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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno II  Numero 06

GIUGNO 2017


Il Kung Fu e gli allenamenti
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Nonostante le credenze, Lee non studiò mai il Tai Chi seriamente, in quanto non si confaceva alle sue caratteristiche particolari, prima fra tutte, la sua notevole velocità. Dal padre imparò i concetti fondamentali di questa antica arte; poi successivamente, Lee studiò assiduamente Kung Fu dello stile Wing Chun col Maestro Yip Man per durata circa sei anni. Bruce sarebbe stato presentato a Man da William Cheung, altro sedicente studente della sua accademia, ma in anni piu’ recenti, la federazione ufficiale del Wing Chun di Hong Kong ha ufficialmente smentito che fosse stato William Cheung a condurlo da Yip Man,cosa che secondo noi non ha storicamente alcun fondamento. Bruce comunque studiò con Man fino ai diciotto anni nel 1959, anno in cui partì per gli Stati Uniti. Uno degli studenti di maggior livello fu Wong Shun-Leung, che si ritiene abbia avuto una grande influenza sull'allenamento di Lee, e vi sono prove certe che Bruce studio’ da lui per quasi un anno circa. Attratto da qualsiasi disciplina da combattimento, Lee si allenò anche nel pugilato occidentale, vincendo nel 1958 il titolo interscolastico di boxe. Batté il tre volte campione Gary Elms con un K.O. praticatogli al terzo round. Imparò anche rudimenti di scherma occidentale dal fratello minore Peter, che all'epoca era campione mondiale di questa disciplina. Questo approccio a 360º, creo’ a favore di Bruce, via via sempre di più una netta distinzione fra’ lui e ogni altro comune praticante di arti marziali, tanto che nel luglio 1967, decise di dare un nome al suo personale stile, chiamandolo dapprima Jeet Kune Do, "via del pugno che intercetta". IL suo allenamento includeva tutti gli elementi di fitness, forza e resistenza muscolare, resistenza cardiovascolare e flessibilità. Utilizzò le tecniche tradizionali del culturismo per scolpire e aumentare la sua massa muscolare. Tuttavia, fu sempre attento nel sottolineare quanto la preparazione mentale e spirituale fossero fondamentali per il successo nell'allenamento fisico e nella pratica delle arti marziali. Al fine di allenare specifici gruppi di muscoli, Lee si avvalse di attrezzature appositamente progettate e costruite, e a proposito di questo, dobbiamo dire che egli allenasse ogni singolo muscolo, per ogni singolo colpo diverso, da sferrare con sbalorditiva potenza. Il 13 agosto del 1970, a causa di un errata azione nel sollevamento di un pesante bilancere, subì un grave infortunio che gli lesiono’, sembrava in modo definitivo, una parte bassa, importantissima del suo corpo: gli esami clinici mostrarono un grave stiramento al quarto nervo sacrale della schiena, con un conseguente stop obligatorio, che si stima sia stato del periodo di sei lunghissimi mesi. Durante questo periodo di convalescenza, iniziò a dedicarsi alle religioni, alla filosofia, alle arti da combattimento e agli scritti di Jiddu Krishnamurti, e fu’ proprio in questo lasso di tempo che capi’ e maturo’ l’idea che la sua arte, fosse solo un nome, un qualcosa a cui non valeva la pena aggrapparsi in modo assoluto e preconcettuale. Il periodo di inattività fisica, gli offri’ anche l'opportunità di documentare i suoi metodi di allenamento, che in seguito verranno raccolti e pubblicati dalla moglie Linda nel libro The Tao of Jeet Kune Do. Nell'arco dei successivi sei mesi, riuscì a recuperare agilità, velocità e potenza. "...tanta profusione di energie ebbe come risultato una ulteriore perdita di peso, e un allarmante ritmo di disidratazione...". Linda lo racconta con questi termini nel suo libro Dragon, ciò che accadde durante le riprese de I tre dell'Operazione Drago. Tra le conseguenze della disidratazione grave, ci fu’ soprattutto l'edema cerebrale. L'autopsia sul corpo di Bruce(Bruce Lee il re del kung fu, di Alex Ben Block 1976), evidenziò non solo il sintomo più evidente del malore che lo portò al decesso ("...il cervello di Lee era gonfio come una spugna”), ma fu’ messa in risalto perfino una possibile disfunzione renale, oltre alla presenza nei polmoni di modesta quantità di fluido (che secondo alcuni maestri di Arti Marziali, come riportato dall'autore Alex Ben Block nel libro sopra citato, poteva essere anche annoverata tra le conseguenze di un particolare colpo di Kung-Fu della tecnica Dim Muk, ritenuta leggendaria dai più), e piccole quantità di sangue riversatesi negli alveoli. Ma ancora molti giorni dopo il funerale, la causa del decesso restava ignota e ciò provocò tumulti di folla nelle strade di Hong Kong che richiesero l'intervento di agenti in tenuta anti-sommossa. I fan, ebbero l'impressione che gli si stesse nascondendo qualcosa o che le autorità non sapessero esattamente quali pesci pigliare. IL manitolo iniettato in vena a Bruce Lee aveva come unico compito il fare riassorbire velocemente il liquido in eccesso, causa sia del primo che del secondo collasso. Il 10 maggio 1973, negli studi della Golden Harvest, durante le sessioni di doppiaggio dei tre dell'Operazione Drago, Lee fu colto da un attacco di vomito, febbre alta e forti convulsioni. Venne immediatamente trasportato all'ospedale più vicino, dove riscontrarono la presenza di un edema cerebrale. Gli fu così somministrato del manitolo, un medicinale come gia’ spiegato sopra, atto a ridurre l’eccesso spropositato di liquidi e quindi il gonfiore al cervello, che gli salvò la vita. Lo stesso male, tuttavia, gli tolse la vita tre mesi più tardi. Si trovava a Hong Kong a casa di Betty Ting Pei; Bruce si trovava li a causa dei rapporti intimi intrattenuti da qualche anno con l’attrice novita’, se cosi potremmo definirla e che Bruce avrebbe voluto che lo seguisse in ognuno dei suoi futuri film. Entrambi avevano appuntamento col produttore Raymond Chow per discutere di un film in attuale produzione, Game of Death. Per cercare di alleviare una forte emicrania, Lee assunse una pastiglia, datagli dalla stessa Betty, chiamata “Equagesic”, contenente sia aspirina che meprobamato, e si addormentò senza più svegliarsi. Fu’ accertato che i soggetti allergici a quegli eccipienti, erano da classificare uno su mille, e proprio lui, Bruce Lee, probabilmente ne’ era allergico. Tutto ciò che avvenne in casa di Betty Thing Pei, fu’ dichiarato e messo a verbale in tribunale dove fu’ chiamata successivamente a testimoniare e giacché non vi erano altri testimoni in casa sua, fu’ dato per buono cio’ che essa dichiaro’. Bruce da canto suo, fu’ trasportato con molto ritardo al Queen Elizabeth Hospital dove venne dichiarato "dead on arrival", cioè arrivato morto, dopo che la stessa Betty aveva perso tempo prezioso chiamando prima il proprio medico generico e poi il produttore Raymond Chow, che si adoperarono per tentare di svegliare Lee. L'autopsia non fugò del tutto il dubbio sulla causa del decesso, poiché nel verbale seguito all'inchiesta si parlò di "probabile" reazione allergica a una o più sostanze contenute in un'aspirina. Il cervello di Lee, che mediamente in un adulto pesa attorno ai 1.400 grammi, ne’ pesava 1.575 (un aumento del 13%). Le uniche due sostanze rinvenute nelle analisi del sangue durante l'autopsia, furono i due componenti dell'Equagesic, la summenzionata aspirina, ed anche tracce di cannabis che Bruce aveva masticato, ma che come droga leggera non aveva nessun precedente mortale nella casistica medica ufficialmente nota. Il 15 ottobre 2005, Chow disse che Lee era morto per un'ipersensibilità al miorilassante contenuto nell'Equagesic, il meprobamato, ingrediente molto comune e presente in moltissimi antidolorifici. Quando i dottori annunciarono ufficialmente la morte di Lee, il verdetto finale ne confutò, ossia ne mise in dubbio, la «morte accidentale». Le cause della morte di Lee sono ancora oggi oggetto di discussione in quanto non vi è assoluta certezza di quella fatale ipersensibilità al medicinale. E proprio ciò secondo molti, incluso il campione di Karate americano Mike Anderson, amico personale di Lee, ha avvalorato, fra le tante tesi omicidiarie, quella di un veleno erboristico orientale che non poteva essere rinvenuto in un'autopsia eseguita 36 ore dopo la morte, come si puo’ leggere anche nel sopra citato libro di Alex Ben Block, a meno che non si fossero effettuati esami particolari per cercare esattamente tracce di veleno. La distonia fra la lentezza nell'accertare la causa mortis -o quantomeno comunicarla al pubblico- e l'impennata di velocità che portò poi a chiudere l'inchiesta in meno di tre mesi, non fecero altro che avvalorare, secondo molti, l'ipotesi di un precipitoso insabbiamento, giacché all'epoca tanto la polizia di Hong Kong , quanto la magistratura, furono sovente criticate per infiltrazioni mafiose da parte dei sindacati del crimine "Hung" (Triadi, in Occidente), ai quali erano affiliati produttori e registi con cui Lee era sovente entrato in contrasto. Molti fan di Hong Kong accusarono Betty Ting Pei, al punto che essa non poté partecipare al funerale, in quanto era nota per accompagnarsi spesso a boss delle Triadi nei locali notturni. Del decesso furono sospettati dai fan più esagitati di Raymond Chow, dal quale Lee era in procinto di separarsi artisticamente, il regista Lo Wei, che col divo aveva avuto violente liti ampiamente pubblicizzate sui giornali, il potentissimo produttore Run Run Shaw, al quale il rifiuto di Lee aveva fatto saltare una coproduzione internazionale con Carlo Ponti, infliggendo anche una cocente umiliazione sul piano dell'immagine, ed alcuni esponenti di Arti Marziali tradizionali sia cinesi che nipponiche, che l'attore aveva spesso criticato. Quanto da noi mensionato in questo articolo, e’ il frutto di attente ricerche fatte da sempre per appagare le curiosita’ piu’ svariate e accanite dei nostri lettori e per tanto si basano sulle verita’ da sempre rimaste negli annali storici dei vari personaggi famosi di nostro attento interesse, e nulla e’ mai stato scritto a caso ne’ mai lo si scrivera’, ma sara’ sempre riportato in verita’ e buona fede. L'opinione preliminare di Peter Wu, il neurochirurgo che salvò la vita di Lee durante il primo attacco, fu che la causa della morte dovesse essere attribuita a una reazione alla cannabis della quale, come summenzionato, furono trovate tracce nello stomaco o all'Equagesic. Comunque, in seguito Wu ritrattò questa posizione, affermando: « Il Professor Teare era uno scienziato forense raccomandato da Scotland Yard; era stato interpellato come esperto sulla cannabis e non possiamo contraddire la sua testimonianza. Il dosaggio della cannabis non è preciso né prevedibile, ma non ho mai sentito di qualcuno che sia morto solo per averla assunta. »
Commemorazioni: Nel 1993 è stato anche onorato con una stella sulla Hollywood Walk of Fame a Los Angeles, e nell'occasione di quello che sarebbe stato il suo 65º compleanno (novembre 2005), una statua commemorativa è stata posata sull'Avenue of the Stars a Kowloon, in sua memoria: di colui che è stato votato "Star of the Century" dagli addetti ai lavori del mondo del cinema di Hong Kong. Un'altra statua più piccola ha preceduto di pochi mesi quest'ultima a Mostar in Bosnia ed Erzegovina, mentre una molto più grande, di venti metri, è sorta successivamente in un parco a tema nella Cina continentale, il Bruce Lee Paradise, a Jun'an (??) (paese presso Foshan nel quale avrebbe avuto i natali il padre di Bruce, l'attore teatrale e caratterista cinematografico Li Hoi Chuen).