pubbli6.gif (12403 byte)

HOME PAGE

                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno II  Numero 07

LUGLIO 2017


Krishnamurti e il suo grande seguace Bruce lee
________________________________________________________________________

Distratti come siamo da sempre, dal suo innegabile carisma e dal suo letterale “invadere lo schermo”, che lui, l’immenso, il grande, mostrava sempre in ambito cinematografico, sappiamo che ancora oggi, molte persone comuni e praticanti, ignorano alcuni importanti aspetti della sua vita, di Mr. Bruce Lee, che, vuoi per il suo modo di interpretare ed essere attore la cui esperienza vissuta gli permise di creare le basi per una sua cultura definitiva e riuscendo a possedere quella capacitÓ artistica di comunicazione, e vuoi per la sua immensa esperienza di artista marziale profondamente innovatore, con l’assoluta convinzione che il pensiero profondo dovesse sempre essere sempre governato da individui che avrebbero dovuto possedere un carattere fermo, egli raggiunse un’assoluta padronanza delle proprie idee e convinzioni. Bruce in buona sostanza, fece in modo che ad ogni ostacolo che gli si presentasse, il concetto assoluto di auto-cavarsela da se’, sarebbe potuto avvenire solo nella estrema ed enorme fiducia da riporre in se’ stessi, in un percorso umano, lunghissimo e dalla durata infinita, dove ognuno come lui, avrebbe dovuto esprimersi in modo onesto e senza variazioni di comportamento circostanziale o di convenienza. A questo punto, il lettore attento ed intelligente, potra’ chiedersi, ma allora chi fu’ il mentore di Bruce? La risposta e’ che, non esiste un solo mentore o personaggio unico su cui Egli si ispiro’; sappiamo che Bruce Lee, fosse un uomo che prediligesse tantissimo star seduto dietro una scrivania, ad esempio oltre le quinte di Enter the dragon, con la sua giacca del Tong bianco e coi pantaloni neri, intento a scrivere tra un ciak e l’altro: furono innumerevoli i suoi studi che non compresero solo lo studio delle arti marziali in genere, ma spazio’ enormemente su’ pi¨ disparati argomenti che lo incuriosivano e lo attraevano ogni minuto della sua vita. Una dei tantissimi argomenti che lo interessavano enormemente e su cui egli baso’ quasi tutta la sua esperienza, non solo marziale, ma anche cinematografica e di attore, fu’ senz’altro la filosofia, quella filosofia che gli permise di dare vita ad un’arte, un idea, un mondo di trovate nuove idee per i suoi film e per la sua arte in se’ stessa. Noi crediamo fermamente che la base di partenza da cui nacque l’idea prototipo di Jeet Kune Do e le profonde radici da cui fece partire tutto il suo pensiero poi tramutato in tecniche reali, non vada ricercata solo ed esclusivamente nell’esperienza Wing Chun Kung Fu, L’arte che ha sempre amato e dalla quale ricavo’ tantissimo, ma anche nel pugilato, nella scherma o nel Kali Filippino, e in tutte le arti marziali, sia meccaniche che filosofiche, presenti a quel tempo nell’America di tutte le innovazioni e modernita’ di ricerca assoluta. Bruce sapeva bene che l’intero, non corrisponde mai e per nulla alla sola somma delle parti. Non bisognava prendere assolutamente nulla per scontato ne’ per valore assoluto, anche da cio’ che da lui era studiato e sperimentato fino a quel preciso momento, ma nella filosofia e in qualsiasi altra scienza capace di attivare , coltivare ed evolvere quel pensiero, che a mio avviso va’ a completare un’idea arte che non e’ stata mai, nemmeno da lui stesso completata; il motivo? Semplice: Bruce sosteneva che ogni cosa dovesse assumere la forma ad essa piu’ congeniale, vedi l’acqua ad esempio, che puo’ assumere forme infinite e questa caratteristica veniva determinata in base al recipiente in cui essa era messa, Ovvero, noi non possiamo minimamente definire una qualsiasi cosa e chiamarla col suo nome, perche’ solo a darle un nome, secondo lo stesso Bruce, avrebbe messo paura a chiunque. La sua arte doveva essere come l’acqua, informe, senza metodi, senza stili, senza limitazioni di ogni genere, ma soprattutto l’arte, doveva essere come l’infinito, doveva rispecchiare noi stessi. Il Jeet kune Do siamo noi stessi, ora se siamo dei buoni praticanti, noi avremo un buon Jeet kune Do, se siamo dei pessimi praticanti,avremo un pessimo Jeet kune Do, poiche’ non esistono buone o cattive arti marziali, ma solo buoni o cattivi praticanti o maestri. Le origini piu’ vere del Jeet kune Do, vanno ricercate nella cultura della filosofia e nella religione del Taoismo, oltretutto non dimentichiamo che Bruce era laureato in filosofia orientale ma profondi studi lo condussero alla conoscenza di quello occidentale. Cosi, in Jiddu Krishnamurti (1895-1986),filosofo indiano apolide e decisamente individualista, trovo’ e scopri la sua stessa essenza e il suo stesso modo di pensare e agire. Era per˛ un individualismo che poco avesse a che fare con la tipica mentalitÓ occidentale, che in questo termine, vedeva molto di piu’ l’ascesa dell’individuo stesso verso il successo nella societÓ di cui faceva parte, piuttosto che in altre forme comportamentali non riguardanti l’autoaiuto, cioe’ ricercare la forza per andare avanti ed il proprio successo, soltanto sull’individuo stesso. Posiamo leggere alcuni esempi scritti, tratti dallo stesso testo di Krishnamurti: źIl pensiero stesso, il riflesso condizionato con le sue norme e i suoi criteri di giudizio, non corrisponde al vero. La VeritÓ non Ŕ un’idea, una conclusione. Dio lo si trova cercandolo? Si pu˛ forse cercare l’inconoscibile? Per trovare, bisogna sapere quello che si cerca. Se cercate per trovare, quello che troverete sarÓ una proiezione del vostro Io; sarÓ ci˛ che desiderate e la creazione del desiderio non Ŕ la VeritÓ. Cercare la VeritÓ Ŕ negarla. La VeritÓ non ha una dimora stabile, fissa; non c’Ŕ sentiero, non c’Ŕ guida per la VeritÓ, e la parola non Ŕ VeritÓ. Si dovrÓ forse cercare la VeritÓ in un dato ambiente, in un clima particolare, fra certe persone? ╚ forse qui e non lÓ? ╚ questa una guida per la veritÓ e non quella? C’Ŕ poi una guida? Quando si cerca la VeritÓ, ci˛ che si trova deriva soltanto dall’ignoranza, perchÚ la ricerca stessa nasce dall’ignoranza. Non potete dare la caccia alla VeritÓ; dovete cessare tale caccia verso di essa per poi poter pretendere che la verita’ sia╗. Ecco perche’ Bruce tolse il nome alla sua creazione del 1967, definendola JKD, l’arte senza nome, poiche’ chi e’ alla ricerca costante della propria verita’ tecnica, non potra’ mai trovarla ne’ raggiungerla se fissera’ in lei una dimora o si intestardira’ a mantenerle un nome, una definizione o addirittura un modello ben preciso. Studiare Jkd, non vuol dire accettare cio’ che ci viene insegnato, come valore assoluto, rimanendo consapevoli che e’ solo quello. io posso aver avuto decine di maestri, conosciuto una miriade di istruttori, aver partecipato a decine di stage nella mia vita, ma ho sempre visto fare sempre cose diverse, ho visto fare ragionamenti sempre diversi e personali, rispetto ad altri, e ognuno di questi si e’ espresso sempre, tecnicamente e oralmente, in modo diverso…il JKD come idea ultima definitiva, ma mai ritenuta tale da Bruce, era concepita e divulgata ai futuri seguaci per liberarli dalla loro presunzione ed arroganza, per invogliarli a ricercare se’ stessi prima di ogni altra cosa, di prendere consigli ed esempi da chiunque il piu’ possibile, ricercando e trovando, possibilmente, la causa della propria ignoranza, senza per questo soffermarsi a questo soltanto piuttosto che a quell’altro…Cari lettori guardate che questo concetto sembra facile da assimilare, ma non lo e’ affatto, credetemi, se no’ non si spiegherebbe l’esistenza di tutte queste miriadi di organizzazioni del JKD, sparse per il mondo itero, che ritengono di possedere la verita’ assoluta e il verbo assoluto…Bruce Lee desiderava che i suoi seguaci ragionassero con la loro mente e usassero il loro modo di porsi ed esprimersi, di allenarsi e di ragionare; del resto anche Tim Tackett, nel libro di Pedro conde “OLTRE LA LEGGENDA” parla del JKD, e in una delle sue affermazioni, dice: Dopo aver lavorato o osservato tutte le persone che sono state nominate professori di Jeet Kune Do, mi e’ stato chiaro che nessun istruttore al mondo possiede tutta l’arte di Bruce Lee; tutto quello che ha e’ una tessera del puzzle. Alcuni hanno tessere piu’ grandi di altri, ma nessuno le ha tutte, per il semplice fatto che Bruce insegno’ cose diverse, a persone diverse, in momenti storici diversi e in luoghi diversi; cosicche’, e’ fuori discussione quindi che tutti gli allievi abbiano qualcosa da dire e da apportare allo stile di lotta del piccolo Drago, ma torno a porvi la stessa domanda: chi di tutti noi possiede la verita’ assoluta? Ci sono anche tantissime parti dello stesso JKD che non sono mai state chiarite dallo stesso Bruce, nel corso della sua vita marziale e della sua scoperta continua. Per cui, vi chiedo, sapete dirmi cosa e’ il JKD, e se si, il JKD deve essere visto come un’arte marziale? Articolo di Tim Tackett.
La risposta al Maestro Tackett, l’abbiamo gia’ negli scritti di Bruce Lee, nel libro il Tao del Dragone, dove lo stesso Bruce dice: “insisto nel dire che non esiste un vero modello che possa identificare un modo o un altro di esprimersi nel JKD..allora mi viene spontanea la domanda: dobbiamo per forza trovare un nesso per spiegare cosa sia il JKD? Io dico che forse sarebbe meglio spiegare “cosa non e’, piuttosto che il contrario”. Dunque,Il nostro articolo su’ questo argomento, cioe’ per cercare di aprire gli occhi a coloro che sono stati portati a vedere la nostra arte solo e soltanto vista da quella prospettiva, ma che a nostro avviso e secondo quanto abbiamo appreso da quanto scritto dallo stesso Tackett e da Bruce, non esisteva e non esiste ancora oggi un unico modello di JKD, ma sappiamo che le diverse organizzazioni dai nomi diversi fra’ loro, l’hanno presa e modificata e portata avanti da uno o piu’ singoli istruttori. Quando si parla di Bruce Lee, non ci si puo’ riferire ad un solo periodo piuttosto che ad un’atro, perche’ lo stesso Bruce, per sua natura era un profondo ricercatore e un continuo innovatore, capace di cambiare il suo puzzle in qualsiasi momento, ed anche tutto cio’ che lui stesso ha sperimentato nella sua vita marziale, e’ il frutto di anni ed anni di ricerca ed e’ tutto buono, ed e’ tutto diverso nello stesso tempo. Tutto cio’ che lui ha creato e le conclusioni a cui e’ giunto, fino al giorno della sua morte, sono materiali storici, didattici e marziali tutti utili, nello stesso tempo tutti diversi fra’ un periodo e l’altro, e sono da conservare per sempre negli annali delle vere arti marziali, nei meandri infini ti delle sue continue ricerche nonche’ da conservare in tutti gli archivi e in tutte le biblioteche didattiche del mondo di oggi.