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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno V  Numero 09

NOVEMBRE 2020



Una recensione su’ l’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente
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Nel 1972 Bruce Lee sceglie di debuttare dietro la macchina da presa con L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente(discutibile titolo italiano del più suggestivo e originale The way of the dragon), cercando di cavalcare il successo avuto pochi mesi prima con il "dittico cinese" che lo vedeva protagonista. Impresa riuscita in pieno visto che anche questo film si colloca nella leggenda, soprattutto per la ormai storica sequenza del combattimento al Colosseo (in realtà girata in studio ad Hong Kong, visto che sarebbe stato troppo complicato ottenere i permessi dal comune romano) con un giovane Chuck Norris. Infatti, prima volta in un paese straniero per una pellicola di kung-fu, Lee decide di ambientare la storia proprio a Roma (ma le scene realmente girate nella capitale sono assai limitate). L'attore / regista veste i panni di Chen (anche la scelta di riprendere il nome "classico" fu voluta dalla distribuzione italica, in quanto in originale il protagonista si chiama Tang Lung), un giovane esperto di kung-fu che arriva nella capitale italiana da Hong Kong per aiutare un amico dello zio, proprietario di un ristorante preso di mira dalla mafia locale che intende trasformarlo in un luogo per spacciare la droga. Chen, agevolato ad ambientarsi dalla bella nipote dell'uomo, decide di opporsi alle minacce e sconfigge con semplicità tutti gli sgherri del boss. Questo mette la sua vita sempre più in pericolo, finché un giorno non arriva da oltreoceano un temibile lottatore americano...Con un progetto sotto il suo totale controllo, che oltre a regista e protagonista lo ha visto anche produttore e sceneggiatore, Lee, sfruttando anche l'inedita ambientazione all'estero, "disegna" una trama più ampia e ricca di varietà rispetto ai film precedentemente interpretati. Se infatti il canonico plot dell'eroe solitario e invincibile che sconfigge i cattivi è ovviamente rispettato, è invece apprezzabile la ricerca di svecchiare la narrazione classica, inserendo anche alcune sequenze thrilleggianti (il cecchino appostato sul tetto), un inaspettato colpo di scena e una ricca complessità nei numerosi combattimenti che, oltre a vederlo impegnato nelle classiche mosse di kung-fu e jeet-kune-do (disciplina inventata dallo stesso Lee), inserisce anche armi da fuoco e coltelli, rendendo gli scontri più avvincenti anche se paradossalmente meno credibili rispetto al passato. Non privo di una sottile carica umoristica, tutta concentrata nei dialoghi di Chen (con una nota beffarda ma innocua di dileggio verso le bellezze di Roma) e nella improbabile caratterizzazione del braccio destro del villain, il film offre ovviamente ancora una volta il meglio nelle avvincenti zuffe coreografiche, in cui Lee sfodera tutto il suo repertorio non privandosi di alcuni passaggi narcisistici (la preparazione fisica prima del combattimento finale) e lasciando per appunto la parte del leone all'intenso scontro con Norris (i due avevano già interpretato insieme lo spy movie Missione compiuta... nel 1968), girato nell'arco di tre giorni di riprese, che è di diritto entrato nell'immaginario comune non solo degli appassionati del genere. Da segnalare nel cast la presenza della bella Nora Miao, volto familiare nelle pellicole interpretate da Bruce Lee.