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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VI  Numero 7

LUGLIO 2021


Gli interni del Colosseo e quella ricostruzione avvenuta ad Hong Kong
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Roma, Giugno 1972.
L’argomento in questione e’: il Colosseo; il Film come lo chiamiamo in Italiano e’: l’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente. La particolarità di questo film è che gli esterni sono girati a Roma, all’interno dello stesso Colosseo per la gioia dei tantissimi fan Italiani(e Romani!), che applaudirono l’uscita della pellicola nelle sale italiane per la prima volta, l’11 gennaio del 1974. Piazza Venezia, piazza Navona e tanti altri celebri luoghi turistici di Roma, sono immortalati nel film compreso il Colosseo che campeggia in molte locandine italiane con Lee che gli salta sopra. Novello gladiatore, Bruce scelse proprio questa location per far si che venisse ammirato quell’oggi famoso combattimento, nel finale del suo film, pero’ non ci si deve lasciare ingannare troppo pero’: solo alcune inquadrature, quelle esterne, vennero effettivamente filmate e appartennero a quel monumento romano tanto in discussione all’epoca, mentre tutta la sequenza marziale restante, fu’ girata in un posticcio teatro di posa di Hong Kong. Chiunque abbia visitato anche solo per una volta in vita sua il Colosseo, può riconoscere a colpo d’occhio che la location non assomiglia neanche lontanamente al celebre anfiteatro di cui stiamo discutendo! Gli esterni della Città eterna, piacquero non poco agli spettatori asiatici, tanto che nel 1976 per il film Bruce Lee Supercampione, che voleva ripercorrere l’ascesa al successo del grande attore Lee, ma che invece presentò un tipico personaggio da B-movie, tornò a Roma e utilizzò le stesse location (e anche alcuni attori) del film di Bruce Lee. Nel 1982 il film Bruce Lee, vive ancora (Xiong zhong / Bruce Le Fights Back), fa un uso ancora più massiccio di ambientazioni romane, altro che Colosseo. All’interno di esso, c’è un combattimento niente meno che in piazza San Pietro! Fra i cattivi del film(nella sana tradizione dei gong fu pian sono tutti non-cinesi), troviamo tre artisti marziali di rilievo. Whang In-Sik, maestro coreano di Hapkido, che Bruce Lee volle scritturare anche per il progetto incompiuto di Game of Death(e le cui scene sono oggi visibili all’interno del film L’ultimo combattimento di Chen, uscito poi, come gia’ detto, del 1978). Piu’ in seguito, il film fu’ reso celebre da alcuni spettacolari combattimenti contro Jackie Chan; Robert “Bob” Wall, destinato a diventare celebre per il suo ruolo di O’Hara nei 3 dell’Operazione Drago e che già qui, come nel successivo film, presenta una cicatrice sul volto, forse ricordo di qualche match finito male! La palma d’onore spetta, ovviamente, a quel Chuck Norris che oggi è icona del genere ma che all’epoca era un illustre sconosciuto per gli spettatori. Fu’ proprio questo film a “battezzarlo”, aprendogli le porte del cinema di Hong Kong (in pessimi film come Massacro a San Francisco, 1974) e in seguito di quello hollywoodiano: alla fine degli anni Settanta sarà proprio Norris a sdoganare il genere marziale negli States e a dare vita ad un filone destinato a durare quasi un ventennio. Il suo combattimento finale contro Bruce Lee in questo urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, pare a noi innegabile che possa aver scritto una delle pagine più celebri del genere. La morte di Lee, fece sì che la scena segnasse una sorta di passaggio del testimone dal cinema marziale con gli occhi a mandorla a quello occidentale. Ricordiamo infatti che per moltissimi anni il mercato mondiale accettò solo Bruce Lee come star cinese: lo stuolo di bravissimi attori di Hong Kong che stavano nascendo, vennero rifiutati a scatola chiusa, e lo sono ancora, compreso Jackie Chan, che ha impiegato quasi vent’anni per riuscire ad imporsi sul mercato statunitense, ma e’ sicuro che altre grandi star di quel mercato, non l’hanno ancora mai visto. Norris invece riuscì a continuare l’opera di Bruce con le dovute proporzioni, e a far capire all’Occidente che i film marziali non sono necessariamente di bassa qualità aprendo così le porte a star statunitensi decisamente migliori di lui, ma che comunque gli devono molto. L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, è un film inferiore alla somma delle sue parti. Ha tante peculiarità e tanti particolari unici, ma messi insieme creano solo un film per appassionati. Chi voglia avvicinarsi al film con occhi moderni, si ricordi di tenere in considerazione i tanti fattori che lo contraddistinguono, e si gusti con mente aperta la grande opera creata da Bruce Lee, che fu’ un uomo che fino a qualche anno prima era un attore di contorno in patria, e una caricatura cinese subito dopo negli States, ma fu’ lo stesso un grande passo in avanti, non c’è che dire.