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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VII  Numero 01

GENNAIO 2022


Il jkd e’ molto spesso scambiato per una disciplina da gara
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Chi pratica uno sport da combattimento si allena duramente per prepararsi a combattere aggressivamente contro qualsiasi avversario gli capiti in gara. Molti di voi si saranno chiesti se per praticare certi tipi di sport bisogna essere violenti fin dalla nascita; be’ non è detto che sia cosi’, poiché mi è capitato di conoscere molte persone che sul ring ci davano dentro, dimostrando di essere dei veri duri, avvolte raggiungendo la soglia della violenza pura. Quando invece si trattava di combattere per strada, la loro personalita’ cambiava di netto, e trasformandosi completamente, dimostravano enorme paura ed insicurezza, avvolte assumendo i connotati di poveri derelitti indifesi, capaci soltanto di prendere botte da chiunque. In realta’, il contesto strada, e’ del tutto diverso da quella che e’ la consuetudine dell’allenamento perfetto sul ring, dove all’interno di esso, la sicurezza e la consuetudine la fanno da padroni. In palestra o sul Ring, molti individui si dimostrano dei forti e navigati combattenti, forse perche’ hanno la consapevolezza di trovarsi a casa loro, e per conseguenza si sentono a loro agio, forse anche perche’ l’avversario che si trovano contro e’ un compagno di allenamento o addirittura un innocuo sparring partner. Colpire senza pieta’ sul Ring, vuol significare una serie di fattori che si scatenano in un contesto chiamato di conforto, e giustamente per questo motivo, assumono quella sicurezza e quella spacconeria che possono dimostrare solo in quel dato contesto. Si deve sapere che la realta’ del mondo esterno, inteso come realta’ al di fuori del proprio contesto scolastico o di Ring, assume un connotato molto particolare e mai visto prima, dove in ogni situazione, nasce anche se in modo diverso, una vera contesa dove fra’ i litiganti non esiste una intesa o amicizia, ma tutto si riduce al crudo litigio a scopo di danneggiare in modo grave l’altro antagonista. Tutto puo’ accadere per una semplice parola o gesto che viene percepito male da uno dei due contendenti, con la successiva contesa di chi vuole avere per forza ragione, e se avvolte uno dei due contendenti non ha mai avuto cattiveria ed esperienza sul come comportarsi in questa che, se vogliamo, e’ la realta’ della vita, ebbene quell’individuo che dimostrera’, io la chiamo ingenuita’ e correttezza sportiva, avvolte potrebbe ritrovarsi scaraventato immediatamente per terra, in un solo istante, col rischio di un conseguente urto violento alla testa, o addirittura ritrovarsi per terra con il naso o la faccia spaccata da un pugno diretto al viso. Ecco perché personalmente penso che la rabbia è innata ed esiste in un individuo a prescindere dal tipo di arte che ha scelto di praticare. In altre parole, penso che uno può rivelarsi un fortissimo combattente da ring, ma se non possiede quella sufficiente cattiveria e sangue freddo necessario, rischiera’ sicuramente un blocco psichico che lo consegnera’ facilmente in balia di un aggressore che sa’ litigare e che e’ abituato alle vere contese da strada. Ovviamente chi pratica uno sport violento da combattimento e che si allena a subire colpi molto forti sia in viso che sul resto del corpo, nel caso gli capiti una vera rissa da Bar o da discoteca, sarà molto più preparato psicologicamente rispetto ad un altro individuo che pratica arti sportive da gara, cioe’ finte. Quest’ultimo, soprattutto psicologicamente, rispetto a quello piu’ mastino e violento, non potra’ fare altro che subire, con il grave pericolo di andare a finire al pronto soccorso per gravi lesioni subite. Molte discipline o arti da combattimento, seguono un modello prestabilito o preconfezionato, dove tutto cio’ che viene messo in evidenza e’ la consuetudine di un allenamento che non e’ altro che un pacchetto precostituito di colpi ben definiti che allenati sempre allo stesso modo, porteranno il praticante, anche il piu’ aggressivo, ad attaccare e a rispondere colpo su colpo sempre con lo stesso ritmo e sicurezza. Alla lunga, tutto questo diventera’ una routine che portera’ i praticanti a non riurscire piu’ a riconoscere e a distinguere cio’ che puo’ essere davvero pericoloso da cio’ che e’ finzione da gara. Esistono però anche degli individui, che senza aver mai praticato alcuno sport da combattimento o arte marziale, che riescono a colpire con cattiveria e determinazione l'avversario con una efferatezza che non gli e’ stata imposta in alcun stile, ma e’ un qualcosa che e’ innato all’interno di essi. Non bisogna mai confondere sport da combattimento con una vera arte marziale da strada, poiché la rissa provocata in un litigio, in genere, è assolutamente priva di movimenti coordinati, ed e’ composta da colpi imprevisti, che se non fermati in modo adeguati, possono creare danni incalcolabili. Lo sport da combattimento in genere, al contrario, ha delle regole ben precise e il tutto non risultera’ goffo e brutto da vedere perché anche se violento, rimane sempre uno sport che prevede l’uso di protezioni specifiche quali il casco senza griglia protettiva centrale, guantoni da boxe, paracorpo, e conchiglia protettiva per le parti basse. Nell’arte del kung fu tradizionale o nell’arte senza nome del maestro Bruce Lee, il casco protettivo e’ provvisto di griglia frontale(montata davanti al viso). Esso viene indossato con questa caratteristica per far si che i due partner di allenamento non si rompano i denti o il naso a causa dei pugni diretti al volto. Ma nonostante questi accorgimenti, abbiamo testato dei colpi su uno dei nostri praticanti che, nonostante indossasse un casco ben protetto, ha accusato dei problemi di giramento di testa, vertigini e avvolte la perdita momentanea di conoscenza, e tutto questo in seguito ai pugni forti subiti in viso, nonostante protetto da casco con griglia. Abbiamo cosi potuto constatare che, a prescindere dalle protezioni usate, anche le piu’ protette e blindate, l’urto causato da un pugno scagliato in modo potente, puo’ assumere dimensioni infinite, e che un essere umano, anche se ben abituato ed allenato a subire dei colpi diversi, puo’ riportare dei danni molto pesanti, avvolte a carattere passeggero, avvolte con dei danni molto piu’ importanti e duraturi nel tempo. Gli si puo’ insegnare ad evitare i colpi in entrata, o magari a riuscire a filtrarli anche in modo parziale, ma non si puo’ riuscire ad evitarli sempre e comunque, e quando arrivano in pieno, sono dolori. Per tanto invitiamo chi come noi, fa uso di colpi pericolosi nei propri allenamenti e nella preparazione giornaliera, di moderare di molto il sistema e il dosaggio dei pugni e dei calci nelle parti vulnerabili del corpo, anche se apparentemente vi sembreranno ben protette, al fine di evitare grossi problemi di salute al vostro praticante, alle sue ossa, alle sue ginocchia e in altre parti ritenute molto delicate e vulnerabili.