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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno II  Numero 02

FEBBRAIO 2017


Coordinazione, principio importante per la pratica del JKD
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In tutti gli sport il fattore più importante ai fini dell'efficienza è sotto tutti i punti di vista, la coordinazione. Essa consente all'atleta di concentrare nell'esecuzione di un movimento tutto il potenziale e tutte le capacità di cui dispone. Prima di eseguire i movimenti occorre modificare la tensione muscolare di entrambe le facce delle articolazioni in causa. La buona coordinazione del lavoro muscolare è uno dei fattori responsabili della velocità, della resistenza nel tempo (durata), della potenza, dell'agilità e della precisione in tutte le discipline atletiche, soprattutto nel kung fu e nel JKD. L'eccessiva tensione dei muscoli antagonisti agisce da freno e quindi rallenta, inibisce l'azione, fa sprecare energia e perciò affatica l'atleta prematuramente. Quando deve eseguire un altro movimento, che esige un diverso grado di intensità, di carico, di sollecitazione, di ripetizione e di durata(resistenza nel tempo), deve adottare un altro modello di aggiustamento neurofisiologico completamente nuovo e diverso. Quindi la fatica che avverte quando compie i nuovi movimenti non dipende solo dall'uso dei muscoli diversi, ma anche dall'azione di frenaggio esercitata dai muscoli antagonisti e dovuta alla cattiva coordinazione. Il principiante è teso, esegue movimenti esageratamente ampi e tradisce lo sforzo. <<L'atleta nato>>, individuo raro, sembra avere il dono di praticare con “facilità” qualsiasi disciplina, nuova o diversa da quelle che erano le sue capacita’ o aspettative. Per facilità si intende la capacità di eseguire le azioni contraendo pochissimo i muscoli antagonisti. Questa qualità è presente in diversa misura negli atleti, ma può venir migliorata da tutti, perciò si acquista la capacità di coordinare i movimenti addestrando il sistema nervoso, non solo i muscoli in particolare. La principale caratteristica dell'atleta esperto è la facilità con cui si muove anche durante lo sforzo massimo. L'atleta si muove in modo goffo, e desta sempre a chi ha la possibilita’ di osservarlo la sensazione che Egli non riesca trovare mai la distanza giusta, che calcoli di continuo, che non riesce mai a << sorprendere>> l'avversario, che faccia sembrare trapelare le sue intenzioni, e manchi soprattutto di coordinazione appunto, che e’ la cosa piu’ importante. L'atleta ben coordinato si muove con grazia e fluidità, sembra che entri ed esca nell'azione slittando, col minimo sforzo e massima astuzia. Agisce tempestivamente perché i suoi movimenti sono ritmici al punto che riesce ad imporre all'avversario un ritmo complementare, ritmo che può spezzare a proprio vantaggio grazie al perfetto controllo dei propri muscoli. Sembra si muova in modo sicuro per giungere all’obbiettivo, con estrema fiducia in se stesso. I muscoli non si governano da se stessi. Il modo in cui operano, e di conseguenza l'efficacia delle loro prestazioni, dipende esclusivamente dal modo in cui li guida il sistema nervoso. Quando un movimento viene eseguito male, significa che, oltre all’errore mentale del praticante, il sistema nervoso ha inviato un determinato tipo di impulsi a muscoli sbagliati, o fuori tempo(una frazione di secondo prima o dopo il momento giusto) o in successione sbagliata. Quando un movimento viene eseguito bene significa che il sistema nervoso è stato bene addestrato, per cui invia gli impulsi ai muscoli facendoli contrarre esattamente nella frazione di secondo in cui si debbano contrarre e contemporaneamente non li invia ai muscoli antagonisti, che quindi sono rilassati. Quando sono ben coordinati, gli impulsi possiedono l'intensità necessaria e cessano esattamente nella frazione di secondi stessa nella quale non sono più necessari. Il passaggio da un lavoro muscolare non coordinato all'acquisizione della massima perfezione, è un processo evolutivo che ha luogo nel sistema nervoso periferico. Psicologi e biologi ci informano che i miliardi di cellule del sistema nervoso non sono fra loro in rapporto diretto, ma le fibre di una cellula cerebrale sono tanto vicine a quelle delle altre che gli impulsi passano dalle une alle altre per induzione. Il punto in cui l'impulso passa da una cellula all'altra è detto sinapsi. La teoria delle sinapsi spiega perché un lattante, quando vede una palla, compie movimenti del tutto scoordinati e fuori tempo, ma da grande potra’ diventare quasi certamente un ottimo calciatore. Si raggiunge la coordinazione con l'esercizio, creando i giusti collegamenti necessari nel sistema nervoso. Occorre acquistare precisione; per questo l'esercizio costante rafforza i collegamenti che hanno luogo in determinate azioni e rende l'azione successiva più facile, più sicura e più pronta, mentre ovviamente, l'insufficiente allenamento tende ad indebolire i collegamenti formatisi e rende l'azione successiva più difficile e meno sicura(esercizio discontinuo!). Quindi possiamo raggiungere la coordinazione solo eseguendo realmente mosse che desideriamo imparare a compiere. Si impara unicamente agendo o reagendo. Quando si acquista coordinazione, quando si sono formarti i necessari collegamenti, le azioni diventano sommamente economiche e l'atleta consuma soltanto l'energia indispensabile, questo e’ quello che infatti e’ richiesto per diventare un ottimo marzialista di kung fu. Diventa campione l'atleta che possiede una coordinazione di prontezza. Essa fa si che l'atleta affronti con piacere anche gli esercizi più noiosi. Più l'atleta è <<pronto a reagire a una stimolo>> più soddisfazione prova nel rispondere; mano è pronto, più trova noioso essere costretto ad agire. IMPORTANTE: Quando sei stanco, non fare movimenti complessi, sofisticati; si trasformerebbero in movimenti grossolani; lo sforzo da specifico diventerebbe generico. Ricorda, tendono a subentrare movimenti sbagliati che possono facilmente portarti a perdere il vantaggio precedentemente raggiunto. Quindi esegui movimenti di grande precisione solo quando non sei stanco, o sei sicuro di arrivare all’obbiettivo prefissato. Quando sopraggiunge la stanchezza, passa ai movimenti poco sofisticati, che sviluppano la capacità di durata nel tempo.