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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VII  Numero 01

GENNAIO 2022


L’aikido e la sua nascita
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Breve articolo sulle sue caratteristiche e storia:
Due sono i concetti che regolano l'aikido: l'unione dell'energia individuale sommata all'energia dell'universo, e il senso dell'equilibrio. Per unione delle due energie (ki), individuale e cosmica, si deve intendere uno stile di vita in totale sintonia con sé stessi, con gli uomini e la natura, ovvero secondo i principi supremi del buddhismo e del taoismo. Infatti, tra le arti marziali giapponesi, l'aikido è quella che più ha subito e conservato intatta l'influenza delle discipline spirituali orientali, che ne sono diventate parte integrante anche nello studio delle sue varie tecniche. Secondo il suo fondatore Morihei Ueshiba (1883-1969), la vera forza del budo, secondo la tradizione millenaria delle arti marziali rappresenterebbe la 'via del combattimento', è l'amore spirituale. Il suo scopo ultimo non è scoffiggere l'avversario, ma arrivare ad una piu’ completa realizzazione individuale(satori), sentirsi in armonia con l'Universo e promuovere questa consapevolezza verso gli altri. Sulla base di questi principi, Ueshiba, dopo una lunga formazione in altre arti marziali come il ju jitsu della scuola Kito, il kenjutsu (arte della spada), il daitoryu aikijujutsu e il kendo, e dopo aver cercato conforto e sostegno spirituale nell'Omoto-kyo, una setta religiosa shinto che considera Dio "come lo spirito che pervade tutto l'universo e l'uomo il suo ministro che governa il cielo e la terra", ha codificato verosimilmente nel 1925, un'arte marziale basata esclusivamente sulla difesa, dove si controlla la forza dell'avversario attraverso i movimenti e i principi dell'energia individuale e cosmica. Così è nato l'aikido, Ai "unione", ki "energia", Do "via". Pertanto, il suo modo di essere chiamato ancora oggi, assume il significato profondo di "la via per conseguire l'unione dell'energia". Oggi, la scuola di Ueshiba, e’ guidata a livello mondiale dal figlio , Moriteru, erede del ruolo per linea dinastica. Tra i maestri più importanti a livello internazionale, sono anche da ricordare, il defunto Morihiro Saito, che apprese l'aikido proprio a Iwama, nel villaggio in cui Ueshiba si era ritirato, e fu’ caposcuola dello stile dell'Iwama ryu, ovvero la versione più tradizionale e fedele a quella codificata dal suo fondatore. Gli altri stili più diffusi sono lo yoshinkan aikido del maestro Gozo Shioda, il shinshin toitsu aikido, di Koichi Tohei, il tomiki aikido, di Kenji Tomiki ed infine, lo yoseikan aikido di Minoru Mochizuki. In Italia, i praticanti di questo magnifico ed affascinante stile sono circa 8000, mentre in tutto il mondo sono addirittura forse piu’ di un milione. Contrariamente a cio’ che accade in tutte le altre arti marziali, nell'aikido non si applicano tecniche di pugno o di calcio, ma solo leve e proiezioni che sfruttando la forza dell'avversario, mirano a neutralizzarlo, ma mai ad ucciderlo o danneggiarlo. L'annientamento delle intenzioni bellicose dell'aggressore, avviene attraverso movimenti circolari e repentini cambi di direzione con dolorosissime pressioni sui punti vitali(atemi). Contrariamente a quanto in modo erroneo si possa pensare, per eseguire correttamente le tecniche di aikido, ad un qualsiasi attacco portato con forza, non si deve rispondere con altrettanta potenza fisica, ma occorre applicare il potere dell'energia interna concentrata nel proprio centro vitale, che e’ chiamato l'hara(che fisicamente coincide con il tanden, punto situato tre dita sotto l'ombelico). Entra allora in gioco il secondo principio fondamentale dell'aikido: il senso dell'equilibrio, inteso come il punto di massima energia vitale attraverso cui eseguire le tecniche senza perdere la protezione della propria guardia e rimanendo radicati al suolo. La difficoltà maggiore, pero’ di quest'arte, risiede non nell'eseguire le tecniche con la pur necessaria coordinazione tra braccia e gambe, ma nel muovere gli arti sbilanciando l'avversario con la propria energia interna. Le tecniche sono composte da immobilizzazioni (katame-waza) e proiezioni (nage-waza), da prese ai polsi, alle braccia, alle spalle o in qualsiasi altra parte del corpo, e vengono eseguite tramite diverse azioni variamente finalizzate(irimi e tenkan), ossia genericamente entrata ed uscita, che si avvalgono di tipi di spostamento differenti (per es. tai-no shintai, camminare normalmente, taisabaki, movimento circolare e rotatorio). Gli stessi principi e azioni vengono poi applicati anche ad attacchi portati con armi, del tipo coltelli(tanto), bastoni(jo) e spade(ken). Fra’ le centinaia di tecniche di proiezione, una particolare fra’ esse è quella che agisce sulle articolazioni(soprattutto alle spalle, braccia, polsi e mani), sollevando da terra l'avversario e lanciandolo ad alcuni metri di distanza. Queste tecniche seguono soprattutto linee circolari, perché con i movimenti rotatori si riesce meglio ad annullare la forza d'attacco dell'avversario. Sfruttando l'energia interna, i migliori maestri riescono a proiettare l'aggressore con pochissimo sforzo fisico. Le proiezioni, che fanno parte del bagaglio tecnico anche di altre arti marziali come il judo, il ju jitsu ed il kung-fu in genere, sono tecniche particolarmente indicate per la difesa personale, ma l'automatismo del movimento e quindi l'efficacia dell'azione, non sono immediati e richiedono diversi anni d'allenamento. Da ricordare anche gli irimi (spostamenti con entrata), che mirano a prendere il controllo del baricentro dell'avversario. Queste tecniche agiscono fisicamente al di là degli arti superiori e lo scambio energetico avviene sull'asse principale. Così, oltre a favorire la presa di coscienza del centro dell'energia vitale, si potra’ ottenere la mobilità interna, che contribuisce in ogni sua fase a far diminuire le tensioni di tutta la struttura psicosomatica. Per eseguire correttamente una o piu’ proiezioni, occorrera’ tenere sempre presente, che le situazioni possono cambiare in ogni istante e possono assumere delle diverse evoluzioni proprio perche’ sono imprevedibili cosi come puo’ essere imprevedibile un qualsiasi movimento o attacco di un avversario. La chiave del successo dipende quindi anche dal controllo del processo di ogni suo cambiamento.