando di fermarvi, prima che vi possa capitare qualcosa di peggio di quello che e' gia' capitato a Bruce. Nell’ambito della psicologia del lavoro pesante in palestra, e nella profilassi della salute di tale atleta, esiste un concetto chiamato burnout. «Bruciarsi», proprio nel senso di essere consumati da uno stress eso/endo-geno dovuto ad una eccessiva richiesta di prestazioni lavorative di allenamento e ad una sproporzionata reazione emotiva e psicologica ad essa. Il sovrallenamento si avvicina tantissimo a questa sindrome. Essa infatti si divide in alcune fasi (cfr. Maslach e Leiter 2000) che potrebbero benissimo essere elencate come fasi di un eccesso di allenamento:
In effetti, possono avvenire le seguenti fasi:
1) Entusiasmo idealistico. Nell’ambito del lavoro, ad esempio, si intende un momento in cui un individuo sceglie un lavoro di tipo spesso assistenzialistico(polizia, medico, operatore socio-sanitario, educatore, psichiatra, vigile del fuoco, etc.), spinto dall’entusiasmo legato ad una mission di aiuto.
2) Stagnazione. Gli stress eccessivi e il pesante carico di lavoro rivelano al soggetto la fatica e i lati poco piacevoli della sua mission.
3) Frustrazione. Cominciano i vissuti di inadeguatezza, basso auto apprezzamento, eccessiva autocritica, massimalismo e altissime pretese da noi stessi. Inconsapevolmente si mettono in moto comportamenti di evitamento del posto di lavoro e atteggiamenti aggressivi.

4) Apatia. L’interesse per il proprio lavoro diminuisce moltissimo, e subentra indifferenza e comportamento routinario automatico svuotato da ogni spinta passionale. Bene, questo è il burnout. Vediamo come non sia tanto diverso da ciò che accade ad un praticante che esagera con l’allenamento. Comincia a praticare e la via del guerriero lo possiede a tal punto da diventare stile di vita.
Fase 1: entusiasmo idealistico.
Si allena, si allena e si stanca, si stanca. Nota che però non viviamo in un mondo di guerrieri o in un film di guerra, e che l’arte marziale vera è decisamente più cruda di come Jet Li e Bruce Lee ci hanno mostrato che fosse.
Fase 2: stagnazione.
Lui non molla e continua finché ha energie ,perché il Tao dice che non si finisce mai di imparare. Pretende da sé stesso così tanto da essere poi insoddisfatto della sua performance e diventa sensibilissimo alle critiche del suo maestro.
Fase 3: frustrazione.
La pratica diventa routine, si cominciano a notare solo orari e abitudini. Si fa il conto dei minuti che mancano alla fine dell’allenamento per poter poi riuscire a tornare a casa.
Fase 4: apatia.
Se oltre alle fasi diamo un’occhiata poi ad alcuni sintomi, vedremo che non sono così diversi da quelli di un sovrallenamento: In definitiva: attenzione a non esagerare. Io l’ho fatto per anni e di brutto, e ora, pur avendo acquisito una enorme esperienza in merito, la mia salute ha risentito piu' di una volta, dele conseguenze che si possono avere quando ci si allena per una vita, di brutto, senza mai temere fatica, freddo, caldo e condizioni di indigenza. E no, non è una identificazione con la malattia: carta canta. Se fossi stato più equilibrato forse lo sarei anche adesso. Per uno rapito dal demone guerresco e marziale, il vero demonio frustrante è il freno della salute precaria. Equilibrio, equilibrio e sempre equilibrio: niente di più taoista, la storia di Bruce ci insegna ancora oggi; per cui facciamo tesoro della storia e dei vantaggi che essa ci potrebbe portare.