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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VI  Numero 10

OTTOBRE 2021


Shannon e Bruce, come la loro famiglia ha affrontato il razzismo
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In questo articolo intervista, parla la figlia dell'esperto di arti marziali sul documentario ESPN "Be Water".
Shannon Lee aveva solo 4 anni quando Bruce Lee morì nel 1973. Lei, in qualita’ di figlia del famoso artista marziale cinese americano e leggenda del cinema mondiale, può ancora oggi, in questo preciso istante, sentire la presenza di suo padre. Dice: “ero molto giovane quando mio padre mori’, ma ricordo benissimo ancora adesso il suo sentimento il suo amore verso di me, la sua meravigliosa saggezza, positività ed energia che lo contraddistinsero". A volte, mi sono sentita come se avessi delle scarpe grandi da riempire e che non fossi abbastanza brava o abbastanza forte da poterle indossare. Penso che questa sia probabilmente la condizione umana che contraddistingue tutti noi, e che mi fa’ portare il peso dal portare in giro questa figura straordinaria, la figura di mio padre. Ma la sua filosofia sull'autorealizzazione, sul tentativo di essere la migliore versione di se’ stesso e di non cercare di copiare qualcun altro o di mettersi nei panni di qualcun altro, è sicuramente un qualcosa a cui valga davvero la pena ispirarsi. La storia di Bruce Lee, e’ gia’ stata raccontata nel documentario di ESPN, Be Water. IL documentario, accompagna gli spettatori in un viaggio attraverso la vita di Bruce Lee dall'infanzia e racconta il razzismo che ha combattuto in America e a Hong Kong sulla strada per diventare una star del cinema e ha approfondito anche il suo background come istruttore di arti marziali e filosofo prima della sua morte e fino all’eta’ di 32 anni. Shannon Lee, ha preso parte a una sessione di domande e risposte con The Undefeated sull'eredità di suo padre e su Be Water .
Quanto sei emozionata all’idea che il mondo veda finalmente in Be Water ?
“Shannon: È stato un viaggio interessante. In questo particolare pezzo, Bao Nguyen, il regista, desiderava fare un documentario su’ mio padre gia’ da molti anni, e a un certo punto avevamo gia’ discusso sul fatto di collaborare insieme per realizzarne uno. Poi pero’, non ho capito perche’, e’ naufragato per un periodo, ma poi alla fine siamo riusciti a realizzarlo. Non ho prodotto io il documentario, ma ci ha pensato lui, per me si e’ comportato da vero amico e sapevo che fosse un grande appassionato di mio padre. E così, quando si è presentata questa opportunità, sono stato felice di essergli di supporto il più possibile.
“Cosa pensi che suscitera’ questo documentario, in termini di consapevolezza su’ tuo padre e sulla sua storia?
“Shannon: È meraviglioso che questo evento sia arrivato sulla piattaforma ESPN, perche’ cosi’ posso fare in modo che la vita, la lotta e la filosofia di mio padre arrivino a raggiungere una grandissima parte della popolazione che è appassionata di sport, e interessata a sfide di ogni tipo. Dal mio punto di vista, credo che il film sia stato ben fatto, soprattutto nell’evidenziare il grande problema dell’Appartade e del razzismo, in un modo che altri documentari non sono riusciti a mettere in luce, delle lotte che mio padre affronto’ per cercare di affermarsi nell’America di quei tempi, riuscendo di prepotenza a trovare la giusta strada che lo condusse al successo, diventando cosi’ il piu’ grande Artista Mariale e attore di tutti i tempi.
“Tuo padre era uno studioso e ricercatore a 360 gradi, puoi confermare questa affermazione?
“Shannon: Devo dire che mio padre era un fan di tutti i tipi di sport, cosa che credo dica anche Kareem Abdul Jabbar nel documentario. E lo era davvero. Studiava i movimenti di tutti gli stili in genere. Era interessato alla biomeccanica, alla kinesiologia e alla fisica quali le leggi del movimento, non all'astrofisica o cose del genere. Quindi, era un fan della sfida fisica, della sfida mentale e delle sfide dello spirito, di come riuscire a vivere la propria vita. Quindi ritengo che questa piattaforma sia perfetta per rappresentarlo. E sono entusiasta che il pubblico possa avere un rapporto più stretto con lui.
“Cosa credi che penserebbe tuo padre dell'attuale situazione nel mondo attuale, in relazione alla morte di George Floyd, alla brutalità della polizia e alla disuguaglianza dell'America?
“Shannon: È difficile per me dire di preciso cosa direbbe o farebbe mio padre in questo momento. Ripeto, mio padre ha affrontato molti pregiudizi ai suoi tempi, come se ne parla soprattutto nel documentario, ma voglio riconoscere che non era al livello dell'esperienza degli afroamericani che sono stati intenzionalmente presi di mira, emarginati e letteralmente soffocati in questo nostro paese. Mio padre fu’ disgustato dal razzismo, dal pregiudizio e dalla mentalità "noi contro loro", dall'esclusione e dai bulli, situazione da lui vissuta in pieno on maledetto periodo. Gli piacevano molto le persone genuine e industriose e amava tantissimo le differenze esistenti tra’ le varie persone che frequentava, delle cose che li rendevano individui unici nel loro mondo. Dalle sue stesse parole, posso affermare che credeva nell'unità di tutte le cose, ma soprattutto nell'uguaglianza degli uomini, nel prendersi le proprie responsabilita’, nell'aiutare il prossimo e nel fare assolutamente in modo che si possa essere tutti un'unica famiglia su questa terra.
“Fino a Qual punto pensi che la situazione razzismo abbia ostacolato il successo di tuo padre?
“Shannon: Si e’ rivelato un fattore enorme... almeno dal punto di vista di Hollywood, di sicuro. Tutto cio’ e’ menzionato soprattutto nei suoi scritti. Quando ottenne la parte di Kato in The Green Hornet, inizialmente non si rivelo’ una cima nelle molte battute. Fu’ destinato a dover lottare sempre per qualsiasi quantità di battute e sul significato in un ruolo che ha interpretato e che poi sappiamo tutti con quale risultato ottenuto. Dovette lottare così duramente per dimostrare a se stesso e agli altri, e moltissimi erano scettici, le sue capacità, cercando di mostrare a tutte queste persone diverse fra’ loro, sia di stile che di altro, che era un uomo di vero valore. Dal punto di vista di Hollywood, era sicuramente un grosso problema di natura ingombrante, e in molti casi, lo è ancora oggi. Ma anche, dal lato delle arti marziali. In questo film non ci si interessa molto, ma mio padre aveva la politica di insegnare a chiunque fosse interessato. Semplicemente non credeva nella categorizzazione delle persone in virtù della loro razza, o del loro genere, o della loro religione, o niente di tutto ciò. La sua stessa comunità si era scaglio’ contro di lui con un odio inaudito, perche’ insegnava a chiunque glie lo chiedesse, e perche’ non fosse un cinese al 100%. Per questo motivo ha avuto un ruolo importante nella sua vita.
“Quali porte ha aperto tuo padre come pioniere asiatico nell'industria di Hollywood?
Shannon: Sicuramente agli inizi degli anni 70, possiamo dire che era riuscito a spazzare via tutte quelle false credenze, che un cinese non avrebbe mai potuto sfondare a Hollywood. Sfortunatamente a causa della sua prematura morte, penso che moltissimi dei sacrifici fatti da mio padre al riguardo, e passi avanti che era riuscito ad ottenere, in gran parte furono perduti Perché venuto a mancare lui, perno supremo, non c'era piu’ modo con nessuno di continuare a lavorare per questo. Penso che ancora oggi, ci sia molta strada da fare in tal senso.
“Perché pensi che la parte nera dell’America lo ami così tanto?
Dal mio punto di vista, fu’ un eroe non europeo, che in molti dei suoi film si stava preparando per dimostrare che nelle arti marziali soprattutto, non esiste un combattente bianco e uno nero, ma esiste l’artista marziale, e credo proprio che ancora oggi moltissimi praticanti di ogni razza e colore della loro pelle, si identifichino perfettamente in questa idea di mio padre. Ad esempio nel film the Way of the Dragon, combatte contro Chuck Norris, un artista marziale bianco, che lui prese per questa parte e cosi’, divennero grandi amici.
“Cosa ne pensi del fascino di tuo padre per Muhammad Ali e il suo gioco di gambe?
Shannon: Mio padre amava tantissimo Muhammad Ali. Guardava i tutti i suoi incontri e a volte li faceva scorrere all'indietro in modo da poterli vedere nell'altra direzione, perché mio padre fu’ un convinto assertore del combattimento con forza in avanti. Cosi facendo, riusci ad innamorarsi della Boxe Occidentale. Amava tantissimo il lavoro di Muhammad Ali, e fu’ un vero peccato che non abbiano mai avuto modo di condividere del tempo insieme. Penso che sarebbe stato davvero affascinante. Mio padre fu’ un grande fan di molti pugili, e nella sua bibblioteca, deteneva una certa collezione di libri di boxe, avendo anche scritto lettere ad alcuni dei pugili del tempo, ponendo loro delle domande scritte su una serie di cose e tecniche che lo intrigavano su’ tale argomento.
“Hai avuto spesso modo di parlare con la leggenda NBA Kareem Abdul-Jabbar, a cui tuo padre ha insegnato?
Shannon: Ma no, abbiamo parlato al telefono solo un paio di volte. Mi piacerebbe invece passare del tempo con lui e discutere con lui di moltissime cose. Lui e’ cosi dolce e intelligente, anche per questo mi piacerebbe potermi sedere con lui e ascoltare davvero le sue storie. Lui possiede delle foto di quando io e mio fratello eravamo bambini, come quando lui prendeva in braccio mio fratello e lo metteva sul tetto di casa nostra. Sarebbe finito ad allenarsi nel cortile di casa, e tutto il resto. Ma all'epoca ero solo una bambina.
“Anche tuo padre ha studiato filosofia all'Università di Washington ed era noto per le sue citazioni stimolanti su tale argomento. Puoi raccontarci un po’ della sua mente filosofica?
Shannon: Volentieri, anche perche’ ritengo che la spiriutalita’ che ricercava mio padre, fosse una parte davvero importante della sua arte. Ancora oggi e’ una delle cose che cerco di trasmettere nel sostenere l'eredità di mio padre, di quanto fosse davvero un filosofo. Lui non solo predicava la filosofia, ma la viveva profondamente in tutti i suoi piu’ svariati aspetti. E infatti, tutto questo, e’ stato incorporato profondamente all’interno delle sue arti marziali e non soltanto nella sua vita personale. Per questo motivo tutto era diventato un esperimento per lui, anche il suo JKD. Lui raccomandava sempre a tutti di essere come l'acqua. Si mise all’opera per cercare di trasformare le sue arti marziali, in un qualcosa di indefinito ma nello stesso tempo profondo, che poi fu’ anche il suo modo di vivere la sua vita. Quindi, è una base enorme per il suo successo, per la sua forza d'animo, e per la sua capacità di alzarsi la mattina e andare avanti, per così dire. Una delle sue citazioni più importanti è stata: "Voglio pensare a me stesso come a un essere umano sotto il cielo. È successo invece che le persone sono diverse". Mio padre ha acquisito quella prospettiva nel corso della sua vita. È nato negli Stati Uniti, ma è cresciuto a Hong Kong. Quando tornò a Hong Kong, quello fu’ il periodo quando era stata occupata dai giapponesi nella seconda guerra mondiale. Poi Hong Kong rimase sotto il dominio britannico per tutto il tempo in cui mio padre stava crescendo. Lui stesso affronto’ il razzismo anche all'interno della sua stessa arte del Wing Chun kung fu, quando fu’ espulso dalla scuola una volta che gli altri studenti scoprirono che non fosse un cinese al 100%, ma avesse altresi’ un po' di sangue europeo. Poi fu’ mandato da suo padre negli Stati Uniti dove fu’ uno studente avido e sperimentale. Non desiderava essere giudicato per cio’ che era o intralciato nei progetti che avrebbe poi sperimentato e messo in atto molti anni piu’ avanti. Per lui il razzismo era essenzialmente una tradizione tramandata senza dubbio da una generazione all'altra. Fu’ una persona a cui piaceva mettere in discussione tutte queste inutili tradizioni e riusci a contrastare realmente quel mondo fatto da false ed inutili ideologie. Quindi, penso che sia nata da li la sua idea di non accettare limiti ne’ metodi.
“Pare che anche nella tua famiglia, anche dopo la morte di tuo padre, sembrava che ci fosse all’interno di essa molto razzismo, status di cose con le quali anche tua madre si ritrovo’ a lottare, anche a causa del fatto che tuo padre fosse un Cinese, in che modo la tua famiglia ha affrontato tutto questo?
Shannon: Questo argomento è stato un qualcosa che mia madre ha affrontato, ed io dopo di lei, ma sempre sull’esempio che mio padre ci ha lasciato. Ma una delle piu’ grandi cose che prendo ancora oggi da mio padre, è che lui fu’ molto bravo nel sentirsi superiore a quelle cose, a certe illazioni subite da tutti noi in famiglia, ma continuo’ lo stesso ad essere se stesso, a guardare le persone negli occhi, e ad andare avanti malgrado tutto, qualunque cosa accada. Ecco perché ho pensato di dover chiamare il film Be Water. Ecco perché anche il mio libro si chiama be Water my Friend. Si tratta semplicemente di continuare a fluire e spingere in avanti tutti gli obbiettivi che ci siamo posti, verso i nostri sogni. E sai, quando le persone sono state maleducate o sgradevoli nei confronti della mia famiglia, di mia madre, verso me stessa, qualunque cosa si sia detta, be’ ovviamente non potra’ che fare male. M allo stesso tempo, capisco che sono dei malati, ma questa è la loro malattia, non la mia.
“Qual è il tuo obiettivo principale nella vita di oggi?
Shannon: Mi sono dilettata fino ad oggi in molte cose. Ho una laurea in performance vocale. Sono stata una cantante di formazione classica per pochissimo tempo. Ho fatto un po' di musica qua e là. Ho recitato per un po'. Ma le mie cose principali degli ultimi 20 anni, sono state quelle di ripulire, curare, proteggere e promuovere l'eredità di mio padre. Lo faccio soprattutto per il valore che ha per me la sua eredità dal lato mentale, fisico e spirituale di tutto. Detto questo, sto’ creando nuovi progetti. Ho appena finito di scrivere un libro, in realtà, che uscirà questo autunno, chiamato Be Water, My Friend, e che parla dell'insegnamento filosofico di mio padre, e di come mettere in pratica tutto questo nella vita di ognuno, e di come lui li abbia usati. Ho raccontato alcune storie su di lui e su di me. Ma soprattutto, quello che ho fatto di meglio, è crescere una bellissima figlia.
“Anche tuo padre era regista e scrittore nei primi anni '70. Pensi che sia qualcosa di cui i suoi follower dovrebbero saperne di più?
Shanno: Decisamente, mio padre ha scritto, diretto, interpretato, coreografato e prodotto Way of the Dragon. Il suo progetto era diretto a fare lo stesso in Game of Death . È stato il coreografo protagonista e scrittore e produttore non accreditato di Enter the Dragon. Molte delle scene chiave di Enter the Dragon, che le persone amano tanto, sono il dito puntato verso la luna, l’arte di combattere senza combattere, e su questo, ha scritto quelle scene lottando molto, molto duramente affinche’ apparissero nel film. Era un imprenditore che ha creato una società di produzione all'interno della Golden Harvest Studios, chiamata Concord Production. Concord Productions ha prodotto Enter the Dragon per conto di Golden Harvest, insieme alla Warner Brothers. È stato il primo a portare quel tipo di modello a Hong Kong, certamente. Ha cosi influenzato notevolmente l'industria cinematografica di Hong Kong, così come l'industria cinematografica di Hollywood, con il suo approccio al cinema e alle arti marziali che compaiono sul grande schermo e alla narrazione. Era estremamente creativo, e su questo, abbiamo creato uno spettacolo chiamato Warrior per Cinemax. Si basa su un'idea che mio padre ha scritto e creato, ma non ha fatto in tempo a presentare, e ho molte altre cose di questo genere nei nostri archivi privati di mio padre. Sappiate che chiunque lavori a Hollywood, specialmente se è come uno scrittore o un regista, quando legge alcuni di questi trattamenti, dice "Wow, è davvero buono". Tipo, 'Questo è davvero ben scritto.' Ma ovviamente non è quello che pensano le persone. Sono sorpresi che sia stato scritto bene. Mio padre era estremamente creativo, estremamente autodidatta e molto pignolo nel realizzare le sue idee.