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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno IV  Numero 09

SETTEMBRE 2019


Il Jeet Kune Do
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Il Jeet Kune Do, conosciuto anche come Jeet Kun Do o semplicemente JKD, come lo amo' definire lo stesso Bruce gli ultimi anni della sua vita, è un termine che letteralmente significa "via per intercettare un pugno" e indica una disciplina marziale creata dallo stesso Bruce Lee e codificata ed organizzata nel suo libro intitolato il "Tao del Jeet Kune Do". Il Jeet Kune Do nacque come summa delle numerose esperienze marziali affrontate dal Piccolo Drago durante la sua vita da praticante; in questa disciplina, infatti, vengono combinate le tecniche di combattimento più efficaci derivanti da diverse tipologie di arti marziali: i pugni e le parate del Wing Chun, i calci provenienti dai diversi stili di Kung Fu e molte altre tecniche provenienti dagli stili più disparati come la Boxe Tailandese, il Savate francese fino ad arrivare al Pugilato occidentale alla scherma e al Wrestling americano. Nelle intenzioni di Bruce Lee, il Jeet Kune Do non doveva costituire soltanto un sistema di combattimento che compendiasse le altre arti marziali, ma cercò di creare uno stile "semplificato", completamente concentrato sull'efficacia delle tecniche e degli allenamenti, che permettesse al praticante di ottenere il massimo dei risultati da ogni esercizio praticato. Per far questo, dal JKD vennero eliminati molti aspetti "complementari" esistenti nelle altre arti marziali che secondo Bruce potevano ostacolare e spesso rallentavano l'atleta nel raggiungimento dell'obbiettivo finale: la perfetta conoscenza e padronanza di se' stesso (da qui la definizione del Jeet Kune Do come Arte senza Arte). La consapevolezza delle proprie capacità e la capacità di guardare dentro se' stessi, dovevano essere per Bruce Lee i due pilastri fondamentali di questo magnifico progetto. Il praticante doveva imparare a conoscersi a fondo, isolare i propri limiti e col passare del tempo, superarli. In questa impostazione filosofica, ritroviamo molti concetti riguardanti quella de "il muntamento" propri del Taoismo e della disciplina interiore di derivazione Confuciana. Nello stesso tempo, le tecniche del JKD, furono improntate su un concetto di "flessibilità" e "adattabilità" alle situazioni atte a temprare nell'atleta un carattere libero da schemi e modelli precostruiti e prefissati.
Logo del JKD:
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Il Jeet Kune Do a ben vedere, sembra configurarsi in ogni suo aspetto come una vera e propria arte marziale, non un semplice stile di combattimento. In ogni caso, è bene precisare che l'intenzione di Bruce Lee non era solo quella di creare una nuova arte marziale costruita mutuando tecniche da altre discipline, ma quella di costituire un sistema grazie al quale mettere a disposizione i risultati delle sue sterminate esperienze. Il JKD fù una creazione di portata rivoluzionaria capace di rompere tutti gli schemi tradizionali del tempo, cosa che attirò nei confronti di Bruce Lee molte antipatie negli ambienti più conservatori. Una delle caratteristiche più importanti di quest'arte è infatti la mancanza assoluta di Kata' precostituiti e forme di ogni genere, o allenamenti al combattimento tenuti in solitario, secondo forme prefissate. il Piccolo Drago era infatti convinto che i segreti del combattimento fossero da ritrovarsi nel combattimento stesso. Se ogni lotta e ogni avversario sono differenti e nascondono diversi tipi di insidie, il segreto della vittoria stà nella capacità di reperire ogni volta in se' stessi, le soluzioni adatte alle varie contingenze, e questo deve valere sia nello scontro fisico dell'autodifesa, sia nella lotta contro i propri limiti fisici e mentali. I principi su cui si basano le tecniche di Jeet Kune Do conciliano istintività, semplicità ed efficacia nell'esecuzione; l'educazione alle tecniche per combattere e diventare rapidissimi ad intercettare, deve avenire in modo scalare: si parte dalle soluzioni più elementari per poi diventare via via padroni di tecniche complesse, a mano a mano che i limiti dell'atleta vengono superati. Così, il praticante massimizzerà le sue capacità negli attacchi migliorando i pugni e i calci diretti utilizzando il braccio o la gamba più vicini all'avversario; affronterà le tecniche di attacco basate sulle combinazioni di pugni e calci; svilupperà la capacità di immobilizzare l'avversario bloccandolo a terra o impedendogli di colpire; imparerà a scoprire intenzionalmente la sua guardia offrendo un falso attacco all'avversario; sarà capace di dissimulare le proprie intenzioni fingendo di eseguire una tecnica o di colpire una parte del corpo, per poi cambiare repentinamente bersaglio(attacco indiretto progressivo). Mentre affinerà le sue tecniche, il praticante migliorerà costantemente la conoscenza di se' stesso e del mondo che lo circonda, imparerà quindi a controllarsi e ad aumentare la sua capacità di autocontrollo sugli accadimenti del mondo esterno. Queste considerazioni, oltre ad avere un'indubbio significato filosofico, hanno delle implicazioni pratiche notevoli, si pensi soltanto ai concetti di spazio e di tempo applicati all'autodifesa. Per chi pratica arti marziali o sport da combattimento, la distanza dall'avversario è un concetto basilare, così attraverso il Jeet Kune Do si impara a calcolare in modo istintivo i tempi corretti e a coprire velocemente gli spazi necessari per gli avvicinamenti o gli allontanamenti. La capacità di utilizzare a proprio vantaggio lo spazio e il tempo, permettono al combattente di sceglire al momento giusto la tecnica più appropriata in ogni situazione. Oggi esistono due grandi realtà che fanno capo al JKD: il Jun Fan Kung Fu e Jeet Kune Do, chiamato da moltissimi anche The Original, secondo i quali, gli appartenenti a tale arte, continuano a praticare questo sistema marziale senza modificare di una virgola, i concetti espressi da Bruce Lee nei suoi vari libri o scritti, la maggior parte di essi reperebili tramite internet, librerie autorizzate o tramite internet.