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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VI  Numero 6

GIUGNO 2021


Quell’allievo privato e amico intimo di Bruce, chiamato Stirling Silliphant
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“Detesto la parola trama, non penso mai alla trama. Penso soltanto ad essere un solitario di carattere. Datemi i personaggi da trattare, e vi racconterò una storia forse mille. L'interazione tra gli esseri umani, per me è l'unica storia che valga la pena raccontare”.(Sterling Silliphant).
Los Angeles, California.
Correva l’anno 1968, e Bruce Lee era in pieno regime di insegnamento e di auto apprendimento nella sua arguta volonta’ di riuscire, forse un giorno non lontano, a comprendere e capire se’ stesso. Era uno di quei tanti giorni di sole, sobri, che lasciavano trasparire una normalita’ del tutto appagante, ma a tratti anche indisponente. Lui non aveva l’aspetto dello spacca montagne, o di qualche personaggio uscito da qualche fumetto o da chissa’ dove. Era un giorno come un altro, ma uno di quelli che sarebbe stato del tutto lecito ricordare, con nostalgia e nello stesso tempo con grande orgoglio e passione irrefrenabile. In quel giorno di sole splendente, correva l’anno 1968, e Bruce Lee si trovo’ insieme ad uno dei suoi migliori allievi ed amici, certo Stirling Silliphant. Anche quest’ultimo non aveva l’aria di uno spaccone, o peggio ancora del gorilla fatto uomo, pero’ gli si leggeva negli occhi quell’emozione, quella voglia irrefrenabile di imparare tutto quello che si poteva imparare da un ingegnere dell’arte marziale del Kung Fu, uno dei migliori che si potevano incontrare all’epoca, di nome Bruce Lee, e cosi fu’. Fu’ cosi che Bruce, inizio’ a dargli lezione, e fra’ una risposta data e un'altra, ve ne fu’ una che lascio’ l’allievo Silliphant a dir poco sbalordito. Bruce gli disse: “ogni volta che qualche grosso individuo ti attacca, invece di reagire al suo ego, insegnagli a reagire al tuo. Devi pensare tra te e te: quanto sono grato che questo fantastico bersaglio d’opportunita’, mi si presenti davanti in questo momento. Non pensare mai che il tuo assalitore potra’ farti del male, ma gioisci della devastazione che stai per lanciare su’ di lui, dato che e’ stato cosi’ gentile da mettersi nella posizione in cui potrai raggiungdrlo molto facilmente”. Stirling lo guardo’ sbigottito, e fu’ incredulo a sentire Bruce parlare cosi, ma poi comincio’ a comprendere, minuto per minuto e micro secondo per micro secondo, quale montagna marziale di sapere sconfinato si stava trovando davanti, e si sarebbe fatto invidiare da chiunque per quel rapporto d’amicizia vera e sincera che intercorreva fra’ lui e il piu’ grande di tutti. Certo il nome di Stirling Silliphant risaltava ad ogni orecchio umano come uno tra’ i migliori scrittori e saggisti di Hollywood, dalla cui penna, erano usciti negli ultimi 25 anni, grandi colossi dello schermo, quali “L’inferno di fuoco”, e l’avventure del Poseidon”, opere note soltanto a chi e’ ferrato di tali argomenti. Inoltre fu’ il padre di sceneggiature che vinsero l’Oscar dei loro tempi, quali “In the Heart of the night” e concetti geniali quali “Longstreet” sceneggiatura ed episodi nei quali Bruce Lee fu’ il personaggio principe dei primi anni 70. Si deve sapere, che se Bruce Lee fu’ conosciuto e apprezzato tantissimo ad Hollywood, lo si deve certamente al lavoro ossessivo e senza fronzoli di Stirling, che riusci ad introdurre Bruce in quell’ambiente per quel tempo un po’ ostile per lo stesso Bruce, ma fu’ cosi’ che si consumo’ il grande successo del secolo 900. Grazie al lavoro di spinta di Silliphant, Bruce negli anni 70, non fu’ in vista solo per la serie Long Street, ma ci fu’ anche un grandioso successo a seguire, chiamato l’ispettore Malowe, opera che fu’ considerata dai piu’ dellepoca, fra’ le migliori di Bruce Lee. Silliphant inoltre, oltre ad essere uno geniale scrittore e compositore di opere dell’epoca, si rivelo’ un ottimo narratore, raccontando dapprima tutta la sua lunga storia di appassionato di arti marziali, e poi fu’ il personale narratore e scrittore di Bruce Lee, che lo apprezzava sopra ogni altra cosa. Si narra, ma e’ verita’ sacrosanta, che Stilliphant, per le sue opere, vinse gli academy Award, dapprima per la sua sceneggiatura, avendo lavorato per la Foreign Press Association, poi ricevette il premio Edgar Allan Poe per il miglior “racconto giallo di quell’anno”. A questo punto, si deve sapere anche che, sempre nell’anno 70, A Washington, John Rhee, il padre fondatore del Tae Kwon Do, presento Silliphant alla sua futura moglie, la famosa scrittrice dell’epoca, Alexandra Tiana. Dopo questo altro gigantesco evento, e subito dopo la morte del suo migliore amico e maestro Bruce Lee, Silliphant si ritiro’ a Bangkok, in Talilandia, dove rimase fino alla sua morte. Durante la sua permanenza a Los Angeles, Silliphant raccontava molto volentieri le sue lezioni con Bruce, e con quelli della stampa, si offriva molto volentieri, e senza farselo ripetere una sola volta, alle loro domande rispondeva con molto garbo, e racconto che Bruce Lee non era affatto quel fanatico e ottuso personaggio che voleva far credere di essere, cosi’ comincio’ a parlargli della sua stupenda esperienza: “Cio’ che mi stupiva e non poco di Bruce, era che qualsiasi cosa io gli chiedessi, lui me la mostrava senza problemi. Facevamo oggi una tecnica, e la volta successiva che ci reincontravamo per continuare le lezioni, mi diceva espressamente: “dimentica completamente la tecnica che ti ho fatto vedere precedentemente, ora concentrati su quest’altra che ti faro’ vedere”. Bruce non si bloccava mai, e cambiava tecniche in continuazione; mi diceva che non era importante fossilizzarsi su una o piu’ tecniche, ma cio’ che piu’ avrebbe dovuto importare era la mentalita’ per come le avrei dovute applicarle, ma avrei dovuto possedere una mente libera e malleabile, non facilmente influenzabile da altri fattori esterni. Cosi nessuna lezioni mai, era uguale alla precedente. Presi dozzine e dozzine di lezioni , ed ognuna era sempre un evento straordinario per me. Bruce passo’ diverso tempo ad insegnarmi a difendermi e a calciare, dimenticando il tipo di tecnica da usare in modo specifico, ma cercando di tirarmi fuori il modo piu’ istintivo e logico per poterlo fare. Successivamente passammo agli esercizi di pugno, e la prima volta, mi chiese: “adesso vediamo in quale modo riesci a tirare un pugno”. Io continuavo a colpire il focus che Bruce mi mostrava davanti e nulla piu’, lo facevo nel silenzio piu’ assoluto, ma neppure lui osava correggermi piu’ del necessario, voleva che tirassi i pugni a modo mio, e lo avrei dovuto fare nel modo piu’ spontaneo e sincero. Poi mi mise un peso in mano, e io dovetti reggerlo in modo da trovare la piu’ giusta sensazione, che era quella di sentire tutto il mio corpo, per poi fare in modo da riuscire a colpire con tutto il mio corpo stesso, in avanti e senza esitazione. Mi mise in guardia, e mi disse che se non avrei spinto con tutto il corpo, il figlio di puttana che mi sarei trovato davanti, sarebbe riuscito in qualche modo ad evitarlo. Cio’ non sarebbe mai dovuto succedere, e per essere perfetti, ci sarebbe voluta una grande concentrazione agonistica, come lui da quando lo conoscevo, la chiamava. Capito il senso di cio’ che mi stava insegnando, una volta capito’ che mettendosi in guardia davanti a me, mi dimostro’ la bonta’ della sua tecnica. Ebbene, voi non ci crederete, ma spiegandomi dettagliatamente come dovesse viaggiare il pugno, me ne tiro’ uno da brevissima distanza, uno di quelli che per lui erano tirati per gioco. Ebbene mi spiaccico’ letteralmente sul muro che avevamo di fronte, e con una potenza cosi inaudita, che mi parve di essere stato investito da un treno in corsa. Avevo capito del come avesse fatto, e il fatto sussiteva nell’utilizzare tutto il suo corpo, azionando una torsione con i fianchi che gli procurava una forza spaventosa ed una tecnica fuori dal comune, tecnica che non aveva mai visto fino ad allora. A Bruce piaceva molto utilizzare i gomiti, mettendo poi la mano a lancia, e questo esercizio lo metteva in atto per delle ore, fino allo sfinimento. Le tecniche da strada che preferiva di piu’, oltre ai gomiti, erano il calcagno del piede, e soprattutto il ginocchio. Lui analizzava tali strumenti fisici che aveva a sua disposizione, e poi li utilizzava tutti insieme a modi combinazione, ed era letteralmente devastante. Poi mi mostro’ la sua passione per i bastoni, sia corti che lunghi, e mi insegno’ a colpire con entrambi, ma anche nello stesso tempo, con colpi di piede e con calci. Lui mi diceva: “non ha importanza di quale strumento usi, visto che tutto il tuo corpo e’ gia’ uno strumento che puoi benissimo usare, ed e’ sempre a tua disposizione. Quello che importa davvero, non e’ cio’ che puoi usare, ma e’ come lo usi. Ci vuole grande equilibrio sia mentale che fisico, amico mio, ma tutto questo puoi raggiungerlo solo con la costanza e soprattutto, con la mente libera, libera da pregiudizi. Potrei raccontarvi tantissime altre esperienze e lezioni fatte con Bruce, dice Stirling Silliphant, ma posso dirvi la cosa piu’ semplice che ho notato di lui, e che portero’ sempre con me, e cioe’ che “ho trovato il metodo di allenamento di Bruce Lee molto affascinante. No c’era nulla di preparato prima in cio’ che insegnava, ne’ di strutturato, visto che usava sempre dirmi che “la piu’ grande aspirazione per un combattente di arti marziali, doveva essere quello di non possedere alcuna tecnica in modo specifica, e solo cosi la si sarebbe potuta avere”. “Eravamo sempre liberi, molto spontanei, e lui mi diceva di improvvisare qualsiasi tecnica io volessi, in qualsiasi situazione lui mi mettesse, e fare tutto cio’ che mi sembrasse piu’ utile e funzionale per me stesso, poiche’ tutto cio’ che mi ha mostrato e poi successivamente insegnato, dovevano essere tecniche spontanee, per fare cosi’ in modo da diventare movimenti finalizzati, adatti per il combattimento da strada. “Sterling Silliphant”.