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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno V  Numero 09

NOVEMBRE 2020



I veri insegnamenti di Bruce Lee Quinta e ultima parte
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E’ soltanto un nome.
In quasi tutti noi si cela il prepotente bisogno di considerarci strumenti nelle mani di altri; così ci liberiamo della responsabilità di atti imputabili ai nostri impulsi discutibili e alle nostre tendenze. Si aggrappano a quest’alibi sia i forti che i deboli. I secondi nascondono le loro malefatte sotto la virtù dell’obbedienza, ma anche i primi esigono un’assoluzione, e lo fanno proclamandosi strumenti di un’entità superiore: Dio, la storia, il fato, la nazione o l’umanità. Allo stesso modo, noi crediamo più nelle cose che imitiamo che in quelle che creiamo noi stessi. Le cose che hanno radici in noi non ci ispirano la stessa fiducia, non ci danno la stessa assoluta sicurezza. L’insicurezza deriva dalla solitudine, e quando imitiamo non siamo soli. E’ così per la maggior parte di noi; noi siamo ciò che gli altri dicono che siamo. Ci conosciamo “per sentito dire”. Per poter cambiare, per diventare diversi, dobbiamo prima sapere cosa siamo. Se non ci conosciamo non possiamo verificare se il cambiamento sarà vero o falso. Una cosa comunque è certa: hanno minore coscienza di sé quelli che non sono soddisfatti di se’ stessi, quelli che vogliono acquisire un’altra identità. Avendo rinnegato il proprio ego non desiderato, non hanno mai potuto esaminarlo. Il Jeet Kune Do non si propone di danneggiare, di far del male; è uno dei modi mediante i quali la vita ci rivela i suoi segreti. Noi riusciamo a capire gli altri solo quando riusciamo a capire noi stessi. E il Jeet Kune Do è un passo verso la conquista dell’auto conoscenza. La base del Jeet Kune Do è l’auto conoscenza, che è indispensabile non solo per apprendere un’arte marziale, ma anche per vivere da esseri umani. Quando senti dire che il Jeet Kune Do è diverso da “questo” o da “quello”, non ti formalizzare: è solo un nome. In ultima analisi il Jeet Kune Do è più questione di spritualità e fisico personali altamente sviluppati, che di pura e semplice tecnica. Esso non si propone di sviluppare ciò che è già stato sviluppato, ma di recuperare ciò che è stato trascurato. Queste cose sono con noi e in noi da sempre, non sono mai andate perdute, né si sono alterate, salvo a causa del modo maldestro con cui le abbiamo trattate. Il Jeet Kune Do ha a che fare con l’intelligenza e l’addestramento, non con la tecnologia. Gli strumenti sono al centro di un cerchio che non ha circonferenza, un centro non differenziato che si muove e non si muove, che è teso e rilassato, che vede tutto ciò che avviene e non si preoccupa per ciò che avviene, che non si pone obiettivi, non prevede, non si aspetta nulla – in breve, innocente come un infante e tuttavia ricco di tutta la sapienza, di tutta l’astuzia e di tutta l’intelligenza di una mente matura. Gettati alle spalle la sapienza e rientra fra gli uomini comuni. Quando avrai compreso l’altra parte, torna a vivere da questa parte. Quando avrai coltivato la non- cultura i tuoi pensieri rimarranno staccati dalle cose trascendentali e tuttavia tu rimarrai fra esse, ma con la mente sgombra. Vengono eliminati l’uomo e il suo ambiente, poi non vengono eliminati né l’uomo né il suo ambiente. Và avanti! Fluttuare liberamente significa non avere una tecnica, mentre nello stesso tempo assume il vero significato di possedere tutte le tecniche possibili nello stesso tempo. Non riuscirai mai a dominare le tecniche se non rimoverai tutti gli ostacoli psichici e non terrai la mente sgombra, priva persino delle nozioni tecniche apprese. L’arte del Jeet Kune Do raggiunge la perfezione quando viene dimenticato tutto ciò che è stato appreso, quando la mente è completamente sgombra e quando l’io si è dissolto. Più diventi consapevole, più cancelli, giorno dopo giorno, tutto ciò che hai imparato, sicché la tua mente è sempre fresca e non contaminata da condizionamenti. L’apprendimento delle tecniche corrisponde all’apprendimento delle filosofie nello Zen; e sia nello Zen che nel Jeet Kune Do la competenza, la conoscenza astratta, non è tutta la base della disciplina. Sia lo Zen che il Jeet Kune Do vogliono che si raggiunga la verità ultima, che è il vuoto o l’assoluto. Quest’ultimo trascende tutte le specie di relatività. Il Jeet Kune Do vuole che si dimentichino tutte le tecniche; la situazione dev’essere governata unicamente dall’inconscio. La tecnica compirà i suoi prodigi del tutto automaticamente, spontaneamente. Fluttuare liberamente, non avere una tecnica significa possedere tutte le tecniche. Per poter fluttuare a tuo agio, nel vuoto, senza incontrare ostacoli, dimentica le tecniche che hai appreso. L’apprendimento è importante, ma non diventarne schiavo. E, soprattutto, elimina tutto ciò che è esteriore e superfluo. La cosa prima è la mente. Qualunque tecnica, per buona e ambita che sia, diventa una “malattia” quando la mente ne viene ossessionata. Il Jeet Kune Do esiste dove tu non vedi me e io non vedo te, dove yin e yang non si sono ancora differenziati. Il Jeet kune Do aborrisce la parzializzazione o la localizzazione. E’ la totalità che può fronteggiare tutte le situazioni. Quando la mente è “fluida”, è insieme mobile e immobile, come la luna nel fiume. L’acqua si muove incessantemente ma la luna conserva la sua serenità. La mente si muove rispondendo a diecimila situazioni ma rimane sempre la stessa. Assumi la purezza originaria. Se vuoi svolgere le tue attività in modo ottimale, rimuovi tutti gli ostacoli psichici. Appena assumi la posizione di combattimento mettiti in questo stato di liberà spirituale, di assenza di sentimenti, e mantienilo. Il cultore di Jeet Kune Do dev’essere pronto a fronteggiare qualsiasi brusco capovolgimento della situazione. Se la sua mente si ferma, si ancora ad una situazione, perde la sua mobilità. Per non perdere la libertà d’azione il cultore di Jeet Kune Do deve avere una mente sempre sgombra. Il Jeet Kune Do esiste dove tu non vedi me e io non vedo te, dove yin e yang non si sono ancora differenziati. Se sei pienamente vigile non c’è spazio per il concetto “l’avversario e io”; esiste il rilassamento assoluto. Appena assumi la posizione di combattimento mettiti in questo stato di liberà spirituale, di assenza di sentimenti, e mantienilo. Fa che i tuoi strumenti vedano. Tutti i movimenti provengono dal vuoto , e “mente” è il nome che si dà a questo aspetto dinamico del vuoto. Esso è diretto, senza motivazioni egocentristiche. Il vuoto è sincerità, genuinità e immediatezza, sicché nulla può inserirsi fra l’io e i suoi movimenti. Quando non vengono ostacolati, i movimenti del cultore di Jeet Kune Do sono rapidi come guizzi di luce, si producono con la velocità delle immagini che si riflettono nello specchio. Potessimo colpire con gli occhi! Quanto va perduto nellungo percorso attraverso il braccio, dall’occhio al pugno. Nirvana significa essere consciamente inconsci o inconsciamente consci. Il processo è tanto diretto ed immediato che l’intellettualizzazione non trova spazio per inserirsi e analizzarlo. Avere capito in modo profondo la filosofia del JKD e le tecniche di cui esso e’ composto, in definitiva rappresenta Il desiderio di liberarsi della malattia di cui si è affetti, qualunque essa sia.