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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VI  Numero 10

OTTOBRE 2021


La sconfitta anche se momentanea di mio padre Bruce
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Mio padre si è fatto male perché non si era riscaldato come avrebbe dovuto, dichiaró senza mezzi termini la figlia del piccolo drago Shannon in un´intervista. Affermazione semplice e cristallina quanto spiazzante e difficile da credere, per la "comunitá religiosa" degli adoratori di Bruce Lee. Siamo infatti abituati a pensare a lui come una sorta di semidio, una guida, la piú grande e alta forma di ispirazione per tutti i praticanti ed appassionati di Kung Fu e piú in generale di arti marziali; in una parola il "Maestro" dalle cui massime, trarre riflessione e dalla cui tecnica e velocitá ineguagliabile trarre ispirazione ed esempio. Tuttavia, nel caso del grave infortunio che patí nell´agosto del 1970, si dimostró davvero umano, tornando velocemente ad essere "uno di noi". Nel prossimo numero di questo giornale, ci sará un approfondimento su ció che accadde a Bruce Lee in quell´occasione, mentre oggi ci concentriamo in maniera specifica sull´esercizio che gli provocó una lesione cosí grave da farlo rimanere paralizzato per sei mesi; Tale esercizio che, come uno scherzo del destino aveva interrotto momentaneamente la grande ascesa di un altrettanto grande personaggio, fu’ denominato beffardamente "Good Morning" ovvero "buongiorno", ed è noto principalmente in Italia come flessioni del busto in avanti.
Come si fa’:
Parliamo di un esercizio che è un vero classico, un allenamento "fondamentale" per lo sviluppo di lombari, ischiocrurali e glutei, tuttavia questo evergreen presenta una componente di pericolo maggiore rispetto ad altri workout, soprattutto quando cominciano ad aumentare sensibilmente il carico dei pesi. Particolaritá che, se da una parte deresponsabilizza il piccolo drago, dall´altra non lo scagiona per la leggerezza che ha avuto nel saltare la fase di riscaldamento. Il Good Morning, ha alcune varianti con schiena curva e gambe piegate, da seduto; oggi affronteremo insieme la versione piú nota, quella con bilanciere, schiena piatta e gambe tese(molto probabilmente quella che è costata tanta sofferenza a Bruce Lee). Tuttavia, soprattutto per i principianti e per chi ha qualche problemino con la schiena, non si dovranno sottovalutare mai i carichi alternativi, quali ad esempio quelli dei manubri leggeri oppure di un bilanciere completamente scarico(quelli da panca piana pesano mediamente 10 kg, quelli per le gambe 12/14 mentre quelli da powerlifting, più difficili da trovare in una comune palestra, sono sui 18/20 Kg) oppure un sandbag leggero o degli elastici, tutte valide alternative performanti e sicure e per la maggior parte di noi praticanti di Kung Fu, e sono anche più funzionali. Questo tipo di flessioni come per lo squat, andrebbero affrontate con delle scarpe molto poco ammortizzate e con poco sostegno sul tallone, le mitiche Feiyue che ogni buon praticante di Kung Fu tradizionale possiede. Esse sono ottime e donano alla piante del piede un ottima e corretta stabilita’. In alternativa, piuttosto che avere delle calzature non perfettamente adeguate, sarebbe preferibile addirittura allenarsi scalzi. Certo Bruce Lee fu’ un grande esempio per tutti noi ma siamo tutti d´accordo nel dire che un bel tacco è poco adatto ad una sessione di pesi(naturalmente lo shooting fotografico dell´epoca prevedeva abiti non tecnici). Dopo esserci scaldati le gambe con una sessione di squat a carico naturale e di estensioni della schiena, siamo pronti per apprendere i rudimenti delle flessioni del busto: lavoriamo se possibile nella postazione dello squat per una maggior sicurezza. Dopo aver staccato il bilanciere dai supporti, lo posizioniamo in maniera sicura nella parte bassa del collo appoggiato sui trapezi in maniera trasversale, aiutandoci con un gioco di polso che mantiene la sbarra in caso di spostamenti indesiderati fuori sede, a questo punto divarichiamo le gambe quanto la larghezza delle nostre spalle, le manteniamo rigide con la muscolatura e non utilizzando passivamente il ginocchio, ma gravando sui suoi legamenti e soprattutto mantenendo la schiena dritta e piatta come una tavola per tutto l´esercizio. Pieghiamoci in maniera lenta e progressiva in avanti mentre inspiriamo fino ad arrivare al nostro personale punto in cui perdiamo la corretta impostazione della schiena o nella migliore delle ipotesi fin quando non raggiungiamo quasi i 90° per poi ritornare velocemente nella posizione di partenza buttando fuori l´aria. Il gioco di bacino e la scioltezza delle anche è fondamentale in questo workout e si acquisisce con un po´ di pratica e con la propriocezione che ne deriva.