HOME PAGE

                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VI  Numero 10

OTTOBRE 2021


Come liberarsi dal karate’ classico, il capolavoro scritto da Bruce Lee
________________________________________________________________________

“Cio’ che piu’ chiediamo ai nostri lettori affezionati, o a chi per la prima volta volta si sta’ accostando a leggere uno dei nostri articoli come lo e’ questo, gli chiediamo di soffermarsi attentamente a quanto scritto qui sotto e alle frasi scritte da Bruce Lee che si trovano piu’ avanti, e di cercare di aprire gli occhi per non farsi imbonire da alcuni pseudo istruttori che credono di essere Dio in terra in fatto di JKD, accusando gli altri di parlare di JKD ma di non capirne nulla, il suo vero significato. Noi invece in quest’articolo, se letto attentamente, grazie alla verita’ da sempre detta da Bruce Lee nei suoi scritti, e per sua volonta’, visto che tutto questo e’ stato scritto proprio dalle sue mani, vi faremo conoscere la verita’ vera su cosa lui intendesse davvero quando parlava della sua arte-filosofia, della vera liberazione, e che il JKD e’ nato per essere il frutto della libera personalita’ e capacita’ di ognuno di noi…
Per cortesia ascoltate bene e leggete attentamente:
Bruce Lee ci incoraggia a mettere in discussione tutto ciò che sappiamo sulla verità delle arti marziali, proprio in questo capolavoro del numero di settembre del 1971 di Black Belt. Un uomo istruito una volta andò da un insegnante Zen per informarsi sullo Zen. Come raccontava lo stesso insegnante Zen, l'uomo istruito lo interrompeva spesso con commenti come: "Oh, sì, abbiamo anche quello. ..." e così via. Alla fine, l'insegnante Zen smise di parlare e cominciò a servire il tè al dotto. Riempì la tazza e poi continuò a versare finché la tazza non traboccò. "Basta!" l'uomo dotto ancora una volta lo interruppe. Non vedi che si e’ riempita? "Niente più può entrare nella tazza!" "Infatti, vedo", rispose l'insegnante Zen. "Se pero’ prima non svuoti la tua tazza, come puoi assaggiare la mia tazza di tè?” Spero che i miei compagni di arti marziali leggeranno i seguenti paragrafi con apertura mentale, diceva Bruce Lee, lasciandosi alle spalle tutti i fardelli di opinioni e conclusioni preconcette. Questo atto, tra l'altro, ha in sé un potere liberatorio. Dopotutto, l'utilità della tazza sta nel suo vuoto. Fai in modo che questo articolo si riferisca a te stesso perché, sebbene sia scritto sul Jeet Kune Do, riguarda principalmente la fioritura di un artista marziale, ma non di un artista marziale "cinese" o di un artista marziale "giapponese". Un artista marziale è prima di tutto un essere umano. Proprio come le nazionalità non hanno nulla a che fare con la propria umanità, così non hanno nulla a che fare con le arti marziali. Lascia il tuo guscio protettivo di isolamento e relazionati direttamente con chiunque. Ritorna ai tuoi sensi cessando tutto il mumbo jumbo intellettuale intervenuto. Ricorda che la vita è un processo costante di relazione. Ricorda anche che non cerco né la tua approvazione né di influenzarti verso il mio modo di pensare. Sarò più che soddisfatto se, come risultato di questo articolo, inizierai a investigare tutto da solo e smetterai di accettare acriticamente formule prescritte che dettano "questo è questo" e "questo è quello".
All'osservazione senza scelta
Supponiamo che diverse persone addestrate in diversi stili di arti da combattimento, assistano ad un combattimento da strada a tutto campo. Sono sicuro che sentiremmo versioni diverse da ciascuno di questi stilisti. Tali variazioni sono abbastanza comprensibili, poiché non si può vedere un combattimento (o qualsiasi altra cosa) "così com'è" finché si è accecati dal punto di vista inamovibile, per cui tutto cio’ che si e’ osservato e’ riportato a modo proprio, rimanendo convinti che quella interpretazione data sia l’unica ed assoluta. Tutto questo si chiama condizionamento. Riuscire a guardare il combattimento così com'è realmente, è semplice e totale. Non è affatto limitato alla tua prospettiva di condizionamento mentale come facevano i vecchi artisti marziali cinesi. La vera osservazione inizia quando ci si libera di schemi prefissati e soltanto allora la vera libertà di espressione si verifichera’ istantanea, e avverra’ solo quando si è al di là dei sistemi. Prima di esaminare il Jeet Kune Do, consideriamo esattamente cos'è uno stile di arte marziale "classico". Per cominciare, dobbiamo riconoscere il fatto incontrovertibile che, a prescindere dalle loro molte origini colorate (da un monaco saggio e misterioso, da un messaggero speciale in un sogno o in una rivelazione sacra), gli stili sono creati dagli uomini. Uno stile non dovrebbe mai essere considerato verità evangelica, le cui leggi e principi non possono mai essere violati. L'uomo, l'individuo che vive, crea, è sempre più importante di qualsiasi stile stabilito. È concepibile che molto tempo fa un certo artista marziale abbia scoperto una verità parziale. Durante la sua vita, l'uomo ha resistito alla tentazione di organizzare questa verità parziale, sebbene questa sia una tendenza comune nella ricerca di sicurezza e certezza nella vita dell'uomo. Dopo la sua morte, i suoi studenti, senza il suo permesso, hanno preso la "sua" ipotesi, i "suoi" postulati e il "suo" metodo le sue ricerche, e li hanno trasformati in legge. Furono quindi inventati credi impressionanti, prescritte cerimonie solenni di rinforzo, rigida filosofia e modelli formulati, e così via, fino a quando finalmente fu eretta un'istituzione. Quindi ciò che è nato come intuizione di un uomo di una sorta di fluidità personale è stato trasformato in una conoscenza solidificata e fissa, completa di risposte classificate organizzate presentate in un ordine logico. Così facendo, pur con tutte le sue buone intenzioni, e’ riuscito a creare, suo malgrado, una enorme distorsione del significato di quell’arte filosofica. In reazione alla "verità dell'altro", un altro artista marziale, o forse un discepolo insoddisfatto, organizzò un approccio opposto, cioe’ raffrontare uno stile "morbido" ad uno stile "duro", la scuola "interna" contro la scuola "esterna", e tutte quelle sciocchezze che possono creare separazioni. Ben presto, anche questa fazione opposta divenne una grande organizzazione, con leggi e schemi propri. Cominciò una rivalità, con ogni stile che affermava di possedere la "verità" con l'esclusione di tutti gli altri. Nella migliore delle ipotesi, gli stili sono solo parti sezionate da un tutto unitario. Tutti gli stili richiedono aggiustamenti, parzialità, smentite, condanne e molta autogiustificazione. Le soluzioni che pretendono di fornire sono la vera causa del problema perché limitano e interferiscono con la nostra crescita naturale e ostacolano la via alla comprensione genuina. Divisivi per natura, gli stili tengono gli uomini separati l' uno dall'altro piuttosto che avere le capacita’ di unirli.
La verità non può essere confinata
Non ci si può esprimere pienamente quando si è imprigionati da uno stile confinante, o da una mente malata di protagonismo. Il combattimento "così com'è" è totale e include tutti gli "è" e "non è", senza linee o angoli preferiti. Mancando di confini, il combattimento è sempre fresco, vivo e in continua evoluzione, ma non il combattimento in se’ stesso, che non puo’ esistere senza praticante, ma perche’ avverra’ una crescita spontanea del praticante stesso, ed lui che lo rende eccezionale. Il tuo stile particolare, le tue inclinazioni personali e la tua costituzione fisica sono tutte parti del combattimento, ma non costituiscono l'intero combattimento. Se le tue risposte diventano dipendenti da una singola parte, reagirai in termini di ciò che "dovrebbe essere" piuttosto che nella realtà del "ciò che è", ed e’ per questo in continua evoluzione. Ricorda che mentre il tutto si evidenzia in tutte le sue parti, una parte isolata, efficiente o meno, non costituisce il tutto. Le performance ripetitive e prolungate produrranno certamente precisione meccanica e sicurezza, e tutto questo deriva da una qualsiasi tipo di routine. Tuttavia, è proprio questo tipo di sicurezza "selettiva" che diventera’ molto presto come una stampella a cui rimanere appoggiati, e che chiaramente limitera’ o blocchera’ la crescita totale di un artista marziale. In effetti, molti praticanti sviluppano una tale simpatia e dipendenza da questa loro "stampella" che non possono più camminare senza di essa. Quindi, qualsiasi tecnica speciale, per quanto abilmente progettata, sara’ in realtà solo un ostacolo. Lasciatemi dire una volta per tutte che io non ho inventato un nuovo stile, composito o modificato, non ho in alcun modo posto il Jeet Kune Do all'interno di una forma distinta governata da leggi che lo distinguono da "questo" stile o da quell’altro metodo, al contrario, spero di liberare i miei compagni e seguaci dalla schiavitù di stili, modelli e dottrine. Che cos'è, allora, il Jeet Kune Do? “Bruce Ammette”: Sono il primo ad ammettere che qualsiasi tentativo di cristallizzare il Jeet Kune Do in un articolo scritto non è un compito facile. Ricorda, tuttavia, che "Jeet Kune Do" è semplicemente un nome conveniente e basta. Non sono interessato al termine stesso; mi interessa solo il suo effetto di liberazione quando esso viene usato correttamente, cioe’ come specchio per l'autoesame. A differenza di un'arte marziale "classica", Nel JKD non esiste una serie di regole o una classificazione della tecnica che costituisca un distinto metodo di combattimento. Il JKD non è una forma di condizionamento speciale con una propria rigida filosofia. Guarda il combattimento non da una singola angolazione ma da tutte le angolazioni possibili. Sebbene il JKD utilizzi tutti i modi metodi e i mezzi per raggiungere il suo scopo (dopotutto, l'efficienza è tutto ciò che puo’ funzionare), non è vincolato da nessuno di essi ed è quindi gratuito. In altre parole, il JKD possiede tutto ma in sé no e’ posseduto da nulla. Pertanto, tentare di definire il JKD in termini di uno stile distinto che si tratti di kung fu, karate, combattimento da strada o arte marziale di Bruce Lee, significa perderne completamente il significato, sbagliare completamente il bersaglio. Il suo insegnamento semplicemente non può essere confinato all'interno di un sistema. Poiché JKD è allo stesso tempo "questo" e "non questo", non si oppone né aderisce a nessuno stile. Per comprenderlo pienamente, si deve trascendere dalla dualità di "pro" e "contro" in un'unità organica che è senza distinzioni. La comprensione del JKD è l'intuizione diretta di questa stessa unità. Non ci sono set o kata’ prestabiliti nell'insegnamento del JKD, né tantomeno sono necessari. Considera la sottile differenza tra’ il "non avere forma" e "non avere forma". La prima è ignoranza, la seconda è trascendenza. Attraverso la sensazione istintiva del corpo, ognuno di noi conosce il proprio modo più efficiente e dinamico per ottenere una leva efficace, il proprio equilibrio nel movimento e l’uso parsimonioso dell'energia. I modelli, le tecniche o le forme, toccano solo la frangia della comprensione genuina. Il nucleo della comprensione risiede nella mente individuale, e finché non viene toccato, tutto è incerto e superficiale. La verità non può essere percepita finché non arriviamo a comprendere appieno noi stessi e le nostre potenzialità. Dopotutto, la conoscenza nelle arti marziali in definitiva, significa conoscenza di sé stessi. A questo punto potresti chiederti: "Come posso ottenere questa conoscenza?" La mia risposta e’: dovrai scoprirlo tutto da solo. Devi accettare il fatto che non c'è alcun aiuto, ma soltanto auto-aiuto. Per lo stesso motivo non posso dirti come "guadagnare" la libertà, poiché la libertà esiste gia’ dentro di te, quindi non posso dirti come "guadagnare" la conoscenza di te stesso se prima non ti sei guadagnato la tua liberta’ personale. Mentre posso dirti cosa non fare, non posso dirti cosa dovresti fare, poiché ciò ti confina in un approccio particolare. Le due formule possono solo inibire la libertà; le prescrizioni dettate dall'esterno, serviranno soltanto a soffocare la creatività e assicurano la mediocrità. Tieni presente che la libertà che deriva dalla conoscenza di sé stessi, non può essere acquisita attraverso la stretta aderenza ad un particolare formula. Improvvisamente noi diventiamo e’ che noi siamo diventati liberi, noi semplicemente siamo liberi. L'apprendimento non è sicuramente mera imitazione, né è la capacità di accumulare e rigurgitare conoscenze fisse. L'apprendimento è un processo costante di scoperta, un processo senza fine. Nel JKD non iniziamo con l'accumulazione, ma avendo scoperto la causa della nostra ignoranza, cio’ implica una scoperta che manifestera’ un processo di perdita. Sfortunatamente, la maggior parte degli studenti di arti marziali sono conformisti. Invece di imparare a dipendere da se stessi per esprimersi, seguono ciecamente i loro istruttori, e cosi’ facendo non si sentono più da soli e trovano sicurezza nell'imitare la massa. Il prodotto di questa imitazione è una mente dipendente. L'indagine indipendente, essenziale per una comprensione genuina, viene sacrificata. Guarda intorno alle arti marziali e osserva l'assortimento di artisti di routine, artisti di trucco, robot desensibilizzati, glorificatori del passato e così via, tutti seguaci o esponenti della disperazione organizzata. Quante volte ci viene detto da diversi sensei, che le arti marziali sono la vita stessa? Ma quanti di loro capiscono veramente quello che stanno dicendo? La vita è un movimento costante, ritmico oltre che casuale. La vita è un cambiamento costante, non stagnazione. Invece di fluire senza scelta con questo processo di cambiamento, molti di questi "maestri", passati e presenti, hanno costruito un'illusione di forme fisse, sottoscrivendo rigidamente concetti e tecniche tradizionali dell'arte, solidificando il perenne e sezionando la totalità. Non esiste uno standard nel combattimento totale, per questa ragione l'espressione del combattente deve essere libera. Questa verità liberatrice è una realtà che e’ presente solo all’interno dell'individuo stesso; è una verità che trascende stili o discipline. Ricorda anche che Jeet Kune Do è solo un nome, un termine, un'etichetta da usare come una barca che deve servire per una lunga traversata, e una volta giunti all’altra sponda del fiume, essa dovra’ essere lasciata a riva e non caricata sulla schiena. Questi pochi paragrafi sono, nella migliore delle ipotesi, un "dito che indica la luna", per favore non fissate il dito, altrimenti perderete tutta la celestialita’ del panorama. Dopotutto, l'utilità del dito sta’ proprio nel puntare lontano da se’ stesso verso la luce, che illumina il dito e tutto il nostro essere completamente. “Bruce Lee”.