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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VI  Numero 11

NOVEMBRE 2021


I tre stadi di apprendimento del Jeet Kune Do
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“Un pugno è solo un pugno, poi un pugno non è più un pugno, infine un pugno è solo un pugno”. Che cosa vuol dire tutto questo? Per Bruce Lee il percorso di apprendimento va’ diviso in tre momenti fondamentali:
IL primo, è quello istintivo e ignorante, da cui si parte, in cui non sappiamo nulla e ci muoviamo o agiamo in modo del tutto inconsapevole.
IL secondo momento, è quello dello studio, dell’analisi, della costruzione, in cui scendiamo nel dettaglio e facciamo nostro, pezzo per pezzo, ogni singolo frammento di informazione.
IL terzo momento, Infine, e’ caratterizzato dal trascendimento. Questa fase che col passare del tempo diventa conoscenza, ci permettera’ di mettere in pratica tutto cio’ che abbiamo appreso, solo realizzato in modo fluido e paradossalmente inconsapevole. È un ritorno all’innocenza iniziale ma con un bagaglio di conoscenza enormemente maggiore, e dunque con un’efficacia del tutto differente, ma molto avanzata.
A pensarci bene, qui Bruce Lee non sta’ facendo altro che descrivere due processi che stanno alla base dell’apprendimento efficace, il Chunking e lo Spacing. È importante sottolineare che il momento analitico è la parte centrale del processo, il cuore di tutto. Ma non ci si può fermare soltanto lì, perche’ lo scopo finale deve essere quello di interiorizzare quanto imparato, riuscire a farlo nostro e a fonderlo con la nostra stessa persona tanto da non aver più bisogno di pensarci. Per dirla con le parole di Bruce: “La conoscenza e le abilità che hai raggiunto sono destinate ad essere dimenticate, così che tu possa galleggiare comodamente nel vuoto, senza ostacoli”. Fare una cosa alla volta ma farla per bene, questo è il secondo segreto di Bruce Lee. E da qui che possiamo giungere ad una delle citazioni più note: “Non temo l’uomo che ha allenato diecimila calci, temo l’uomo che ne ha allenato uno solo per diecimila volte”. Per Bruce la specializzazione è fondamentale, è per questo motivo risulta giusto essere curiosi e poliedrici, ma non si può lasciare che la mania del multitasking e la foga dell’imparare tutto e subito, ci distolgano da quello che stiamo facendo. Vi piacerebbe sentire un’altra citazione? Va’ bene, eccola qui: “il guerriero vittorioso è un uomo comune focalizzato come fosse un laser”. Non solo, ma è necessario anche sviluppare la costanza e la perseveranza, poiche’ non si impara qualcosa fino in fondo in dieci minuti, ma ci sara’ bisogno di tempo, molto tempo, sforzo e allenamento. Ci vorra’ solo “Persistenza, e infine solo persistenza. Il Potere si crea e si mantiene con la pratica quotidiana e lo sforzo continuo”. Questo dovrebbero metterselo bene in testa quelli che propongono “metodi di studio” per poter affrontare esami in pochi giorni. Applicazione, testing, concretezza: “La conoscenza non è abbastanza, dobbiamo applicare, la volonta’ non è mai abbastanza, dobbiamo fare". Questa è una lezione fondamentale che prevede un metodo di studio a scuola, o all’università. Mentre nelle arti marziali, teoria e pratica devono sempre andare a braccetto, alternarsi, scambiarsi, mescolarsi, come lo Yin e lo Yang del taoismo cinese. Dopo aver acquisito la consapevolezza di aver imparato qualcosa, lo si dovra’ immediatamente provarlo per consolidarlo, chiarire ciò che ci era sfuggito e prepararci per quando dovremo usare davvero quelle competenze, in un esame, in un test, in un concorso o in una rissa spietata contro una intera scuola di marzialisti Giapponesi. “Se vuoi imparare a nuotare, e’ necessario entrare nell’acqua. Non c’è nulla sulla terra ferma che potrebbe esserti utile”. Bruce Lee, lo sappiamo, non era famoso per la sua modestia, era arrogante ma non in modo fastidioso, non è che andasse in giro a vantarsi, era più una sicurezza in sé stesso talmente profonda da non poter essere contenibile, una sicurezza irresistibile, magnetica. Ma pur non essendo modesto, era un uomo estremamente umile, pronto ad imparare da chiunque, in qualunque situazione, disposto ad evolversi sempre. Pur sapendo di essere un esperto, durante lo studio o l’allenamento, si e’ sempre comportato come un principiante, con quella stessa apertura mentale e disponibilità a cambiare idea come al primo giorno. È noto a tutti come abbia costruito il suo stesso stile di combattimento, il Jeet Kune Do, proprio aggiungendo e modificando metodi e tecniche, integrando in esso principi nuovi, non limitandosi mai a riprodurre semplicemente ciò che aveva imparato da ragazzino dal suo grande maestro. Sull’idea di mantenere sempre una mentalità umile e “da principiante”, diceva: “Non appena rallentero’, perché credo di aver raggiunto il mio apice ormai, sara’ allora che le mie abilità non potranno che diminuire. ”E sul non essere rigidi e non fissarsi sui principi, ma rimanere aperti all’innovazione, invece, il pensiero di Bruce è: “l’uomo è in crescita costante, ma quando è legato da una serie di principi e di schemi di idee, in quel momento smette di crescere”.
LIFELONG LEARNING(L’apprendimento permanente):
Quello dell’apprendimento costante nel tempo, illimitato, deve diventare per forza un processo che ci accompagna per tutta la vita. La staticità è morte, la formazione costante è la vita. Bruce Lee incarna tutto questo, lo rappresenta, e non si può fare a meno di pensare a cosa avrebbe potuto realizzare, a chi sarebbe potuto diventare, se non se ne fosse andato così presto e avesse avuto più tempo a disposizione. Due citazioni, una dietro l’altra: “imparare è un continuo processo di scoperta, esso e’ un processo senza fine.” “Comprendere significa richiedere non solo un momento di percezione, ma rappresenta una consapevolezza continua, un continuo stato di indagine senza conclusione”.
FLESSIBILITA’ E ADATTAMENTO:
Che fosse su un ring o di fronte a un libro di testo (a proposito, Bruce si nutriva di libri e aveva una biblioteca personale sterminata), Bruce Lee manteneva lo stesso atteggiamento, una fiera opposizione al concetto di rigidità e staticità. “Bisogna adattarsi quindi adattare il proprio metodo, il proprio stile, il proprio pensiero alla situazione che ci si ritrova davanti”, soleva sempre dire, ma tutto questo e’ presente nelle sue volonta’, nonche’ nei suoi scritti personali. Questo è fondamentale ed è un principio che io stesso ho provato tante volte, nel mio campo, a comunicare: il dogma presente all’interno di un movimento qualsiasi, che possa essere un pugno o la scelta istintiva di tirare un calcio, ma il tutto realizzato sempre con una stessa tipologia di schema applicato quando lo si studia, è stupido. L’unica cosa davvero intelligente che ognuno di noi praticanti dovrebbe fare, dovrebbe essere quello di possedere un immenso arsenale di tecniche e principi, e padroneggiarle così bene e così a fondo da poter scegliere istintivamente quali applicare, quando e come nello stesso lasso di tempo. Ma possedere anche la capacita’ di crearne di nuove quando serve. “Svuota la tua mente, diventa privo di forma, mutevole, come l’acqua. Se metti l’acqua in una tazza questa diventa la tazza. Se metti l’acqua in una bottiglia diventa la bottiglia. Se la metti in una teiera essa diventa la teiera. Ora, l’acqua può fluire, o può distruggere. Sii acqua, amico mio”. Ma possiamo imparare ad addomesticare questa stessa flessibilità anche dalla natura stessa: “nota come l’albero più rigido sia proprio quello che si spezza più facilmente, mentre il bambu’ o la canna da zucchero, sopravvivono piegandosi al vento”.
L’INSEGNAMENTO:
IL segreto numero 7 del grande Lee Jun-Fan, è il processo stesso di insegnamento. Nel dover comunicare agli altri quello che lui stesso aveva capito e creato, era costretto continuamente a rielaborarlo, affinarlo, corredarlo di esempi, di metafore, di argomentazioni. Era poi costantemente sfidato dai suoi allievi, dai curiosi, dai critici e questo lo portava a un processo continuo di approfondimento che lo rendeva sempre più competente. Riuscire a comunicare qualcosa, a trasmetterlo agli altri necessita di una chiarezza mentale e di una padronanza superiore allo studio e alla conoscenza superficiale. Solo chi sa’ davvero può diventare un Maestro per gli altri e Bruce Lee, nonostante fosse poco più che un ventenne, fu’ un maestro eccezionale che è rimasto impresso in modo indelebile nel cuore e nella mente di chi ha avuto la fortuna e la volontà di essere suo allievo diretto. In più, ritornando al discorso precedente dell’umiltà, confrontarsi con altre persone per insegnare loro significa anche imparare da loro, usarle come specchio per mettere alla prova se’ stessi e cio’ che si è imparato, e migliorarlo nel tempo. Io vedo in azione questi principi su di me ogni giorno, ogni volta che giro un video, che preparo una lezione, che progetto un corso, che organizzo un nuovo Stage, mi accorgo che nel farlo, miglioro, imparo, mi modifico.
IMPARARE DAI PROPRI ERRORI:
Infine, ecco a voi un altro segreto che Bruce Lee aveva. Nonostante si sforzasse piu’ volte di dire che non ne avesse, era un critico spietato di sé stesso e degli altri, un osservatore acuto e pragmatico. Analizzava e rimuginava sugli errori suoi e di chiunque, traeva conclusioni e sfruttava ogni fallimento e ogni sbaglio per trarne una lezione utile per il futuro. “Non è mai stata una vergogna essere messi a terra da qualcuno. La cosa importante quando si verra’ stesi, sara’ il chiedersi perché è successo? Se una persona riflette in questo modo, ponendosi delle giuste domande, ci sara’ grande speranza per la sua crescita". Quando Bruce perdeva in uno scontro contro un Judoka perché non sapeva come difendersi dalle sue prese e proiezioni, ne’ tantomeno come applicarle, si segnava l’errore e passava i mesi successivi ad allenarsi su’ queste cose, e poi quando successivamente al prossimo scontro, poteva avere finalmente la meglio, incorporava tutta questa nuova esperienza nel Jeet Kune Do prese, proiezioni e contrattacchi(storia accaduta davvero). Se Osservando una particolare tecnica o presa, avesse avuto la minima sensazione che non avrebbe funzionato sul suo avversario, lui la toglieva completamente dal suo bagaglio tecnico, sostituendola con una del tutto nuova, molto piu’ efficace. Se avesse capito che una certa tipologia di scene non sarebbe piaciuta al suo pubblico, lui La eliminava dal film. “Per me”, continuava a dire Bruce, “la sconfitta è qualcosa di temporaneo. La sconfitta mi dice solo che quel qualcosa che stavo provando a fare forse era sbagliato. Essa rappresenta la via del successo e della verità”. Non dovremo mai fare l’errore di pensare a Bruce Lee solo come a quel piccoletto scolpito che tira calci nei film degli anni 70 e grida: uatà. La quantità e profondità dei pensieri di quell’uomo, valgono la pena di essere prese sul serio e messe vicino a quelle di tante altre grandi menti del 900. Non si diventa per caso delle icone immortali, ma piuttosto lo si diventa studiando, imparando, migliorandosi costantemente e per sempre. E direi che il modello di Bruce Lee, per chiunque desideri imparare qualcosa, in ogni contesto, che si tratti di uno studente a scuola, un universitario o un lavoratore qualsiasi, è un’ispirazione assoluta. Vi lasciamo con una sua ultima citazione, che racchiude un po’ in sé tutta la storia e le fasi segrete di apprendimento di Bruce Lee. Forse, nella sua semplicità, il suo insegnamento più importante in questo campo e’ il seguente:
“Assorbi ciò che è utile, rifiuta ciò che è inutile e aggiungi ciò che è solo e soltanto tuo”. “Bruce Lee”.