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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno IV  Numero 09

SETTEMBRE 2019


L'uomo che affronto' perfino la morte
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Il 10 maggio del 1973 Bruce si trovava nello studio di doppiaggio della Golden Harvest ad Hong Kong per ultimare i lavori di doppiaggio sonoro di Enter the Dragon. La giornata era particolarmente calda, umida e afosa, ma fu'necessario tenere spento l'impianto di condizionamento dell'aria per evitare che qualche rumore di troppo disturbasse le registrazioni. Bruce Lee, quel giorno, non appari particolarmente in forma. I suoi collaboratori attribuirono le cause del suo evidente stato di esaurimento psico - fisico alle pesanti condizioni climatiche e alla durezza dei lavori appena utimati di Enter the Dragon, quindi non compresero quanto fossero critiche le condizioni di salute di Bruce in quel momento. Interrompendo per una piccola pausa l'attività dello studio, Bruce si recò al bagno per lavarsi la faccia, ma fu' colto da malore e cadde sul pavimento della toilette. Non fu però uno svenimento, infatti, quando Bruce vide avvicinarsi un inserviente mandato a cercarlo a causa del suo ritardo, fece finta di essersi semplicemente inchinato per cercare gli occhiali che gli erano caduti. Forse Bruce non intendeva allarmare i suoi collaboratori, o forse non prese particolarmente sul serio il malore che lo aveva colpito, fatto stà che cercò di far ritorno allo studio di doppiaggio. Non ci riuscì. A pochi passi dall'entrata svenne, fu assalito da forti conati di vomito, tremori e convulsioni e tra' l'altro manifestava evidenti difficoltà respiratorie. Raymond Chow, informato dell'accaduto decise di chiamare un medico, e Bruce fu ricoverato nell'ospedale più vicino. Quando Linda venne informata del malore che aveva colpito suo marito, si recò in ospedale convinta che la situazione non fosse particolarmente grave, poiche' le avevano parlato di un semplice imbarazzo di stomaco. Quando vide Bruce, comprese che la situazione era molto più grave di quanto non le avessero fatto credere: il marito era in preda alle convulsioni. Il Dott. Langford, che lo aveva in cura in quel momento, le confessò che le condizioni di Bruce erano davvero preoccupanti e che avrebbe potuto presentarsi la necessità di una tracheotomia. Tra i medici che lo assistevano vi era anche un neurochirurgo, il Dott. Woo; egli riscontrò un edema cerebrale che avrebbe potuto uccidere il campione e decise di somministrargli un medicinale chiamato Manitol. Se il Manitol non avesse avuto l'effetto sperato, cioe' quello di riassorbire l'edema, un intervento chirurgico sarebbe stato l'ultima speranza a cui aggrapparsi per salvargli la vita, Ma ad un certo punto, Bruce si risvegliò all'improvviso. Lentamente cominciò a riprendere conoscenza: le convulsioni cessarono, aprì gli occhi, riconobbe Linda e le sorrise. Per un po' di tempo non fu' in grado di poter parlare ma era chiaro che presto di sarebbe ripreso. Così, quando Bruce venne trasferito al più attrezzato ospedale di Santa Teresa, le sue condizioni erano notevolmente migliorate. Il campione confessò alla moglie di essersi sentito molto vicino alla morte, ma le promise che avrebbe lottato per rimanere in vita. In realtà il rapporto di Bruce con la morte era molto particolare, sarebbe falso affermare che egli ne fosse attratto o che desiderasse spegnersi in così giovane età: aveva due figli ancora piccoli e una moglie che amava più di chiunque altro al mondo. Ma i suoi presentimenti riguardo alla fine lo perseguitarono durante tutto il suo ultimo anno di vita, e le persone con le quali si confidò, la moglie, la sorella, l'amico, l'attore John Saxon, ebbero spesso l'impressione che Bruce avesse accettato con serenità l'eventualità di poter morire. Dalle testimonianze della moglie, sappiamo per certo che il campione era molto più spaventato dall'idea d'invecchiare e perdere il vigore fisico e la lucidità mentale, piuttosto che dalla morte stessa. Appena Bruce fu' dimesso dal Santa Teresa, si recò a Los Angeles per eseguire degli esami approfonditi. Dalle analisi risultò che il campione non era affetto da alcuna malattia, ma l'edema che lo aveva colpito, costrinse i medici a prescrivergli un medicinale che rallentasse le sue funzioni cerebrali, il Dilantin. Curiosamente, durante l'autopsia operata sul suo cadavere qualche mese dopo, i medici non trovarono alcuna traccia di questo medicinale nell'organismo di Bruce, ne' di manitolo, ne' di alcun altro farmaco esistente al mondo.