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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VI  Numero 9

SETTEMBRE 2021


Cosa significa bruciarsi con il sovrallenamento
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Succede molto spesso che chi si avvicina alle arti marziali ne viene rapito letteralmente con un sequestro non solo di persona ma anche di essenza, corpo, spirito, mente e cuore. La via del guerriero, dal momento in cui si e’ deciso di sceglierla, sara’ essa stessa a trainarci letteralmente senza più darci alcuna tregua. Ogni parte del nostro essere, verra’ quindi influenzata in maniera molto profonda, innescando cosi’ un cambiamento profondo e definitivo. Infatti sappiamo che l’arte marziale non è una pratica religiosa, ma uno stile di vita vero e proprio. Naturalmente non succede sempre e a tutti: per molti rappresenta uno svago, un hobby, uno sport. Per moltissimi altri soggetti, essa termina. Va lo possiamo garantire, subito dopo essere usciti dalla palestra, e generalmente essa dura giusto quelle due volte a settimana per un’ora e mezza o due, nelle quali ci si mette il kimono, il Tong, l’Ifu o altre vestizioni tradizionali e non. Insomma, per questi individui, la durata della loro pratica, dovra’ intendersi tra’ il saluto iniziale Respect, e quello finale Gin Lai. Chi invece decide di intraprendere la strada delle arti marziali per farne un suo “stile di vita”, ne verra’ pervaso completamente, con cuore, mente, spirito e corpo. Relativamente a quest’ultimo emerge chiaramente il fattore che più lo influenza da vicino, e’ naturalmente l’ allenamento fisico inteso come ginnico, sportivo e marziale, che puo’ essere praticato in maniera Orientale, o addirittura in senso occidentale. A chi se la prende tanto più tranquillamente, non avremo altro da aggiungere. Ma per gli ossessionati cavalcati dallo spirito autentico del guerriero, insorge spesso un problema, il conosciutissimo nonche’ temutissimo sovrallenamento, super-allenamento o iper-allenamento. Scegliamo però sovrallenamento, che ci libera dall’impressione di dover praticare un qualcosa di supereroico, che infatti e’ quello che gli altri due termini evocano. «Sovra-» quindi nel senso di «troppo» e non in quello di «più efficace» o «migliore»: ovvero «il troppo stroppia». Le domande importanti a cui questo articolo vuole provare a dare delle corrette risposte, sono: quali sono i sintomi, o se vogliamo le avvisaglie di un sovrallenamento? Proponiamo una risposta da metodologia sportiva e fisiologica dello sport: quando l’allievo neofita comincia un certo tipo di pratica sportiva o meglio ancora marziale, egli stesso preso da un senso di dovere assoluto e credendosi sano e forte, anche grazie alla sua eta’ ancora acerba, tendera’ ad esagerare nelle ripetizioni di sollevamento pesi, con manubrio e bilancere, e inoltre creera’ un sforzo fisico non indifferente nel caso dell’artista marziale, con corse molto prolungate nel tempo, stiramenti esagerati, flessioni selvagge, creando cosi’ su’ se’ stessi, un sovraccarico fisico e mentale molto importante, che se mantenuto, alla lunga puo’ causare seri danni muscolari e ossei. Tutto cio’ portera’ ad un dispendio esagerato e avvolte inutile di energie fisiche che molto spesso, a causa di un grande entusiasmo e spinti dalla voglia e passione di voler fare, ma con poca esperienza, non verranno piu’ ripristinate in modo adeguato. Iniziera’ cosi’ un forte decadimento fisico e muscolare, con stati di anzia e capogiri permanenti, con in piu’ possiamo aggiungere anche grande spossatezza fisica e mentale, con una grande diminuzione di forza di volonta’, seguita da stanchezza permanente e avvolte grandi stati di capogiri con perdita dell’appetito e della concentrazione, fondamentale per chi lavora in ufficio o per chi e’ studente scolastico o universitario. Tutto questo stato di distruzione fisica, possiamo tranquillamente chiamarla “sindrome di sovrallenamento”. Purtroppo quello che non viene considerato, a causa della propria inesperienza, da chi si accosta al pesante allenamento ginnico o marziale, e’ che sovraccaricare il proprio corpo e sottoporlo ad immane forza lavoro, non lo portera’ alla crescita immediata fisica, ma al contrario non gli dara’ alcun risultato, perche’ il fisico va’ curato e messo sotto sforzo in modo graduale, e permettendogli un riposo un po’ piu’ frequente, potra’ cominciare a farlo respirare e a trarre da esso gia’ i primi frutti. E’ risaputo in modo scientifico, che il corpo umano ottiene tutti i risultati che si vogliono scegliere per esso stesso, ma tutto questo si vedra’ solo dandogli riposo e stressandolo nel giusto modo possibile’. Per cui quando la macchina umana avra’ raggiunto l’apice del suo massimo limite di stanchezza, mi chiedera’ automaticamente di frenare la sua attivita’ fisico-motoria. Nell’ambito della psicologia del lavoro e nella profilassi della salute dell’atleta, esiste un concetto chiamato Burnout, che significa letteralmente «Bruciarsi», proprio nel senso di venire consumati da uno stress eso/endogeno, che e’ dovuto ad una eccessiva richiesta di prestazioni riguardanti lo sforzo eccessivo fisico e mentale, dove si andra’ incontro, giocoforza, ad una sproporzionata reazione emotiva e psicologica indotta. Il sovrallenamento causato da scarsa conoscenza scientifica, si avvicina tantissimo a questa sindrome. Essa infatti si divide in alcune fasi, e sono contraddistinte da importanti caratteristiche che elencheremo qui sotto e che potrebbero benissimo essere catalogate come delle fasi causate da un eccessivo allenamento:
1) Entusiasmo idealistico: Nell’ambito dell’allenamento, viene inteso quando un praticante che ha appena iniziato, sceglie un tipo di allenamento molto pesante, e spesso facendo affidamento alla sua stazza robusta, non si accorge che sta’ portando pian piano il suo fisico all’estremo indebolimento, con con le conseguenti naturali cause che sono quelle che abbaimo pocanzi descritto.
2) Stagnazione: Gli stress eccessivi e il pesante carico di allenamento, rivelano al soggetto la fatica e i lati poco piacevoli della sua decisione di sottoporsi cosi’ tanto a dei nefasti e distruttivi carichi di lavoro.
3) Frustrazione: Cominciano vissuti di inadeguatezza, basso auto apprezzamento, eccessiva autocritica, massimalismo e altissime pretese di sé stessi. Inconsapevolmente tutto cio’ portera’ a dei cambi repentini caratteriali, e si metteranno in moto comportamenti di rinuncia graduale dell’allenamento e degli obbiettivi che tale praticante si era proposto di raggiungere. 4) Apatia: L’interesse per il proprio stile di arte Marziale scelta o disciplina diminuisce moltissimo. Subentrera’ indifferenza e comportamento routinario automatico svuotato ormai da ogni spinta passionale.
Questo è il Burnout di cui sopra abbiamo accennato. Vediamo come non sia tanto diverso da ciò che accade ad un praticante che esagera con l’allenamento. Da quando inizia a praticare, la via del guerriero lo possiede a tal punto da diventare stile di vita (Fase 1: entusiasmo idealistico). Si allena, si allena e si stanca, si stanca. Nota che però non viviamo in un mondo di guerrieri o in un film di combattimenti, e che l’arte marziale vera è decisamente più cruda di come Jet Li e Bruce Lee ci hanno mostrato (Fase 2: stagnazione). Lui però non molla e continua finché ha energie perché il Tao dice che non si finisce mai di imparare. Pretende da sé così tanto da essere poi insoddisfatto della sua performance e diventa recettivo e sensibilissimo alle critiche del suo maestro (Fase 3: frustrazione). La pratica diventa routine, si cominciano a notare solo orari e abitudini. Guardera’ sempre piu’ spesso l’orologio e iniziera’ a fare la conta dei minuti che mancano alla fine dell’allenamento per tornare a casa e dedicarsi a ben altro che non sia cio’ che ha appena terminato(Fase 4: apatia). Se oltre alle fasi diamo un’occhiata poi ad alcuni sintomi, vedremo che non sono così diversi da quelli che di solito si presentano in un sovrallenamento. In definitiva, vi raccomandiamo di fare attenzione a non esagerare col vostro allenamento. Ci vuole solo e soltanto equilibrio, equilibrio e sempre equilibrio, niente di più taoista.