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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno V  Numero 04

GIUGNO 2020


La battaglia di Bruce Lee contro le arti delle coreografie e delle finzioni da combattimento
(seconda parte)
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Tang Hao è considerato il primo storico delle arti marziali moderne e il padre dello studio fattuale delle arti marziali. Il suo lavoro è ancora attuale, perché molti dei miti che ha cercato di smantellare esistono e prosperano ancora a distanza di quasi un secolo, ma la maggior parte delle persone che praticano arti marziali non sanno quasi chi sia. Gli studi di Tang Hao risalgono agli anni Venti quando, nel bel mezzo di un'esplosione di letteratura sul tema, le arti marziali cinesi erano pronte per un approccio sobrio e oggettivo. Di mestiere avvocato, Tang Hao praticava arti marziali e ha scritto numerosi libri e articoli sul tema in cui ha cercato di dissipare il folclore che circondava le arti marziali cinesi. Nel 1920 ha pubblicato Study of Shaolin and Wudang, in cui affrontava lo scarto esistente tra la realtà fattuale e il folclore nella storia delle arti marziali cinesi, prendendo di mira, per dirla con lo storico delle arti marziali Ben Judkins, "quante più vacche sacre possibile." Nel libro Tang Hao smontava la mitologia che circondava il tempio Shaolin e criticava gran parte del misticismo che all'epoca andava di pari passo con le arti marziali. Per il suo tracciare una linea precisa tra mitologia e fatti, il lavoro di Tang Hao non era stato accolto in modo positivo dalla comunità cinese delle arti marziali. Non c'era stato interesse ma piuttosto ostilità e come avrebbe scritto più tardi un suo amico in un articolo su di lui, "alcuni sconsiderati studenti di Wudang e Shaolin avevano messo a punto un piano per aggredirlo e picchiarlo." L'aggressione era stata evitata solo per l'intervento di una terza parte a favore di Tang Hao. Nonostante tutte queste tensioni Tang Hao, arebbe continuato a scrivere s team e a promuovere un approccio scientifico alla storia delle arti marziali cinesi. Quasi un secolo dopo, il suo lavoro è ancora attuale anche se è probabile che Tang Hao sarebbe sconvolto nel vedere che nel 21esimo secolo così tanti moderni studenti di arti marziali si aggrappano ancora alla mitologia e all'idea che gli stili di combattimento asiatici siano nati nel tempio Shaolin. Secondo la leggenda, nel quinto secolo il semi-mitologico maestro Bodhidharma avrebbe rivelato una serie di tecniche ad alcuni monachi Shaolin per favorire il loro benessere psicofisico. Ovviamente ci sono molteplici prove storiche che mettono in dubbio questa versione, ad esempio il fatto accertato che gli stili di combattimento a mani nude si siano diffusi in Cina solo intorno al 16esimo secolo, eppure la leggenda di Bodhidharma persiste ancora nel 2017. Anche se equivale più o meno a un atleta che citi Zeus come primo organizzatore delle Olimpiadi. Gli storici delle arti marziali vedono un unica linea di pensiero riformista che si sviluppa nelle carriere di Tang Hao e Bruce Lee. Come ha scritto lo storico Brian Kennedy, "molti stili di arti marziali cinesi erano diventati, per citare la famosa espressione di Bruce Lee, 'appesantiti e distorti' da un sacco di ritualità, diversi titoli, teorie con poche o nessuna base sulla realtà, false mitologie e toni pseudo-religiosi. Tang Hao, così come Bruce Lee, volevano alleggerire le arti marziali da tutti questi pesi." Un esempio recente del problema che i riformisti come Bruce Lee e Tang Hao hanno cercato di affrontare assieme, sono i video in cui combattenti di MMA sconfiggono in modo umiliante gli studenti di kung fu in competizioni organizzate. In un match tenutosi in Malesia, ad esempio, si vede un maestro di kung fu Wing Chun messo a terra e sottomesso da un combattente di MMA in meno di 30 secondi. Guardando quello che accade prima dell'inizio del combattimento appare chiaro come il maestro di kung fu sia più attento alla postura e alle pose corrette che non a prepararsi per affrontare il combattimento vero e proprio. Il video in cui questi problemi emergono più chiaramente, è quello del recente match di alto profilo tenutosi in Cina tra il combattente di MMA Xu Xiaodong e il celebre mistico e maestro di dai chi Wei Lei, che ha visto prevalere molto rapidamente, in circa non piu’ di dieci secondi, il primo. L'esito del combattimento, nato dopo un confronto acceso e uno scambio di accuse da Wei Lei e Xu Xiaodong, ha fatto notizia e aperto un dibattito sull'effettiva validità ed efficacia nel mondo reale dei sistemi di combattimento promossi dalle arti marziali. Da un punto di vista storico, combattimenti di questo tipo non sono niente di particolarmente nuovo. Lo storico delle arti marziali Ben Judkins di recente ha pubblicato sul suo sito una testimonianza d'archivio che descrive un match simile in cui un maestro di tai chi aveva perso dopo un combattimento pubblico tenutosi in Cina nel 1928. Ma la cosa sconvolgente del combattimento tra Xu Xiaodong e Wei Lei non stata tanto la vittoria del primo, quanto quello che è successo dopo, che illustra molto bene la diffusa riluttanza esistente nel mondo delle arti marziali a distaccarsi dalla mitologia che le circonda e ad abbracciare un nuovo approccio più moderno. Dopo la sua vittoria, Xiaodong è stato criticato pubblicamente da più parti, compresa la Chinese Boxing Association e l'emittente di stato Xinhua. La Chinese Wushu Association, ha affermato pubblicamente che il combattimento "ha violato le morali delle arti marziali" (nonostante i due contendenti abbiano partecipato di loro spontanea volontà e nonostante il match si sia svolto alla presenza di un arbitro). Le autorità politiche cinesi hanno chiuso il blog di Xiaodong e censurato tutti gli articoli riguardo al match. La reazione del pubblico in Cina è stata così dura che Xiadong si è ritirato dalla scena pubblica. Anche considerando l'atteggiamento provocatorio di Xu Xiaodong, le conseguenze dell'incidente sembrano far traspirare un tentativo di silenziare lui e la concezione di arti marziali che incarna. Come Bruce Lee, infatti, anche Xiadong per il suo approccio può essere considerato un "dissidente maleducato." Eppure la sua "maleducazione" non cancella i suoi meriti e il tentativo di screditarlo è l'ennesimo esempio di quello che capita a chi come Bruce Lee cerca di modernizzare le arti marziali.