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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno III  Numero 05

MAGGIO 2018


ARTE E TRADIZIONE DEL VERO SIGNIFICATO DEL JKD SECONDO IL SUO STESSO FONDATORE
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Bruce Lee, icona del cinema e grande esperto di arti marziali, aveva ideato un sistema di autodifesa del tutto particolare, basato sul Kung Fu Wing Chun Kung Fu, l'arte marziale tradizionale che aveva praticato sotto la guida del grande maestro Yip Man e su elementi di altre arti marziali e discipline di combattimento che gli erano parse valide per rendere l'autodifesa efficace al massimo e con il minimo sforzo. Tra queste discipline rientrano ad esempio la boxe occidentale e persino la scherma. Alla sua prematura scomparsa, avvenuta quando aveva soltanto 32 anni e mezzo, il "Piccolo Drago" lasciò un grande vuoto e non soltanto nel mondo del cinema: chi avrebbe potuto portare avanti l'insegnamento da lui iniziato del Jeet Kune Do? Nelle scuole di arti marziali più tradizionali normalmente, è il figlio a subentrare al padre nella gestione della scuola e dell'insegnamento, ma Brandon, il figlio di Bruce e Linda, all'epoca era ancora troppo piccolo per caricarsi sulle spalle un simile compito e in seguito rimase tragicamente ucciso sul set di un film. La strada del Jeet Kune Do, che letteralmente significa "La via del pugno che intercetta", doveva dunque essere seguita e divulgata dai primi seguaci ed amici di Bruce Lee, ma qui si pose un secondo problema: lo stesso Lee, pur avendo riempito interi quaderni di appunti riguardanti le applicazioni pratiche del JKD e la filosofia che lo permea, aveva sempre dato come caposaldo della disciplina, il fatto che questa non dovesse essere "fissa", predefinita e "ingessata" come spesso appaiono le arti marziali tradizionali, o come spesso vogliono far sembrare che sia determinate scuole di "Original", ma deve essere invece adattabile e flessibile, fluida come l'acqua che si adatta a qualunque contenitore, e fatta su misura in base alla capacita' fisica e tecnica di ogni praticante. Qual è allora oggi il vero Jeet Kune Do? Quello che ripropone gli insegnamenti e i principi trasmessi da Bruce Lee o quello che invece, li integra con altri stili, alla ricerca continua di metodi di autodifesa sempre più efficaci ed al passo con la società che cambia? Tra gli allievi diretti del compianto Bruce Lee soltanto tre erano stati diplomati istruttori: Taky Kimura di Seattle, James Yim Lee di Oakland e Dan Inosanto di Los Angeles. Loro tre, dunque, sono da considerarsi i veri depositari del JKD o, per meglio dire, di ciò che era il Jeet Kune Do quando Bruce Lee morì (il che non esclude che, se fosse vissuto più a lungo, Lee avrebbe continuato a studiare metodi di combattimento sempre superiori per migliorare sempre di piu' il suo stile). Qualche volta è più facile dire alle persone ciò che vogliono sentirsi dire, piuttosto ciò che hanno bisogno di sapere. Non tutti accettano infatti il concetto o l’idea generale che il Jeet Kune Do possa essere elevato, come qualsiasi altro sistema di concezione o pratica filosofica. Lampi di luci, urli di sirene. " ASPETTA un attimo di che si tratta ? ". Sento già le persone gridare. Cominciamo col definire il termine "concetto" . Significa un’idea o un pensiero, ed in particolare un’idea generalizzata di una cosa o un insieme di cose, una nozione astratta. Bruce Lee viveva, respirava e sognava le arti marziali. Era l’amore della sua vita; la sua passione. Mentre una persona nella media può applicarsi da qualche minuto fino a un’ora circa tutti i giorni, Bruce Lee si immergeva totalmente nelle arti marziali, quasi 24 ore al giorno. Era un artista in arti marziali, un atleta e uno studioso. Come artista, provava fisicamente numerosi sistemi di combattimento, metodi e tecniche, osservandone i punti forti e quelli deboli, cercando contromosse da utilizzare contro varie difese e attacchi, testando le cose per vedere se e fino a che punto funzionassero, adattando, modificando e scartando. Come atleta, era un esempio vivente di un superbo benessere fisico, mostrando forza, potenza, velocità ed elasticità. Come studioso, passava ore e ore a leggere e studiare il corpo umano, tutti i tipi di arti di combattimento e tutte le correnti filosofiche: antiche e moderne, orientali e occidentali. Se la competenza di Bruce si sviluppò grazie a queste innumerevoli ore di rigoroso allenamento e studio, una persona che si applica due o tre ore la settimana per un’ora circa alla volta e, per il resto del tempo non fa null’altro o molto poco, come può mai sperare o aspettarsi di capire veramente il JKD ? Per intenderci, non voglio dire raggiungere soltanto una comprensione intellettuale(conoscenza teoretica); mi riferisco piuttosto ad una conoscenza funzionale applicata(la comprensione basata sull’esperienza). Il JKD corrisponde alla crescita totale di un artista in arti marziali: fisica, spiritualita', e sentimento. Il suo principio base è la conoscenza di se stessi. Una persona che pratica JKD ha bisogno di conoscersi sia dentro che fuori. Ma non tutti desiderano veramente spendere il tempo e le energie necessarie per conoscere veramente se stessi. C’è molto lavoro da fare e la maggior parte di esso,non è affatto confortevole. Venire faccia a faccia con se stessi mentre può essere liberatorio, non è sempre una felice esperienza. Alcune persone pensano di conoscere se stesse, ma in realtà conoscono soltanto i loro punti forti o positivi, rifiutandosi di vedere i loro punti deboli o negativi, la conoscenza di se stessi è un processo continuo e và di pari passo con la cura della propria persona. Basta solo guardarsi intorno per notare il rapido sviluppo di materiali disponibili per la cura di se stessi. Questi libri, cassette e seminari sono pieni di importanti concetti, idee e filosofie su come la gente può liberarsi e aiutare se stessa a crescere. Eppure ci sono ancora delle persone che non stanno crescendo. Perché? Semplice: certa gente non è pronta o non ha la voglia di aiutare se stessa. Non leggeranno o non ascolteranno nulla di questo materiale; altri leggeranno o ascolteranno, ma non ne trarranno alcun profitto; altri,infine, ne trarranno frutto, ma non abbastanza per farne un vero uso. Si presuppone che nel JKD, la persona sviluppi una "mente critica". Al contrario, alcune persone preferiscono una "mente dipendente": offre loro una sensazione di sicurezza. Altra gente, per un motivo o per l’altro, necessita di una struttura formale: può aver bisogno delle cinture e degli attestati che riceve. Un bambino di dieci anni che inizia da poco le arti marziali può non essere pronto alla totale libertà che il JKD offre, o agli sforzi che richiede. Come affermò Dan Inosanto: "Bisogna pur iniziare da qualche parte: persino un bambino prima di esprimere la propria indipendenza ha bisogno che gli si insegni qualcosa". Il mio istruttore Dan Inosanto, usava spesso dirci: "Se doni a un uomo un pesce, lo nutri per un solo giorno; ma se gli insegni a pescare, lo nutri per la vita". Il problema è che ci sono delle persone che non vogliono imparare a pescare per se stesse. Qualche volta è più facile dire alle persone ciò che vogliono sentirsi dire, piuttosto ciò che hanno bisogno di sapere. Non tutti accettano infatti il concetto o l’idea generale che il Jeet Kune Do possa essere elevato, come qualsiasi altro sistema di concezione o pratica filosofica. Bruce si sviluppò grazie a tantissime ore di rigoroso allenamento e studio, una persona che si applica due o tre ore la settimana per un’ora circa alla volta e , per il resto del tempo non fa null’altro o molto poco, come può mai sperare o aspettarsi di capire veramente il JKD ? Per intenderci, non voglio dire raggiungere soltanto una comprensione intellettuale (conoscenza teoretica); mi riferisco piuttosto una conoscenza funzionale applicata (la comprensione basata sull’esperienza). Il JKD corrisponde alla crescita totale di un artista in arti marziali: fisica, spirituale e sentimentale. Il suo principio base è la conoscenza di se stessi. . Perché? Semplice: certa gente non è pronta o non ha la voglia di aiutare se stessa. Non leggeranno o non ascolteranno nulla di questo materiale; Un bambino di dieci anni che inizia da poco le arti marziali può non essere pronto alla totale libertà che il JKD offre, o agli sforzi che richiede. Come affermò Dan Inosanto: "Bisogna pur iniziare da qualche parte: persino un bambino prima di esprimere la propria indipendenza ha bisogno che gli si insegni qualcosa". "Non voglio che mi sia detto che devo pensare a me stesso, cercare le risposte in me e ‘trovare la causa della mia ignoranza’. E’ per questo che sto studiando sotto di te; ecco perché ti sto pagando". Bruce dichiarò che uno dei motivi per cui interrompeva sempre con tutte le scuole organizzate di JKD era che sentiva che così era molto facile per i discendenti scambiare le cose da fare per verità assolute ed il programma da svolgere per la via da seguire. Personalmente, sento che parte del motivo era che si rendeva conto di quanto fosse difficile per qualcun altro fare ciò che lui stesso faceva e che alcuni avrebbero trovato più semplice seguirlo, riporre in lui la loro fede o attendere passivamente che venisse loro mostrato il cammino. Per capire veramente il JKD e per trarre il massimo, è necessario che una persona sia un artista in arti marziali, un atleta ed uno studioso. Come artista, dovresti studiare il corpo e tutti i tipi di azioni di combattimento. Come atleta, hai la responsabilità di mantenere il corpo in perfetta salute. Nei suoi appunti personali, Bruce scrisse: " Salvaguardare la propria salute è un dovere. Pochi sembrano coscienti che esista una morale fisica". Come studioso, dovresti esplorare, ricercare ed indagare ciò che è stato detto e fatto in passato. La prova di una mente istruita non sta nelle sue conoscienze, ma nel fatto che sa come e dove cercare l’informazione di cui ha bisogno. Comunque, più che leggere soltanto, dovresti anche cercare di praticare ciò che impari nella vita quotidiana. E’ inoltre importante che tu sappia quali sono i tuoi scopi ed obbiettivi nella arti marziali. Bruce sapeva dove voleva essere fisicamente, mentalmente, spiritualmente e sentimentalmente. Se ti avvicini con obbiettivi vaghi, non otterrai né l’opportunistica libertà di poter cambiare direzione e seguire una via differente di ricerca, né la sicura strada appianata che ti porterà ad una destinazione specifica. Alcune persone non vogliono vedere la verità che è in se stesse o nelle arti marziali. Il JKD è un cammino che porta alla liberazione di se stessi, ma non è un cammino facile. Pretende molto dall’individuo. Come approccio concettuale alle arti marziali e come filosofia, la pratica del JKD può essere realizzata appieno soltanto da chi è disponibile ad andare al di là e scavare più in profondità. Se quello sei tu, allora il JKD può essere per te il giusto cammino da intraprendere. Se no, è meglio che tu ne stia fuori, cercando un altro cammino. "Testo tratto dagli scritti originali del maestro BRUCE LEE". Cio’ che e’ fedelmente riportato qui sopra, rappresenta la vera e unica volonta’ di come applicare la sua arte filosofia, cercando in tutti i modi di non aggiungere o togliere sostanza e significati alla volonta’ dello steso creatore.