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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VII  Numero 01

GENNAIO 2022


Il Kung fu, un arte millenaria
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La storia del Kung Fu è vecchia di molti secoli ed ebbe inizio circa nel 2500 a.C. quando in Cina regnava la dinastia Xia e vi era l'imperatore giallo Huang Ti. Con lui si sviluppa l'agricoltura, la medicina e si ha la prima esperienza di lotta organizzata. L'imperatore aveva un medico personale chiamato Chi Po (oppure Quiba), che scrisse il primo trattato di medicina dove si parlava già di ginnastica interna e agopuntura. Il primo metodo di combattimento è stato il Go Ti, dove si affrontavano due uomini, uno armato con una maschera di demone con corna e l'altro rimaneva a mani nude. Il fondatore del Go Ti, è stato un generale dell'esercito Chin Yu Shu, ed ancora oggi viene ricordato. Si arriva così alla dinastia Han che regnò dal 206 al 220 d.C. e proprio in questo periodo ci sarà un forte sviluppo nelle arti marziali. Nasce il Chan Chan Shou(" la mano lunga") inventato da Kwook Tee, di conseguenza si abbandono’ il corpo a corpo per iniziare a studiare la scherma. Sono da ricordare i maestri Hua To e Yun Chun. Hua To inventa lo stile degli animali, mentre l'anestesia tramite agopuntura, comincio’ a prendere corpo e a diffondersi in modo importante. Fu’ un personaggio particolare, in quanto faceva operazioni chirurgiche che a quel tempo erano vietate in quanto il corpo era ritenuto inviolabile. Hua To morì nel 30 a.c. Yun Chun invece, inventa gli esercizi interni del Tao Yin, che consistevano nello stirarsi imitando i movimenti dell'orso e quello del volo dell'uccello. Nel 520 d.C. troviamo Ta Mo (Bodhidarma o Daruma) ritenuto il padre del Kung Fu. Egli era figlio del principe indiano Suganda che fece istruire Ta Mo con la filosofia, la religione e le arti da combattimento dal maestro Praynatra. In questo periodo il Buddismo si divide in due rami: Mahayana e Inayana. In Cina il Buddismo Inayana è quello che si sviluppò molto più facilmente, mentre quello Mahayana, venne portato da Ta Mo e si trasformo’ in Dyana (Buddismo del Diamante). Nel suo viaggio, Ta Mo arrivo’ al monastero di Shaolin dove trovo’ dei monaci indeboliti dal troppo pregare, così inizio’ ad insegnargli la ginnastica basata sugli animali che comprendeva circa 18/24 esercizi chiamati Cheng Ching Ta Mo. Con la pratica e la costanza applicata, i monaci si trasformeranno in monaci-guerrieri che diventarono una leggenda e perfino l'imperatore li chiamava per risolvere casi di estrema gravità. Nel monastero Shaolin Zen, ogni monaco studiava un animale diverso, ma nel 1500 si unificarono i vari stili Shaolin grazie a Chuea Yuan aiutato dal monaco taoista Li Chen e dal maestro di Kung Fu, Pa Yu Feng, quest'ultimi pero’, erano estranei al monastero. Vennero unificati così i cinque stili fondamentali per combattere: tigre, serpente, leopardo, gru e drago. Dall'840 all'846, durante la dinastia Ming, ci fu’ la persecuzione del Buddismo e furono distrutti 4500 monasteri. Dal 1550 inizia l'invasione dal Nord con i Manchu (Mongoli), così per ragioni difensive, l'accesso di entrata al monastero risultava difficilissimo. Coloro che ci riuscivano, venivano ammessi come studenti cadetti, ed erano costretti ad aspettare molti anni prima che a ciscuno di essi appena arrivato, gli fosse insegnato un particolare stile di Kung Fu. Ma la cosa ancora piu’ difficile, era uscire dal monastero in quanto bisognava superare delle prove difficilissime, fino ad arrivare a quella che avrebbe lasciato al monaco il segno indelebile di Shaolin sui suoi avambracci; questa prova consisteva nel trasportare un braciere di 100 Kg per molti metri cosicché sarebbero rimasti impressi la tigre e il drago sugli avambracci. A causa di una maggiore flessibilita’, che piu’ avanti fu’ dichiarata un errore istituirla, fu’ permesso in un secondo periodo l’entrata di molti piu’ adepti, e fra’ i quali si infiltro’ una spia che portò ben presto il monastero alla completa distruzione. Questo falso monaco, apri nottetempo le porte principali corazzate del monastero, permettendo l’entrata di vandali e saccheggiatori al suo interno. Questi uccisero tutti i monaci che trovarono sulla loro strada, comprese donne e bambini. Riuscirono a salvarsi in tempo solo alcuni di essi, quelli che oggi definiremmo i piu’ scaltri e fortunati, fra’ i quali figurava la monaca Ng’ Mui e la sua discepola Yim Wing Chun, dalla quale appunto prese piu’ in seguito il nome la nostra arte di Kung Fu. Furono solo in sette a riuscire a scappare. Secondo Ye Wen (Yip Man), in un suo scritto dal titolo Yong chun Yuanliu, la distruzione del tempio Shaolin del monte Song, in Henan, sarebbe avvenuta durante il regno di Kangxi (1662-1722). Ng Mui (Wumei Dashi,????) era tra i sopravvissuti a tale distruzione; poco piu’ avanti, lei e la sua discepola continuarono il loro lavoro di studio, fino a dare vita all’arte che conosciamo e pratichiamo fino ad oggi, il WING CHUN KUNG FU…. I cinesi volevano riportare al potere la dinastia Ming e per questo motivo formarono delle sette segrete come la tigre nera, il loto bianco, la triade, famosa ancora oggi in Cina, dove erano presenti i più grandi maestri di Kung Fu esistenti dell’epoca. Dal 1800 in poi, successivamente al monastero, nelle scuole di Kung Fu che erano ormai costituite in casa, si vieto’ completamente l’accesso a gente non cinese, anche solo per guardare. Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, le scuole furono riaperte a chiunque volesse imparare, a prescindere dalla razza, religione o colore della pelle, ma tutto cio’, lo si deve fortemente a SI JO’ Bruce Lee, che grazie alla sua caparbieta’ e costanza, riusci con la sua abilita’, forza e bravura, a convincere le comunita’ cinesi ad aprirsi a chiunque e per sempre, soprattutto al mondo occidentale.