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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno IV  Numero 07

LUGLIO 2019


E’ PIU' SEMPLICE RIMANERE UN PRATICANTE PER SEMPRE, CHE DIVENTARE ISTRUTTORE.....
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Enrico Abbruciati ha aggiornato il suo stato.
29 maggio 2017


Apro questo nuovo post con un titolo che è tutto un programma ma che, allo stesso tempo, è una grande verità.
E’ più semplice rimanere un praticante di JKD per sempre, che voler diventare un istruttore. Perché?
I motivi sono molti ma qui elencherò i principali, quelli più importanti.

Ho studiato l’arte del JKD per tanti anni senza l'idea e, forse, la voglia, almeno inizialmente, di volerla insegnare. So benissimo che cosa significa studiare, e migliorare nella pratica, senza avere l’obiettivo di ottenere una certificazione ed infatti ho iniziato ad insegnare dopo oltre 18 anni di pratica. Bene, quei 18 anni sono stati importanti per me, non solo per il numero degli anni, ma proprio per la sete di apprendimento, la fame di studiare, incurante di certificati o titoli.
Oggi invece le persone partono subito a 1000 con l’intenzione di prendere un certificato, la mia casella e-mail è colma di messaggi del tipo: Vorrei avere informazioni sui corsi istruttori di JKD, durata e costi.....

Capite ciò che voglio dire?

Quando poi arriva il certificato, arriva il “compiacimento”: è la fine dello studio e del miglioramento, cessa la crescita; ci si accontenta di mostrare il certificato che dovrebbe essere indice di abilità nell’arte. Se si pratica per 3 o 4 anni e si diventa istruttori, si rischia, dopo un totale di 14 anni di pratica, di dire: “studio” da 14 anni, ma in realtà, come dice Giorgio Porcellana nel suo libro, questi hanno studiato l’arte per 4 anni e ripetuta per 10, non sono 14 anni di studio.

Un importante problema di chi deve insegnare, è quello di insegnare ciò che “riesce bene” a lui, il “suo” JKD e non le basi e gli elementi da cui l’allievo finirà per esprimere il “proprio”, personale JKD: per quanto riguarda me, come dicevo l’altra sera a lezione, il JKD che insegno è abbastanza differente dal mio personale modo di esprimermi attraverso il “mio” JKD.

Un bravo pittore dovrebbe insegnare all’allievo le varie tecniche di disegno e pittura, il modo di stendere il colore, l’uso dei pennelli, gli accostamenti cromatici ma poi l’allievo svilupperà il “suo” stile pittorico (realistico, astratto, impressionista e via dicendo) ma se invece il maestro (che magari come stile è un pittore del genere astratto), insegna all’allievo direttamente il suo stile, limiterà il proprio allievo che ,nel migliore dei casi, sarà un suo clone.
Se le cose andassero come dovrebbero, invece, l’allievo che, a sua volta, diverrà maestro, dovrà insegnare ai futuri allievi, le basi, le tecniche e gli strumenti e non il suo stile personale.

Un praticante non dovrebbe mai perdere la sete di apprendimento, anche perché, nel JKD, “maestri”, nel vero senso del termine, non si diventa mai.
Per quanto mi riguarda, aver deciso di insegnare dopo tanti anni di studio, mi ha portato tanti giovamenti, uno dei quali è quello di studiare e continuare a indagare l’arte: dopo oltre 30 anni di pratica, e con la passione del principiante, ancora oggi, prendo lezioni dai maestri, acquisto libri sull’argomento, miglioro e studio.

Ho scritto queste poche righe per tutte le persone che aspirano, un giorno, a diventare istruttori di Jeet Kune Do: non abbiate fretta, non mirate direttamente al foglio di carta, assaporate bene il ruolo dell’allievo e, se non aspirate ad insegnare, praticate l’arte studiandola a dovere e non avrete, così, neppure il problema di come, un giorno, dovreste insegnarla.

Gin lai.