pubbli6.gif (12403 byte)

HOME PAGE

                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno II  Numero 08

AGOSTO 2017


Bruce Lee contro Batman
________________________________________________________________________

Cari lettori, questo mese per voi abbiamo due notizie sensazionali, notizie che riguardano tantissimi appassionati di arti marziali, del cinema e di un mondo fatto a meta’, fra’ la realta’ delle arti vere e quella dei supereroi mitoligici o di fantascienza: il cavaliere oscuro incontrerà Bruce Lee sul grande schermo. Questa era la prima. La seconda è che ancora oggi, moltissimi non riescono piu’ a discernere quale sia la realta’ rispetto alla finzione che puo’ sembrare vera, ma in realta’ e’ solo un gioco di grande fantasia ben architettato dai grandi costruttori di soldi, appartennti all’imperialismo cinematografico. Percio’ com’è che si chiama nel linguaggio del web? Trolling, mi sembra; Ma si, anche io ho voluto provare a fare il troll, attività che di questi tempi non ha risparmiato nemmeno noi, redazione di un di un giornale “magazine” provocatoriamente emergente. Però cio’ che stiamo scrivendo diremo che ci sta proprio tutto, anche se lo sguardo bisogna volgerlo non tanto alle future improbabili produzioni cinematografiche, quanto più alle vecchie pellicole di alcuni decenni fa. Era il lontanissimo ormai 1967, per la precisione. In un episodio della famosissima serie TV Batman, interpretata da Adam West e Burt Ward, il pipistrello incontra un’altra figura appartenente ai supereroi di quegli anni, The Green Hornet(il calabrone verde), appunto. E parlando di grandi personaggi che si avvalgono dell’aiuto dei loro assistenti, come ad esempio, il fantasioso personaggio “il cavaliere oscuro”, che come aitante ha al suo fianco pettirosso Robin, vogliamo scommettere che molti di voi, adesso, sapranno da chi sia interpretata la figura dell’assistente del calabrone e quale sia la sua vera identita’? Quel tipo un po’ introverso, con gli occhi orientali e con a sua disposizione una geniale ed immensa tecnica di Kung Fu? Ma certo che lo saprete sicuramente, amici lettori, ma è Kato! Il primo reale personaggio che ha dato a Bruce Lee un po’ di quella fama che sarebbe stata poi consacrata dal buon vecchio conosciutissimo Jehn Chen. A differenza di quest’ultimo, che urlava per terrorizzare oriente e occidente, Kato è piuttosto silenzioso. Però mena uguale, tanto che Robin se le prende di santa ragione! Mentre per l’altro Bruce, cioè Wayne, che si inventa una seconda identità da Batman per infondere il terrore nei cuori dei malvagi, non c’è tanto bisogno di presentazioni, spendiamo qualche parola in più per il Calabrone Verde, serie televisiva di cui si conta una unica stagione, 1966-67. Britt Reid è un giornalista che conduce una doppia vita: al suo lavoro diurno affianca la lotta al crimine sotto le vesti di Green Hornet, interpretato da Van Williams. Egli si avvale dell’aiuto del suo autista di fiducia, un orientale asso del Kung Fu di nome Kato, interpretato appunto dal mitico maestro Bruce Lee. La serie è conosciuta soprattutto grazie alla fama che da lì a poco avrebbe avuto la prima stella nascente del cinema delle arti marziali, dato che durò non più di un anno e per un massimo di 26 episodi. A Hong Kong si parlava infatti di una serie intitolata The Kato Show, più che di calabroni verdi o uomini vestiti da pipistrello. Di discendenza nipponico-filippina, il giovane combattente avrebbe sposato la causa del suo capo per riconoscenza, dato che quest’ultimo avrebbe salvato sua moglie da un qualche pericolo durante un viaggio nelle Filippine. Via dunque a quelle tipiche mascherine copri-occhi stile Phantom, Robin, Nightwing che pretendono di celare l’identità di chi le indossa in maniera tale che di più assurdo restano solo gli occhiali con cui Clark Kent può nascondere al mondo di essere Superman, tanto per fare un altro mitico esempio. Ma cosa ci fanno Green Hornet e Kato a Gotham City? Cercano di sgominare una banda di contraffattori di stampe, che per inciso riescono a infilarli dritti dritti dentro la loro macchina stampatrice tanto da farne uscire due stampe a grandezza naturale dei due eroi. Il problema è che Green Hornet viene considerato un criminale e quindi le forze dell’ordine di Gotham sono all’erta. Di conseguenza il pipistrello e il pettirosso non tardano a interessarsene, e lo scontro tra i due trova una buona ragione di esistere. L’equivoco mette infatti decisamente in secondo piano la pretestuosa pericolosità di questi criminali, mentre sale alla ribalta il vero spettacolo: Green Hornet contro Batman, Kato contro Robin, Pugni, calci gente che vola su tavoli e finestre accompagnati da quelle famose onomatopee da fumetto. Alla fine, in qualche modo si fa pacela finzione contro la realta’, la superstizione contro il reale modo di vedere e creare le arti marziali. Senza andare a cena insieme o a fare a botte sul serio,certo, anche se ci risulta che il bravo ragazzo Robin, paladino della giustizia e invincibile guerriero della fantasia,nella realta’ oltre il set e il palcoscenico, avesse una immensa fifa di scambiare colpi col nostro Bruce, che sul set parlava poco, ma avrebbe picchiato di santa ragione, e se fosse stato il caso, avrebbe dimenticato persino di averle suonate al grande Robin; ma questo forse non lo sapremo mai, che peccato pero’. Di certo non si capisce se Batman abbia o meno accettato la buona fede del Calabrone Verde, ma cosa volete, si sa’ che non ci non ci sono state ne’ vittime, né vincitori, né vinti. Cosi almeno e’ sembrato, perché non bisogna comunque scordare che la sigla iniziale canta di pipistrelli e non di calabroni. Diciamo che il primo piano è sicuramente pipistrellesco. La vittoria di Bruce Wayne o di Dick Graison su Bruce Lee sarebbe stata verosimile soltanto se si fosse trattato del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, interpretato da un Christian Bale che si avvale di tecniche di Ninjutsu e Keysi Fighting Method studiate per bene e create per sembrare cosi invincibile ai suoi spettatori, peccato che nella realta’, il gioco non sia cosi’ pulito. Il Batman di Adam West degli anni 60 non ha granchè di oscuro e sembra un cavaliere con qualche minima abitudine a dare due pugni e due calci. Altra roba era Bruce Lee, e questo rende il suo combattimento contro Robin abbastanza inverosimile. Kato è equilibrato, studia l’avversario, alza le gambe e allunga le braccia con la tipica padronanza del corpo di un artista marziale. Robin fa il pettirosso un po’ spaesato che prova a mettere un colpo là e uno qua appena può, e può solamente perché dietro c’è una regia che ha bisogno di lasciare emergere i protagonisti della serie ispirata al personaggio della DC comics, ma essi stessi dovevano essere consapevoli che di Bruce lee, sullo schermo e fuori, ne’ esisteva uno soltanto. Si e’ trattato insomma di un incontro tra due serie televisive supereroistiche, chiamiamole cosi’, su’ via, che in quegli anni non si avvalevano molto delle arti marziali per spettacolarizzare i combattimenti. Oggi siamo abituati al Cavaliere Oscuro, agli X-Men e a Wolverine, film in cui sono stati scomodati dei veri esperti di arti marziali. Ma negli anni 60 bastavano i costumi scintillanti e il carisma giusto. Chi vinse, dunque? Sicuramente la fantasia da una parte, e la verita’ del retroscena dall’altra. In ogni caso lasciamo ai nostri lettori, la facolta’ di stabilire se’ finzione e realta’ possano camminare di pari passo, o entrambe fare parte del recondito desiderio umano di creare come da sempre dei paragoni, anche quando la realta’ vera e’ incancellabile e inistinguibile nello stesso tempo, e di paragoni diventa impossibile farli o addirittura proporli.