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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno IV  Numero 10

OTTOBRE 2019


Il Tao e' dei bulli o delle arti marziali?
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Come gia' sappiamo, e come se ne parla gia' da tempo, esistono 3 componenti fondamentali per ogni modello didattico che ogni scuola e' sempre pronta ad affrontare:
La materia: ciò che viene insegnato.
L'Insegnante: chi sta insegnando.
Lo studente: colui che e' in fase di apprendimento, e a cui viene insegnato.
Se successivamente alle precedenti prassi, il risultato dovesse rivelarsi una cavolata, dobbiamo concludere che tale cavolata non è altro che la combinazione di tali fattori. Tanto e' vero, che la prima cosa che Bruce Lee riusci a realizzare, fu che c'era un difetto fondamentale nel materiale originariamente messo a disposizione, cioe' il fatto innegabile di una evidente mancanza di praticita', nei metodi adottati, nel modo di esprimere la materia, di affrontare gli argomenti. Bruce Lee proveniva da una cultura definitiva delle arti marziali, secondo le quali si trovava gia' tutto li e che il solo immaginare di inserire all'interno di essa altre verita' o esperienze, sarebbe stato traumatico e blasfemo. La pratica del Kung Fu, fu' caratterizzata da severe regole draconiane applicate e dettate da quelle vetuste istituzioni.
La materia o l'argomento da trattare, deve essere applicato ed inserito in certo modo.
L'insegnante DEVE insegnare in un certo modo.
Lo studente DEVE imparare in un certo modo.
Una diversa metodologia è stata fatta derivare da una lunga storia di isolamento culturale creato deliberatamente. Le influenze che sarebbero provenute dall'esterno, erano severamente vietate. l'unica metodologia fino ad oggi valida e riconosciuta e accettata da tutti, e' senz'altro la filosofia buddista di base che ha mantenuto la pratica delle arti marziali principalmente come fosse un percorso verso l'illuminazione e il miglioramento di sé, piuttosto che essere utilizzata esclusivamente come uno strumento di guerra. In Cina come in molte altre culture esistenti in tutto il mondo, lo scopo della pratica delle arti marziali era principalmente quello di preservare la tradizione e migliorare la mente, il corpo e l'anima. Molte delle applicazioni che vertevano esclusivamente al combattimento, furono eliminate, dimenticate o rimosse nel tempo, fino al punto in cui la maggior parte delle moderne arti marziali nelle loro forme "pure", furono riempite di cazzate fossilizzate. Ancora oggi, sono reputate reliquie appartenenti al passato e non sono per nulla adatte ad una moderna applicazione nel mondo reale. Per tali motivi, Bruce Lee arrivò alla conclusione che le arti marziali tradizionali fossero inutili e inefficaci. Erano rimaste in isolamento e in uno stato di stagnazione permanente, il cui risultato portava al degrado tecnico piu' assoluto. La maggior parte dell'addestramento nelle arti marziali cinesi o Giapponesi classiche, ad esempio, prevedevano esercizi inutili e pratiche di forme impraticabili. Addirittura i kata giapponesi, Bruce li vedeva come delle forme di movimento urlante e diperato, del tutto inutili e prive di fondamento, semplicemente perché facevano parte di una vecchia metodologia tradizionale. Allo studente e' sempre mancato il coraggio di chiedere al proprio insegnante "come" e "perché", mentre all'insegnante manca ancora oggi, il coraggio o la cultura se vogliamo, di dimostrare una cultura di libertà personale nell'interpretazione innovativa, rispetto alle vecchie mentalita' gia' esistenti da millenni. interpretare e innovare. Entrambi furono intrappolati nei confini di uno "stile", diventando schiavi di un sistema e zombificati dai vari programmi. Agli studenti in questa maniera, non gli si sarebbe mai potuto insegnare a combattere. Non stavano imparando a muoversi e reagire in modo spontaneo. Cosi facendo Invece, non facevano altro che limitare i loro movimenti. Come fissare il tutto su moduli che non sono stati facilmente comprensibili né traducibili e trasferibili in applicazioni pratiche. Era tutta forma spettacolare senza alcuna funzione ; tutto stile vetusto e nessuna sostanza. Quindi Bruce Lee, ad un certo punto della sua esperienza, decise di fare ciò che fanno tutti i geni innovativi: cambio' il materiale originale a sua disposizione, in qualcosa di rivoluzionario, mai visto prima. Inizio' a guardare le arti marziali in modo olistico, senza i limiti dei sistemi dettati dagli stili tradizionali. Guardo' e si dedico' esclusivamente a cosa potesse funzionare e cosa no. Bruce Lee prese ciò che era utile e buttò via ciò che era inutile. Creo', non necessariamente una nuova arte marziale, ma più profondamente, una nuova filosofia delle arti marziali, o meglio, una cultura della nuova, moderna filosofia.(Tao of Chinese Kung Fu). Bruce Lee sviluppo' il Jeet Kune Do come piattaforma per esplorare i principi rivoluzionari che lui stesso stava progettando, cercando di espandere a tutti la sua nuova filosofia sull'arte marziale. Cosa ancora più importante, fu' la sua visione sulle arti marziali e le vedeva come una scienza da combattimento e cerco' di definire e perfezionare questo importante punto. Lo scopo principale delle arti marziali non era solo quello di trovare l'illuminazione o di ottenere la pace interiore. Queste cose possono rappresentare la conseguenza della propria personale pratica. Le arti marziali appartenvano, secondo Bruce, soprattutto al combattimento. Senza quel singolare scopo di definizione, le arti marziali sarebbero risultate una mera perdita di tempo. Questo pensiero appartenne a Bruce per tutto il periodo degli anni sessanta. Ma a cominciare degli anni settanta, egli cambio' radicalmente questo modo di pensare e di essere, e capovolse completamente il concetto di arti marziali, inserendone in modo prepotente i loro profondo concetto spirituale, pian piano, fino a crearne una profondamente diversa, dove al centro di essa, fosse contenuto il proprio successo e la propria realizzazione, dove all'interno di essa le tecniche non dovevano piu' essere messe in risalto in modo esclusivo, ma avrebbero lasciato a se' stesse il tempo che avrebbero trovato, in quanto lui sosteneva: "la piu' grande aspirazione per un artista marziale, e' quella di non possedere alcuna tecnica in modo particolare, poiche' io non temo l'individuo che e' capace di sferrare cento calci diversi in una volta, ma l'individuo che quel tipo di calcio lo allena cento volte." Bruce Lee.