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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno II  Numero 03

MARZO 2017


Jackie Chan ha dichiarato: da Bruce Lee me le sarei prese
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Nella sua biografia dal titolo I am Jackie Chan: my life in action, Jackie Chan parla a proposito di Bruce Lee e di un eventuale loro confronto marziale. Un combattimento, questo, che ha sfiorato le fantasie di moltissimi di noi, amanti e praticanti di arti marziali: chi vincerebbe in un incontro tra i due mostri sacri del cinema delle arti marziali? Jackie risponde abbastanza nettamente e con una sinceritá disarmante: <<Non credo che lo avrei mai potuto battere in combattimento, ma nemmeno sarei stato cosí stupido da provarci>>.Se peró da un confronto marziale proviamo a spostarci ad uno cinematografico, le differenze tra i due saltano agli occhi e riflettono probabilmente le parole di Jackie Chan. Introverso, imbronciato, scontroso, vendicativo il Chen Jeh dei vari Fist of Fury, The Big Boss, The Way of Dragon, Enter the Dragon: è il personaggio a cui ci ha abituati Lee. Scanzonato, mattacchione, spesso falsamente impacciato e ridicolo, abbastanza pavido: è invece il Jackie Chan del grande schermo.
I film di Lee sono focalizzati praticamente solo sulle sue abilità e teorie marziali: lo spessore psicologico degli altri personaggi è un foglio di carta. A dire il vero, però, a mio avviso non brilla per complessità caratteriale nemmeno il Chen Jeh interpretato da Bruce. Due parole in croce ogni venti minuti ed un´espressione che fa sembrare empatico anche il Clint Eastwood de Il texano dagli occhi di ghiaccio. Di Clint si diceva che aveva solo due espressioni: una con il cappello e una senza cappello. Di Lee si potrebbe dire che possiamo vederlo quando urla o quando ci guarda minaccioso… poco prima di urlare. Il minimo storico di parole dette in un film, Bruce lo ha raggiunto probabilmente in Enter the Dragon. Il primo (e purtroppo unico) film a tiratura internazionale, girato per la Warner Bros. Era l´occasione della sua vita: mostrare al mondo intero quanto valeva, non accontentandosi più della fama confinata solo in Hong Kong. Bruce sa bene che il film deve essere una bomba, e lo riempie però non di dialoghi a là De Niro di Taxì Driver: preferisce invece insistere sull’aspetto dell’arte marziale, sulla diffusione del suo credo nascente Jeet Kune Do e sul mostrare le sue abilità. Il protagonista del film, un monaco guerriero di nome Li, sembra muto.
Nelle pellicole di Jackie, invece, il dialogo è ben più diffuso e il personaggio interpretato da Chan ha bisogno di parlare: solo così può mostrare la sua imbranataggine e sbadataggine tipica dei suoi film. Parla anche durante i combattimenti, e quasi sempre è per dire qualche fesseria. Jackie Chan vuole farci ridere, divertirci ma contemporaneamente stupirci, lasciarci intravedere le sue incredibili e spericolate abilità acrobatiche. I suoi tipici making of, che è solito mostrare nei titoli di coda, ci fanno capire quanto Jackie sappia bene che i film sono prima di tutto intrattenimento e che quindi non bisogna aver paura di mostrare i propri errori, soprattutto se guardandoli c’è da divertirsi un mondo.
ali differenze interpretative si riflettono benissimo sul loro fare marziale e sulle loro origini e formazione. Bruce Lee è un artista marziale tout court: si avvicina al Wing Chun di Ip Man per imparare a difendersi, a combattere per strada. Studia gli altri stili per migliorare il proprio metodo e renderlo più efficace. Fonda addirittura un proprio approccio al combattimento rigorosamente non regolamentato: il Jeet Kune Do. Ed è questo che vuole lasciar notare nei suoi film, affiancato ovviamente a valori come la giustizia, la lotta alla discriminazione razziale contro i cinesi, contro i pregiudizi, la difesa dei più deboli. Ma rispetto a quanto si vedono emergere le abilità marziali di Bruce, c’è poco da dire. Insomma: checché uno ne dica, nei suoi film Bruce non ha esattamente l’aria di un filantropo umanitario.
Ma se Lee, quando ferito, assaggia il proprio sangue per caricarsi ed ammazzare di botte il nemico di turno, Jackie Chan invece le ferite se le lecca proprio come farebbe un cagnolino. Magari lo fa dopo aver sconfitto l’avversario, con un’aria che suggerisce <<Uff… ma chi me lo doveva dire a me che oggi me ne dovevo prendere così tante…>>. A volte, addirittura, lecca le proprie ferite dopo essere fuggito via ed aver quindi evitato con più o meno eleganza lo scontro. Un coraggio da leone. Però fa ridere, ed è questo che Jackie vuole. Ci riesce benissimo, tanto che personalmente trovo molto più piacevole un film di Jackie Chan rispetto ad uno di Bruce Lee. ntendiamoci: per me Lee resta il numero uno. Ma questo perché io sono un praticante che vive per le arti marziali, e conosco a menadito Lee, il suo pensiero, i suoi libri, le sue teorie ed il suo stile di combattimento. Ma so anche che potrei apprezzarlo anche solo guardando un po´ di video sparsi qua e là: quando voglio rispolverare Bruce mi metto in cerca di suoi video di breve durata, e magari ne vedo diversi. Al massimo un documentario, e quello si che dura di più. Non si tratta comunque di un film, cosa che preferisco se trattasi di Jackie Chan.
Se ho nostalgia di quest´ultimo, prendo un bel DVD e mi metto comodo sul divano, pronto a farmi quattro risate e ad apprezzarne le acrobazie. Ma la trama è fondamentale: per ridere bene, bisogna conoscere in quale contesto avvengono dialoghi e i cazzotti, chi li dà a chi, perché e per come. Nei film di Lee la trama è praticamente inesistente, o comunque misera e quasi sempre uguale: c’è un tizio che fa male ad alcuni tizi ed un altro tizio non ci sta e quindi lo picchia. Jackie Chan è invece stato un soldato amnesico, una spia per caso, un detective, un baby sitter, un ubriacone pazzo e molto altro. Se parliamo di arti marziali, dunque, per me il genio di Bruce Lee è stato rivoluzionario e mi guida continuamente nella mia ricerca marziale. Non ce n’è per nessuno, e non mi riferisco ad efficacia, ma a creatività e spirito di crescita ed evoluzione. Ma se parliamo di cinema in quanto settima arte, beh, allora Lee ha avuto il merito di aprire la via internazionale delle arti marziali sul grande schermo. Ma il suo merito non credo vada molto oltre, almeno rispetto a Jackie Chan, che ha invece fatto passi avanti proprio come attore e regista. Lee è a mio avviso prima di tutto un guerriero, Chan è invece un attore, coreografo. Anche un po´ folle.