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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno II  Numero 08

AGOSTO 2017


IL risultato che si ottiene essendo un ottimo combattente
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Vi siete mai posti la domanda di quale sarebbe il risultato che si potrebbe ottenere in un combattimento fra’ un lottatore da strada(artista marziale) e un semplice lottatore da gara? Mi sono sentito fare questa domanda in tantissime occasioni mentre facevo degli stage, insieme al dibattito che in genere, tale quesito fa’ scaturire. Nell’ articolo che segue, proveremo a fare chiarezza su questa annosa questione. Nel corso della mia carriera professionale, che mi ha visto impegnato in vari ruoli, quello di artista marziale, operatore della Sicurezza operativa e di consulenza, addestratore delle forze dell’ordine in genere, e anche come privato cittadino, ho avuto l’opportunità di osservare, e registrare visivamente (nella mia mente)varie situazioni che mi hanno consegnato una prospettiva che va’ al dilà della semplice speculazione di idee o della teoria. In qualsiasi modo vogliamo affrontare o approfondire questo argomento, dobbiamo partire comunque da un dato di fatto, che e’:
lo scontro di vita reale, è di solito una questione fra chi vi partecipa e i fattori logistici che ne possono in qualche modo influenzare i risultati. Se cominciamo a cambiare queste variabili, allora anche il risultato è destinato a cambiare. Pertanto, è importante partire dalla consapevolezza che le nostre conclusioni sono più una questione di probabilità, piuttosto che una realtà concreta. Sarebbe un errore presumere che, ipoteticamente, questi risultati rimangano gli stessi in una o in tutte le occorrenze. Un esempio che spiega questa logica potrebbe essere il seguente: un guidatore, per ipotesi, fa la scelta ponderata di passare ogni semaforo con il rosso, questo non è garanzia che ci sarà un incidente ogni volta che correrà questo rischio. Tuttavia, questo comportamento aumenta notevolmente le “probabilità” che venga coinvolto in un incidente. Questa idea sbagliata pero’, contrasta con un conducente che invece si premura di fermarsi a ogni semaforo rosso, mantenendo la correttezza in strada perche’ e’ consapevole che potrebbe essere la causa di gravi incidenti. La verità è che, in realtà, è possibile per il guidatore indisciplinato e che non conosce i rischi, non creare mai incidenti, ma esistera’ la giustificata e reale probabilità che essi possano accadere. Perciò, abbiamo il dovere sempre, di considerare i risultati improbabili , ma anche quelli probabili.
Il Lottatore da Strada:
Prima di continuare, ci sembra il caso di definire quali siano, generalmente, le caratteristiche che definiscono un comune “lottatore da strada”. Bisogna sapere che quando si possiedono tali caratteristiche, facilmente puo’ succedere che i risultati finali, possano venire determinati e cambiati. In genere si immagina un “lottatore da strada” come un combattente un po indisciplinato, senza regole, istintivo non strutturato, a mano libera.
Quando facciamo riferimento a questo termine, intendiamo in particolare dargli le seguenti caratteristiche:
1.)Una persona che possiede un limitato addestramento o non ne’ ha di alcun tipo in particolare, nemmeno a livello formale.
2.)Una persona che ha esperienza di lotta nella vita reale, con scontri fisici per le strade (non controllati) in un ambiente che chiaramente non e’ di tipo sportivo.
3.)Una persona che ha vissuto in un ambiente in cui gli scontri assumono una costante normale e necessaria per il suo meccanismo di sopravvivenza.
Supponendo che il nostro ipotetico “lottatore” possieda tutte queste caratteristiche, allora possiamo cominciare ad esaminare le cose che lo avvantaggeranno in uno scontro. Uno degli elementi più significativi per una persona che è stata collocata in un ambiente di “sopravvivenza “, e che dovra’ per forza di cose dipendere dalle sue capacita’ e attributi mentali, emotivi e fisici per avere successo, ebben questo individuo ha già raggiunto esperienze in qualche misura, che lo porteranno ad avere una mentalità da” guerriero “. Parte di questa mentalità, è l’accettazione del fatto che egli è responsabile della sua stessa vita, indipendentemente delle variabili e al di là della regolare protezione o delle regole della nostra società.
Non ci sono regole in “guerra”. Con questo, non intendo dire che nella società non esistano regole, ma in un contesto di ”sopravvivenza da strada” dobbiamo accettare il fatto che la definizione di comportamento “criminale” si riferisce appunto, ad individui che agiscono al di fuori delle regole. In questo contesto e in queste evenienze, ogni individuo è potenzialmente messo in una situazione dove il suo avversario difficilmente seguirà queste “regole”. La “mentalità da guerriero” alla quale mi riferisco, è semplicemente quella in cui un individuo è consapevole di questa situazione e capisce quando e dove è il momento di applicare questa mentalità di chiamata di ”sopravvivenza”.
I vantaggi che puo’ raggiungere un vero lottatore:
Uno dei vantaggi del vero “lottatore da strada”, sono che per lui non è importante pensare alle conseguenze della sua azione lì nell’ immediato, per cui questo gli permettera’ di essere più spontaneo e meno prevedibile in contrasto con il comportamento della maggioranza dei cittadini più responsabili che si preoccupano delle eventuali conseguenze di un confronto, prima del chi “vincerà”. La mancanza di preoccupazione puo’ diventare sia un vantaggio che uno svantaggio per il “lottatore da strada”, anche se potra’ avere un netto vantaggio nell’ immediato, e potra’ essere estremamente dannoso per la sua “sopravvivenza” a lungo termine, sia nella società che legalmente. Il vantaggio in sostanza, derivera’ dalla sua mancanza di esitazione. E’ questa spontanea e sorprendente risposta all’inizio dell’azione, che gli dara’ facilmente un vantaggio in un confronto fisico. L’apparente mancanza di inibizione ad agire con violenza potra’ anche avere un effetto travolgente e devastante sulla maggior parte degli avversari contro di lui malcapitati.
Un secondo importante vantaggio, della maggior parte dei “lottatori da strada”, è l’avere pratica con il contatto fisico nel corso dei confronti corpo a corpo. Non c’è niente che possa sostituire una vera esperienza di contatto fisico reale, per apprenderne l’efficacia e cogliere in modo istantaneo ed istintivo, un gesto offensivo o difensivo. Inoltre, se una persona non è mai stata spinta, tirata, colpita, tirata giù in maniera vigorosa, figuriamoci allora che tipo di esperienza e che effetto psicologicamente debilitante potra’ avere durante uno scontro fisico derivante da un litigio.
Il terzo, rappresenta il più forte vantaggio che la maggior parte dei “lottatori da strada”, possiede, ed e’ lo “spirito” per combattere “fino alla fine” e non rinunciare a prescindere dagli svantaggi che si potrebbero avere. Questa “sopravvivenza” mentale (che è parte della “mentalità del guerriero” descritta in precedenza) potra’ facilmente essere l’elemento determinante in un confronto ristretto tra due individui.
Il quarto vantaggio, potrebbe rappresentare la probabile imprevedibilità che molti “lottatori da strada” potrebbero possedere. Questo elemento può spaziare dall’ imprevedibilità della tecnica, alla tattica e alla strategia. Il vantaggio della sorpresa può essere usato come difesa contro un individuo più impegnativo.
Analizziamo gli svantaggi per il lottatore:
Gli svantaggi per il lottatore potrebbero presentarsi quando molte tecniche usate durante il combattimento, potrebbero risultare inutili e inefficaci. Questo vale per la stessa logica che abbiamo usato prima nel descrive il “guidatore” che rischia inutilmente e ripetutamente durante la guida. Anche se queste molteplici esperienze, effettivamente potrebbero aumentare l’abilità individuale, allo stesso tempo la probabilità di fallire, a un certo momento, aumentera’ con il ripetersi della frequenza in base alle probabilita’ di quando si presentano. Secondo molti, i combattimenti iniziano a causa di motivazioni emotive : ego ferito, orgoglio, paura, vendetta, o altro. Questo porta alla tendenza di agire guidati dall’ emozione. Mentre da una parte, le emozioni sono in grado di fornire una gran quantità di energia ad un combattente, d’altra parte, possono anche bloccargli la capacità di agire razionalmente e in modo pratico, noi diremmo che non riuscira’ ad agire da artista marziale. Questa mancanza, può accecare l’individuo, e non farlo andare al di là di ciò che è pratico o necessario in quel momento, lasciandolo a se stesso, ed essendo più predisposto e vulnerabile alla sconfitta. L ‘Artista Marziale, Dovra’ essere in grado innanzitutto di definire, anche in questo caso, le caratteristiche alle quali fare riferimento quando usiamo questo termine “artista marziale”, termine che e’ divenuto ormai comunissimo, essendo utilizzato anche e senza saperlo da chi non lo e’. Poiché questo è anche un termine generico, che comprende tante discipline diverse, e’ perfino diventato arduo definirlo con chiarezza. Allora, inizio con alcune caratteristiche generali per poi separarle in più specifiche, in particolare quelle che possono fare la differenza nell’esito del nostro ipotetico “scontro”. Ecco un elenco di caratteristiche generali di un “artista marziale”:
1.)Una persona che ha avuto una formazione significativa (almeno 3-5 anni continui) in almeno una delle molteplici discipline che fanno parte delle Arti Marziali.
2.)Una persona che è stata addestrata fisicamente, intellettualmente, emozionalmente e spiritualmente nella sua Arte Marziale preferita.
Di seguito elencheremo alcune caratteristiche significative, che possono essere varianti legittime, e anche se non sempre potrebbero coesistere tra Artisti Marziali, tuttavia, hanno un effetto diverso sul risultato che si otterra’ in seguito ad uno scontro nella vita reale:
1.)L’esperienza di un contatto fisico, progressivo, durante l’allenamento, che può variare dal contatto pugilistico, alle alzate, alle leve, e alle tecniche di prese a terra.
2.)L’esperienza di incontri competitivi nel proprio settore di formazione. Questo può variare da un esercitazione non competitiva nel kwoon, al contatto completo in una vera e propria competizione sportiva.
3.) Allenamento per l’ atteggiamento mentale/psicologico e la “mentalità di sopravvivenza” nel combattimento.
Punti importanti da osservare dell’Artista Marziale:
Uno dei principali vantaggi del combattente Marziale, è quello di essere potenzialmente un “combattente ” più sensato, nonche’ piu’ disciplinato. In modo particolare, riuscire a non sprecare inutile energia fisica, mentale ed emozionale, per cui questo importante fattore, gli permettera’ di aumentare il suo potenziale durante uno scontro fisico. I principi alla base della maggior parte dei sistemi che compongono un Arte Marziale, insegnano a risparmiare energia nei movimenti e a rimanere freddi durante qualsiasi situazione si abbia d’avanti. Le Arti Marziali, insegnano in generale, che allineando fisicamente i vari componenti del corpo(muscolare e scheletrico), e centralizzando l’energia nervosa, emotiva e spirituale, si otterra’ più potere nella forza che potra’ essere generata da una persona che apparentemente non presenta una corporatura molto solida. Inoltre, l’applicazione dei corretti principi, oltre alle tattiche e alle strategie che si possono usare per avere dei vantaggi su un qualsiasi individuo, anche non allenato, saranno gli stessi e funzionranno sempre anche contro avversari diversi per caratteristiche.
Un altro punto sara’ la fiducia del combattente professionista delle Arti Marziali quando raggiungera’ con successo obiettivi progressivamente sempre più difficili. Nella maggior parte dei metodi usati per la formazione degli Artisti Marziali, e’ presente sempre la componente fisico-intellettuale per raggiungere facilmente la componente spirituale-istintiva. Va notato che più pratici e realistici saranno gli strumenti per raggiungere una importante abilità fisica, più stabile e più forte sarà la fiducia intellettuale ed emozionale. La mia convinzione è che, i programmi presenti in moltissime scuole di Arti Marziali o di sport da combattimento in genere, siano molto carichi di tecniche di difesa irrealistici, con disarmi da coltello pericolosissimi da effettuare, se non addirittura improponibili, o forniscono agli studenti prospettive che nella realta’ di ogni giorno, possono risultare inutili, irraggiungibili o poco efficaci, e non funzionando davvero, mettendo a rischio la loro stessa vita, con la conseguenza che, avendo poche probabilità di riuscita, si accorgerebbero presto che stanno perdendo tempo, e saranno portati facilmente ad una drammatica interruzione del loro allenamento.
Un terzo punto da esaminare per l’Artista Marziale, è la condizione fisica in termini di forza, resistenza cardio-vascolare, flessibilità, velocità, forza esplosiva che viene data da un costante allenamento in un periodo prolungato di tempo. Ogni atleta, dal dilettante al professionista, può confermare l’aumento della fiducia che gli deriva quando è in ottime condizioni fisiche. In particolare in uno scontro con tempi lunghi, questa condizione svolge un ruolo importante.
Il quarto punto è più esoterico e molto più difficile da misurare; esso rappresenta quello della morale umana. Che questa morale derivi da una fede spirituale o da uno spirito umano buono e sia radicata in sani principi, farà la differenza, perché questa persona si difenderà per legittima difesa. Ho personalmente assistito a situazioni in cui, alcune persone, hanno superato gli avversari con grande superiorità fisica, soprattutto grazie alla loro forte convinzione che stavano difendendo ciò che era “giusto” nei loro cuori e nelle loro menti. Questo elemento è sicuramente il “fattore X” che gioca un ruolo importante in ogni scontro fisico. Per essere più preciso, al combattente marziale, viene insegnato a combattere solo quando è necessario e in genere per un fine altruistico(difendere qualcuno), o di giustizia(vendicare qualcuno che ci stava a cuore). La frase: “la forza per diritto”, è stata scritta da un famosissimo maestro, Socrate, e sarebbe quindi da sciocchi sottovalutare le potenzialità di un individuo che sta difendendo i suoi figli, il coniuge, la famiglia, o un’altra persona o anche semplicemente un principio che sente essergli caro. Inoltre, il combattente Marziale istruito correttamente, non si lascera’ andare nella lotta, al di là del minimo necessario per porre fine alla minaccia. Questo è un principio sia morale che giuridico. Una volta che il combattente di Arti Marziali arriverà ad andare oltre questa restrizione di sé, perderà ogni vantaggio spirituale.
Gli svantaggi dell’Artista Marziale:
Il primo svantaggio può essere la possibile mancanza di esperienza proprio in queste situazioni di “sopravvivenza”. La sopravvivenza da strada è nettamente diversa da quella della competizione sportiva in cui, indipendentemente da quanto avvenga sul Ring, esistono regole, e l’arbitro a un certo punto può fermare la lotta quando vedra’ che sta’ per diventare troppo pericolosa ed accanita. Comunque questa è una mentalità che può essere acquisita, ma deve essere creata nel tempo e con molta esperienza. Purtroppo, oggi, si sta’ sempre piu’ facendo strada l’illusione che il combattimento con “full contact” (pieno contatto), anche negli sport, sia diventato realtà. Anche se è certamente molto più vicino alla realtà di una finta disputa, nelle competizioni sportive in genere, non esiste un vero “contatto pieno”. Finché ci saranno i guanti e le regole non potrà mai esserci un “contatto” totale. Si rimarra’ ancora a ”contatto limitato”, a prescindere da quanto possa essere estenuante o rude lo scontro, anche rispettando le regole.
Un secondo svantaggio può essere la tendenza per i combattenti più allenati a seguire schemi determinati e prevedibili quando litigano. Questa tendenza verso la prevedibilità,può dare a qualunque avversario, un vantaggio tattico. Con una giusta preparazione il combattente Marziale, imparera’ ad essere più consapevole di questa prevedibilità e superarla con alcuni esercizi specifici.
Il terzo, e a quanto pare il più comune svantaggio, tra i molti combattenti di arti Marziali, è l’irrealistica conoscenza di come mettere in pratica le tecniche acquisite durante i loro studi. Calci e pugni tirati in aria, sul legno o su mattoni non possono sostituire avversari reali. “Dispute” con partner che non si toccano mai, bastano a creare illusioni che possono rapidamente trasformarsi in una sconfitta negli scontri reali, a meno che, la preparazione non includa livelli progressivi di contatto, di interazione con il partner, o includa vari gradi di versatilità nelle tecniche (vale a dire non solo limitata a calci, pugni, prese, ecc ),ci saranno cosi’ gravi lacune nel futuro combattente per adattarsi in seguito a scontri nella vita reale. Il più grande vantaggio che il combattente di Arti Marziali potra’ ottenere, si verificherà solo se egli sarà in grado di mantenere la mente vigile e libera di muoversi in maniera decisiva. E’ anche di primaria importanza per ogni combattente imparare a sviluppare una “mentalità di sopravvivenza”. Il lottatore da strada non ha il monopolio su questo elemento, anche se questa caratteristica è più innata in lui per i motivi che abbimo prima specificato. Con tutti i fattori aggiunti, di un combattente di Arti Marziali, risulta che egli ha le migliori possibilità di sopravvivere a qualsiasi aggressione o tipo di combattimento, ma solo se la sua formazione sarà stata orientata verso un’ applicazione realistica, e sara’ stato addestrato a prendere colpi forti sulle tibie, negli avambracci, a prendere anche pugni a viso scoperto e ogni altra sorta di colpi proibiti. Questa è la vera essenza delle arti marziali e dal modo in cui vivremo questi standard acquisiremo il potenziale per essere più che vincitori!
Conclusioni
L’obbiettiva verità è che, anche se ci sono grandi vantaggi derivati dallo studio, dalla preparazione e dall’ apprendimento realistico delle tecniche Marziali, ha comunque senso dire che, se gli artisti marziali avessero l’opportunità di sperimentare la “strada” potrebbero godere appieno dei benefici dei due mondi. Accade come nella formazione scolastica, dove è giusto studiare i primi rudimenti e teorie in aula, ma si sa che si comincia davvero a imparare quando si pratica dentro il giusto posto di lavoro.
Quindi, la risposta più onesta alla nostra domanda di partenza è che non c’è una risposta assoluta! Come accennato nel passaggio all’inizio di questo articolo, ogni confronto avviene in definitiva tra due partecipanti ed è soggetto alla logistica di quello specifico scontro.
Anche nelle competizioni sportive, un “campione” è solo il campione del suo ultimo incontro. Un campione del mondo è soltanto campione del mondo fino a che non difende ancora una volta il titolo. Come artisti marziali, è importante essere onesti con noi stessi e affrontare la realtà. Noi non siamo invincibili, non importa quanto sia duro l’allenamento o con quale grado di approfondimento ci stiamo preparando.
E’ importante notare, che la mia mentalità di sopravvivenza, non include l’accettazione letterale della sconfitta. Personalmente, non ho mai iniziato uno scontro senza avere prima la visione chiara che ne sarei uscito vittorioso, perché la logica della mia mente, sa che a un certo punto arrivo a un limite. Questo perché sono un essere umano.
Comprendere questo sarà una buona base per le premesse filosofiche che formano un AM. La nostra prospettiva di “vittoria” deve essere molto più ampia rispetto alla vincita di un incontro particolare e va oltre la nostra stessa vita. Parte di questo è l’accettazione che tutti noi moriremo prima o poi, che sia in combattimento o per cause molto meno drammatiche.
Pertanto, è molto più importante come viviamo le nostre vite, come tocchiamo le vite delle persone intorno a noi, e il modo con il quale accettiamo e persino abbracciamo la nostra stessa mortalità. Questa è la vera “vittoria” del “vero artista marziale” e questo è stato ribadito in molte forme e in molte culture in tutto il mondo.
Così, anche se può essere interessante e anche un po’ divertente la discussione su “che batterà chi”, la sostanza rimane sempre la stessa. E’ il modo nel cui conduciamo la nostra vita nel tempo assegnatoci qui che ha più importanza, no qualche confronto consequenziale né qualche battaglia particolare. Questa è la vera essenza delle arti marziali e dal modo in cui vivremo questi standard acquisiremo il potenziale per essere più che vincitori!