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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno II  Numero 02

FEBBRAIO 2017


Un cuore nobile e guerriero
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Mi sono trovato di recente a leggere un interessante libro sulle Arti Marziali, scritto da un nostro connazionale, che insegna in America e si diletta nella nobile arte della randellata cinese, di cui è insegnante. Ha già un’altra pubblicazione all’attivo, ‘La tenera Arte del Guerriero‘, mentre l’opera che ho letto e che raccomando a tutti i veri appassionati è: ‘Per un Cuore da Guerriero – le Arti Marziali, la Filosofia e Bruce Lee. Vale veramente la pena leggere questo volumetto e vale veramente la pena soffermarsi, tra le altre cose, su uno dei capitoli, il cui titolo è proprio “Anarchismo epistemologico: la Filosofia del Jeet Kune Do”, di cui anchio parlo spesso, e l’ho fatto recentemente all’interno di diversi articoli presenti nei numeri precedenti di questo nostro giornale e proprio recentemente avevo fatto presente che poteva essere interessante un ritorno alle Arti Marziali Tradizionali, ed anche l’autore del libro sembra essere d’accordo me, e cosi’ afferma: “siamo artisti marziali“. Interessante la posizione dell’autore – da me condivisa – sul senso dell’innovazione e della creatività che Bruce Lee ha portato nelle discipline marziali, anche in generale. Come più volte ho avuto modo di esprimere in varie conversazioni con appassionati e sulle pagine del Blog della nostra Scuola, Bruce Lee ha giocato un grande ruolo nel rilancio delle arti marziali, soprattutto per l’epoca nella quale il nostro maestro visse, e purtroppo esse versavano in un periodo che più che di tradizionale, sapevano di stantìo, di vecchio e di ampiamente superato. Per dare una struttura al proprio pensiero, il nostro Lee lesse molto della cultura sino-giapponese, buddhista e taoista, e probabilmente fu interessato ad antichi testi di spada giapponese ai quali maggiormente si rifece paradossalmente aggredendo proprio quelle arti che proprio in quei contesti culturali erano nate. Potremmo riferirci quindi al Ju Jutsu, all’Aiki Ju Jutsu, allo stesso Ai Ki Do e al Tai Chi Chuan. In realtà la rottura con la tradizione che traspariva dal suo atteggiamento, era piuttosto un volersi riappropriare di un’altra più autentica ed antica, che voleva liberarsi del vuoto ossequio formale, quello che lui chiamava “disperazione organizzata”, in cui le arti marziali erano cadute da che Bodhi Dharma aveva cominciato a insegnare la sua propria disciplina del pugno ad uno sparuto gruppo di monaci sempre alla ricerca dell’Illuminazione. Siddartha Gautama, con il suo percorso, rappresentava agli occhi del giovane Bruce colui il quale, rinnegando l’autorità della tradizione (in questo caso quella indù), aveva il coraggio di esplorare la realtà con le proprie forze, senza paura e soprattutto senza rilassarsi su alcuna comoda verità precostituita. A conferma di ciò, anche l’invito dell’oramai Buddha (il Risvegliato) a non ascoltare passivamente e credere ciecamente alle sue parole, ma a ricercare sempre una propria esperienza derivante dal contatto personale e diretto con le cose. Buddha assumeva ai suoi occhi il ruolo, come da titolo, dell’anarchico: una sorta di incarnazione del detto “Vivi e lascia vivere”, forse un hippy ante litteram. Su questo modello di anarchia, Lee creò il Jeet Kune Do, una filosofia dell’arte marziale, piuttosto che uno stile. Proprio per questo lo definì non-stile, proprio perché non abbracciava “nessuna via come (la) via, nessun limite come limite”. La domanda è: c’è veramente riuscito? Era la sua un’arte marziale o piuttosto l’atteggiamento verso la stessa? E se non ha una sua via, può il JKD avere una sua esistenza? Secondo chi crede in un JKD ortodosso di Bruce Lee la risposta è: sì al JKD, non ad una sua eventuale forma, quindi ad una sua via ben precisa piuttosto che ad un’altra alternativa. Se non fosse così visto, il JKD sarebbe uno stile limitato come un altro, di fronte allo stile di Funakoshi, di Ueshiba o di chiunque altro. Secondo chi crede in un JKD anarchico più in linea col pensiero di Lee, la risposta è che il JKD è come l’acqua e può adottare tutte le forme senza averne nessuna, tutte le mentalita’ senza avere paura di sbagliare, adottare tutti i metodi possibili senza preoccuparsi di non averne, ma soprattutto non curarsi affatto di cio’ che praticano gli altri, essendo la via del JKD la propria e personale via.. Ma è possibile avere tutte le forme e contemporaneamente nessuna, solo studiando il JKD? O è piuttosto necessario studiare tutte queste discipline nella speranza di possederle tutte secondo l’esigenza del momento? E’ possibile seguire un cammino marziale volto ad assumere ogni possibile forma? L’acqua impara a essere adattabile solo dopo essere penetrata in tutti i possibili contenitori? O è proprio nella natura dell’acqua stessa adattarsi? Non è piuttosto questo tentativo di essere al di là della forma un’illusione basata sull’attaccamento verso l’accumulo di forme? Possiamo tranquillamente affermare di si, che e’ stato possibile e ancora oggi e’ possibile, essendo il suo profondo pensiero, profonda filosofia di cambiamento radicale nonche’ di adattamento ad ogni mentalita’ e ad ogni avversario, cosicche’ Bruce e’ riuscito a farlo, ed Egli stesso imparo’ a conoscere il mondo marziale circostante, cioe’ cio’ che gravitava attorno a lui e grazie a queste enormi esperienze, e’ riuscito a dare un senso a tutto cio’ di cui sempre parlava ed era proprio questo che Lee intendeva. Se no, la domanda nascerebbe spontanea e creata da persone intelligenti: se Bruce non avesse fatto cosi’, quale motivo ci sarebbe stato di creare un’arte cosi rivoluzionaria e tendente all’adattamento obbligatorio ma spontaneo? Parliamoci chiaramente, senza Bruce Lee, essendo in gran parte la sua figura moderna il risultato di una operazione mediatica, il Wing chun, ad esempio, non sarebbe mai arrivato ad avere il successo planetario che ha avuto, e non avrebbe mai potuto raggiungere il fascino che ha ancora oggi, con tutto il numero di persone pronte a salire sul carrozzone del successo, cercando di rubare cultura e conoscenza a chiunque sia ritenuto in grado di poterla esternare e governare. Egli, ne’ ha insomma favorito al tempo stesso il successo e la condanna, il successo perche’ dal Wing chun stesso ha costruito quella grande arte e filosofia dapprima tradizionale che ha portato avanti per diversi anni, ma la condanna perche’ proprio da uno stile classico e recintato da forme e limiti, ha tirato fuori l’idea che lo ha portato ad evolvere il suo modo di pensare e creare una nuova forma di kung fu non forma, che a suo stesso dire era diventato il suo kung fu, ma alla quale Egli ,aveva fatto assumere una nuova ed efficace caratteristica di semplicita’ diretta e non classica, il cosiddetto Kung Fu di Bruce Lee(Jun Fan Kung fu). Tornando a Buddha, le persone che hanno voluto seguire il suo insegnamento, non si sono forse riunite in un Sangha? Il Dharma del Buddha non è forse il corpus dei suoi insegnamenti (le Nobili cause della sofferenza, l’ottuplice sentiero)e così via? Quello che voglio far notare in questa sede – il punto in cui la mia opinione diverge da quella di altri – è che persino una via libertaria come quella del Buddha, che ha bisogno di passare per un insegnamento che definisce un obbiettivo e dei passi per raggiungerlo, puo’ benissimo essere appreso ed esemplificato da noi stessi, con l’uso della nostra mente viglile e attenta a non barcollare per qualsiasi situazione si venga a creare nella nostra esistenza da individui futili e senza alcuno scopo apparente, incuranti di noi stessi e delle nostre capacita’ creative nascoste ma esacerbate in noi stessi, ma usa tutto ciò come strumento per ridarci vita e spingerci a ricredere in noi stessi. Non nasce in un solo giorno, ma ha bisogno di una lunga e vissuta elaborata trasformazione perche’ possa avere un’identita’ e un idea facilmente assimilabile da chiunque. D’altra parte come si può acquisire una libertà alla quale non si può dare un minimo di contenuti e di fantasia propria? Costringersi a non scegliere e a non prendere mai posizione, soffocando in via teorica il poter essere liberi, non è in sé un atto di libertà concreto, ma secondo noi, un qualcosa di cui si ha timore, e il cui gradino non sara’ mai da nessuno raggiunto. Migliorando al meglio delle nostre possibilita’ quest’ottica, far parte di una scuola non rappresentera’ piu’ un limite, ma un’opportunità di studio. Avere una forma attraverso la quale studiare te stesso è un trampolino verso la libertà. La forma è solo uno strumento che attende la maturità per essere trasceso. Bruce Lee ha solamente assolutizzato l’ultima parte del cammino di ogni artista marziale che si rispetti. Ma questo step non esiste senza gli altri. Passati pochi decenni dalla morte di Lee, già non sappiamo più cosa è il JKD, o forse, lasciatemi liberamente dire, che facciamo finta di non saperlo per nostre convenienze personali: esso è uno stile semplice e diretto, senza fronzoli? E’ un miscuglio di tecniche più o meno integrate e più o meno valido? E’ il nulla spacciato per il tutto? Allora, cosa pensate che sia? Bruce Lee ha lasciato poca forma, così poca che anche le sue migliori idee hanno perso di sostanza. Intercettare il pugno, il significato di Jeet Kune do, può essere fatto in 1000 modi, e tutti i modi e i modelli possono essere ideabili e applicabili,sono anche giusti, così come si può essere liberi facendo di tutto, ma non tutti i 1000 usi creativi della libertà sono anche efficienti. Bisogna scegliere. Non puoi trascendere se non hai qualcosa da trascendere. Non puoi essere Maestro del tutto se prima non sei uno studente del qualcosa, non puoi svuotare un qualcosa se non e’ riempita gia’ da prima, e infine, non ci si puo’ disfare dei principi se prima questi stessi non sono stati per bene acquisiti…ma senza metodo, cosa ci sarebbe da insegnare?(citazione Bruce Lee).La creatività del JKD, che non passa attraverso la forma, è spesso il paravento dietro cui si nasconde l’ignoranza, e questo e’ quello che sta’ succedendo oggigiorno con le diversissime scuole del JKD, dove una vorrebbe sovvertire l’altra, e dove in una soltanto, si pretenderebbe di possedere la verita’ assoluta e fuori di essa il vuoto assoluto. Comparativamente parlando, nonostante la crisi in cui il Wing Chun versa da tempo – forse anche a causa dell’eccessiva creatività interpretativa da quando i pugni sono solo armi immaginarie, si può avere una vaga idea di cosa esso potesse essere un tempo. Nonostante Bruce Lee sia un eroe recente, abbiamo pochissimi e brevi filmati che lo mostrano in un serio sparring, nonostante fosse stato il primo “tradizionalista” a tirar fuori questa parola dal dizionario. Il JKD allora,non sappiamo proprio cos’è? o eventualmente non abbiamo ancora afferrato cosa abbia di diverso proprio per volonta’ del suo stesso ideatore, che nei suoi scritti asserisce chiaramente che, dare un nome a qualsiasi cosa incuta paura? meglio dire cosa non e’ allora il JKD, piuttosto che sforzarsi di dire ad ogni costo cos’e’, o addirittura cosa abbia di diverso rispetto alle altre comunissime arti. Ma questo non riguarda solo il JKD, ma riguarda piuttosto tutte quelle discipline che pretendono e presumono di insegnare la libertà partendo dalla libertà stessa. E se c’è una cosa che accomuna tutti questi stili libertari fai-da-te, è proprio la mancanza, quasi sempre, di sparring regolato. Questo perché nella strada non esistono regole e quindi non si può attuare. Sembra una riedizione moderna delle famose tecniche mortali e dei colpi segreti. Nel caso di Bruce Lee, il suo pensiero è stato di ispirazione per il concetto di combattente moderno, completo in tutti i campi e le aree in cui il combattimento si può sviluppare. Piuttosto che i seguaci del JKD, a giovarsene sono stati i combattenti di MMA, che ultimamente hanno avanzato la teoria di essere i figli del JKD come lo avrebbe voluto Bruce Lee. Nel caso dei seguaci del JKD, invece, molto spesso la loro superiorità è rimasta sulla carta e spessissimo i suoi esponenti sono caduti nella medesima trappola degli stili tradizionali, questo perche’ l’arroganza e la presunzione, che porta al fanatismo, deve far passare per forza un solo messaggio: questo e’ JKD, mentre questo non lo e’. oppure, spesso, osservando altre scuole all’opera, si sente domandare su di loro: “e questo cos’e’? cosa stanno facendo? Oppure, questo e’ JKD? E questi chi sono? Da dove sono spuntati?Come se quelli che sono criticati rimarrebbero comuni mortali e chi fa’ queste ottuse osservazioni fossero extraterrestri. La verita’ l’ha affermata lo stesso Bruce, quando in una intervista ebbe a dire la cosa forse piu’ giusta ed esatta della sua vita marziale: “fino a quando l’essere umano possiedera’ per natura due braccia e due gambe, il combattimento sara’ sempre uguale e non potra’ cambiare(citazione Bruce lee). Quando si dice, l’ironia della sorte! Recentemente in un colloquio con un amico, questi mi faceva notare che nel combattimento da strada, un Tyson riuscirai ad affrontarlo sono con una bottiglia, piuttosto che coi pugni, per giustificare la pochezza dello sparring in senso sportivo. La mia risposta è stata che, se anche Tyson avesse una bottiglia, avrebbe senso allenarsi in palestra allo sparring con bottiglie finte solo per riuscire ad affrontarlo? Non è che il fatto di poter usare una bottiglia per strada serve a giustificare ideologicamente la propria carenza nell’allenamento coi pugni,piuttosto? Tornando al Wing Chun, nonostante la creatività degli allievi di Yip Man, che sono riusciti appunto a creare vari sotto-stili personali di Wing Chun in brevissimo tempo (chi ha aggiunto movimenti alla Siu Lim Tau per aver scoperto dei movimenti in combattimento, chi ha fatto studi concettuali facendo molta ricerca, chi si e’ impossessato del JKD…), non c’ è nessuno di loro che abbia potuto dimostrarne in pieno il funzionamento, ne’ nessuno puo’ dimostrare che Bruce abbia preferito un suo istruttore piuttosto che un altro. D’altronde, vedendo gli esponenti di queste determinate scuole, in genere possono affermare in tantissimi che non è che abbiano destato grandissime impressioni a loro favore. Se non si studia la realtà, la fantasia, che sia quella del JKD o quella dei cosiddetti innovatori, non ti porta lontano, come non porta lontano il pensiero di non voler per partito preso fissare dei concetti in una forma come se questa fosse un limite. In verità, se uno è limitato, troverà sempre dei limiti al proprio agire, anche se non imposti da forme esterne. La fantasia basata sul nulla in realtà è un fantasticare. La creatività che non possa essere mostrata attraverso una forma, non esiste; e quello che non esiste, non può essere verificato. Ecco perche’ il nostro Bruce si sforzava di convincere tutti, suoi allievi e no, a non possedere una forma per cercare di averne una. L’anarchia epistemologica, nel senso espresso da Lee, non è mai esistita. E’ un mito moderno che assolutizza una parte del percorso marziale: precisamente la fine dello stesso, che rappresenta l’inizio dell’essere se stessi. Se quindi dovete rivolgervi a un Insegnante, non cercatene uno fantasioso, che su attacchi semplici lenti e stereotipati possa esibirsi in 1000 difese una più affascinante dell’altra (sulla carta), ma piuttosto uno coi piedi per terra, che ha non vaghe idee su come si conduce un combattimento di cui vi mette oralmente a parte, ma che abbia una forma che trasmette contenuti, senza per questo averne una ben precisa. In fine, consiglio sempre a chiunque se la senta, di crearsi il proprio JKD in questo dato caso o il suo Kung Fu personale, come Bruce ha fatto per se’ stesso e voluto. Il JKD deve funzionare, non solo su strada ma da per tutto, deve essere immagine e misura di se’ stessi. Non e’ JKD quando non funziona affatto, non quando non e’ quello di quel tizio piuttosto che quello di quell’ altro.