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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno IV  Numero 05

MAGGIO 2019


Bruce lee, una icona del cinema e delle arti marziali
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Bruce Lee, icona del cinema e grande esperto di arti marziali, aveva ideato un sistema di autodifesa del tutto particolare, basato prima di tutto sul Kung Fu Wing Chun, l'arte marziale tradizionale che aveva praticato e imparato sotto la guida del grande maestro Ip Man, e poi su elementi di altre arti marziali e discipline da combattimento che gli erano parse valide per rendere il suo metodo non metodo di autodifesa efficace al massimo con il minimo sforzo. Tra queste discipline rientrano ad esempio la boxe occidentale e persino la scherma. Alla sua prematura scomparsa, avvenuta quando aveva soltanto 32 anni e mezzo, il "Piccolo Drago" lasciò un grande vuoto e non soltanto nel mondo delle arti marziali, ma anche del cinema: chi avrebbe potuto portare avanti l'insegnamento da lui iniziato della sua personale idea, il Jeet Kune Do? Nelle scuole di arti marziali più tradizionali, normalmente è il figlio a subentrare al padre nella gestione della scuola e dell'insegnamento, ma non e' stato questo il caso Brandon, figlio di Bruce e Linda, che all'epoca era ancora troppo piccolo per caricarsi sulle spalle un simile compito e piu' in seguito rimase tragicamente ucciso sul set di un suo film. La strada del Jeet Kune Do, che letteralmente significa "La via del pugno che intercetta", doveva dunque essere seguita e divulgata dai primi seguaci ed amici di Bruce Lee, ma qui si pose un secondo problema: lo stesso Lee, pur avendo riempito interi quaderni di appunti riguardanti le applicazioni pratiche del suo JKD e la filosofia che lo permeava, aveva sempre dato come caposaldo della disciplina il fatto che questa non dovesse essere "fissa", predefinita o addirittura "ingessata" come spesso appaiono le arti marziali tradizionali. Ma avrebbe dovuto essere adattabile per chiunque e flessibile come l'acqua che in modo naturale riesce ad adattarsi a qualunque contenitore o posto in cui verra' contenuta. Qual'è allora oggi il vero concetto di JKD? Quello che impone un solo modello da seguire a tutti i costi e sperimentato in un solo periodo, o tutto quello che il maestro Bruce ha studiato nell’arco della sua vita marziale migliorandolo ogni giorno, cercando di trovare sempre dei sistemi nuovi ed efficaci per rimanere sempre al passo di una societa’ che anche nell’ America di allora. fu' sempre in continuo cambiamento? Noi opteremmo per il secondo quesito, perche’ sarebbe impensabile che un uomo e un artista marziale come lui, si accontentasse di un prototipo sperimentativo e lasciato ai posteri cosi come si trovava, senza nessuna evoluzione ne’ crescita tecnica. Tra gli allievi diretti del compianto Bruce Lee, soltanto tre furono stati diplomati istruttori: Taky Kimura di Seattle, James Yim Lee di Oakland e Dan Inosanto di Los Angeles. Loro tre, dunque, sono da considerarsi i veri depositari del JKD di Bruce Lee perche’ furono gli unici ad essere voluti dallo stesso Bruce tutti al suo fianco e gli unici di cui Bruce potesse fidarsi davvero. Dopo la sua morte, questi personaggi andarono a trovare quelli che erano stati i vecchi compagni di wing chun di Bruce ad Hong Kong, per cercare di scoprire molto di piu’ di cio’ che Bruce stesso aveva studiato ed approntato, e quali potessero essere i segreti che avvolgevano quest’arte non arte; a molti non fu dato la possibilita’ ne’ di capire ne’ di allenare tali principi, visto che a moltissimi,Bruce non insegno’ mai nulla di davvero trascendentale circa le tecniche tradizionali del Kung Fu, e i suoi molti allievi allora compresero che cio' che vedevano fare al loro amico e maestro, gli stava risultando di fatto insufficente e senza la benche' minima logica del perche' Bruce le presentasse con quelle caratteristiche, tecniche che dopo la sua scomparsa,si rivelarano lo stesso tecniche fondamentali. Prima della sua morte, Bruce, consegno' la sua eredita' e i suoi completi insegnamenti solo a quegli allievi fidati di cui abbiamo fatto mensione sopra, lasciando gli altri non completamente preparati su cio’ che era perfettamente la sua idea, ma sappiamo per certo conoscendolo benissimo, che nella grande sostanza l’avrebbe ancora modificata e rafforzata con l’esperienza e il passare del tempo… (il che ci porta a pensare che , se fosse vissuto più a lungo, Lee avrebbe continuato a studiare metodi di combattimento e sistemi sempre piu’ nuovi e diversi per migliorare il suo stile di vita, la sua idea marziale, e la sua innata passione per la fiosofia).