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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VII  Numero 01

GENNAIO 2022


Il vecchio manichino di legno come equipaggiamento nel kung Fu Cinese degli stili in genere
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Descrizione degli antichi manichini, Prima parte:
Uno delle figure piu’ iconiche negli annali dell’addestramento ai vari stili di Kung Fu, è quella dello studente solitario perso in una pratica meditativa, o durante la sua routine di addestramento all’uomo di legno. Manichini di varie tipologie e dimensioni, hanno una lunga storia nella boxe cinese. Kang, nella sua cronologia dello sviluppo delle arti marziali cinesi, rileva che le leggende e i riferimenti al loro uso nell’addestramento militare, risalgono al XII secolo a.C. Nella sua forma più semplice, un manichino consiste in un singolo albero vivo o in un palo piantato a terra(Bai Jong) attorno a cui il praticante può tranquillamente muoversi praticando le entrate a spinta, calciare e colpire. Se si considerano alberi o semplici pali come manichini, allora questi sono onnipresenti in tutto il paesaggio marziale cinese. Tuttavia, la leggenda parla anche di più sofisticate, o addirittura diaboliche macchine da combattimento in legno. Una storia comune risalente alla seconda metà del 19° secolo, afferma che il tempio meridionale di Shaolin, avesse una sala di macchine da combattimento in legno dal design ingegnoso. Piuttosto che essere solamente passive, queste macchine potevano anche passare all’offensiva. Al tempo, non ci si poteva diplomare e lasciare il programma di addestramento del tempio di appartenenza senza essere in grado di superare la sala di addestramento. L’immagine di una palestra piena di manichini di legno automatizzati e pericolosi, sopravvive ancora nel folklore moderno, come chiunque in Cina e’ a conoscenza che tutto questo esista davvero. Nei tempi moderni, cioe’ dalla metà del XIX secolo in poi, il manichino di legno è diventato molto più popolare nella Cina meridionale e in misura minore, nella parte della costa orientale. Non ci meraviglierà quindi apprendere che questo è anche il luogo in cui è nata la leggendaria sala Shaolin dei manichini di legno (prima di essere divulgato in tutta la sfera culturale cinese di vedere Hamm. La maggior parte di questo articolo si concentrerà su quelle aree dove si trovano il maggior numero e varietà di manichini. Prima pero’ di procedere oltre, riteniamo che sia utile approfondire le varie tipologie di manichini esistenti, i piu’ importanti. La maggior parte dei manichini da allenamento, si suddividono in due categorie: ci sono quelli focalizzati sull’addestramento del footwork, quelli specializzati sull’equilibrio, e quelli incentrati sull’impatto, piu’ comunemente usati(sia per migliorare la tecnica che per il condizionamento.)
Attenzione ai tuoi passi: i pali del fiore di prugno:
I manichini per gli spostamenti sono più diffusi dei loro cugini da colpi. Anche se non tutti gli stili li usano, “i pali del fiore di prugno” sono attualmente visibili in tutte le regioni della Cina. Essi sono spesso impiegati dai Boxer del Fiore di Prugno (Meihua quan) nello Shandong, Henan e nel nord. Inoltre, sono anche uno strumento imprescindibile in un’ampia serie di stili presenti nel Fujian e in Taiwan, così come anche in Guangdong e ad Hong Kong. L’ampia diffusione di questa tecnologia rivela qualcosa sulle origini relativamente antiche e sulla facilità con cui tali dispositivi di addestramento potevano essere costruiti. Tradizionalmente un campo di pali del fiore di prugno, era costituito da un gruppo di pali lunghi due metri, di circa 10-14 cm di larghezza, saldamente inseriti a metà strada nel terreno. Il numero e lo schema in cui sono disposti può variare notevolmente. Spesso nelle moderne arti marziali meridionali vengono utilizzati solo cinque pali, replicando i cinque fiori di un fiore di prugno, ma campi più elaborati di una dozzina di pali o più erano abbastanza comuni. Inoltre, l’altezza dei pali è a volte mantenuta costante, a volte sfalsata, a seconda delle esigenze di una data scuola. Se i pali sono abbastanza alti, non è raro vedere gli studenti che li usano anche come bersaglio (sia per le mani che per i piedi) quando sono a terra.
Un praticante che utilizza un campo da pali fiori di prugno:
Nel corso degli anni sono stati costruiti diversi tipi di “pali portatili”. Esherick, un noto monaco cinese dell’antichita’, riferisce che alla fine del XIX secolo, gli istruttori del pugilato del fiore di prugno si spostavano tra le feste dei templi e i mercati della Cina settentrionale dopo il raccolto del grano per mostrare le loro abilità, incontrare vecchi amici e reclutare studenti. Piccole panchine, vasi e altri oggetti di uso quotidiano, venivano occasionalmente impiegati in queste dimostrazioni di abilità marziale e acrobatica. L’addestramento sui pali è ancora oggi comune in diverse scuole. Esso ha una serie di vantaggi, ma i più evidenti sono lo sviluppo di un migliore equilibrio e una maggiore precisione nei passi e nelle virate. Lavorare sui pali, rafforza le gambe e il tronco.
L’invincible Training Partner: Manichino da colpi:
I manichini da colpi, esistono e si vedono anche al nord, ma con minore frequenza rispetto alla tipologia del “fiore di prugno”. Un allenamento in alcune scuole di Bagua, ad esempio, in modo particolare, prevede il camminare in cerchio attorno ad un albero che, occasionalmente, poi ad certo punto, improvvisamente, verra’ colpito. Altri sono stati visti usando un singolo palo piantato per scopi simili. Alcune di queste pratiche assomigliano persino all’uso giapponese del makiwara. Questo dispositivo di formazione è stato utilizzato nel Karate Okinawa ed e’ prettamente di origine cinese. Gichin Funakoshi, uno dei fondatori del Karate moderno, anche lui fece uso del makiwara. Semplici manichini da colpi come questo sono abbastanza comuni in tutti gli stili di arti marziali. Più raramente, in alcune scuole di Bagua, può essere impiegato un palo con quattro braccia che si irradiano dall’alto a forma di croce. Questi oggetti vengono colpiti in modo libero e fluido e in questo senso il loro utilizzo è diverso dalle forme più rigorose che vengono praticate dagli stili popolari più a sud. Tutto l’allenamento qui, sembra consistere molto piu’ sul condizionamento che sull’approccio iniziale all’obiettivo vero. Non solo i manichini da colpi diventano più comuni spostandosi verso il sud della Cina, ma almeno nell’era moderna, sembrano diventare decisamente più complessi. R. W. Smith, che studiò varie forme di pugilato cinese a Taiwan durante il suo mandato come ufficiale della CIA negli anni ’60, notò l’uso di manichini tra alcuni dei suoi informatori e fornì fotografie utili. La sua prima fotografia fu’ quella scattata a Tung Chin-tsan (noto anche come il “Drago d’Oro”) che Smith incontrò per la prima volta durante il suo tour nel sud di Taiwan (Chiayi) nel 1961. Tung pero’, risulto’ essere una fonte alquanto inaffidabile. Egli rivendicò una grande eredità marziale, asserendo i suoi studi ed i suoi allenamenti fatti a Wudang, al tempio di Shaolin a Henan(dove imparò li la boxe del Fiore di Prugno) e al tempio meridionale di Shaolin, nel Fujian. Dato che gli studiosi sono ancora oggi d’accordo sul fatto che quest’ultima scuola non sia mai esistita, bisognera’ logicamente dubitare delle sue altre credenziali. Quello che Smith sapeva, attraverso i suoi contatti con le forze dell’ordine, era che Tung aveva un certo numero di seguaci nella società del crimine organizzato del Drago Nero. Era stato anche imprigionato a causa della sua appartenenza al gruppo. Mentre Smith trovò il suo Judo e la sua boxe di qualità mediocre, nella migliore delle ipotesi, Tung Chin-tsan eccelleva veramente nel lavoro al manichino e Smith ne rimase abbastanza impressionato, tanto da commissionare una replica del manichino di Tung da costruire a casa sua. Pochi giorni dopo, a Tainan, Smith venne presentato a qualcuno che era veramente stato addestrato nel Fujian. Wu Ku-Ts’ai, studiò nella contea di Yong Chun (Wing Chun in cantonese). Smith afferma che il suo stile era semplicemente “Shaolin”. Evidentemente Wu, credeva nell’importanza del condizionamento fisico. I suoi studenti (tutti i membri della famiglia) praticavano colpi sui manichini al fine di rafforzare in modo robusto mani e piedi. Utilizzavano anche palle di ferro (per rafforzare la mano) e contact sparring per condizionarsi. Non sembrava che Wu avesse una forma specifica sull’uomo di legno, quantomeno non la condivise con Smith. Spostandoci più a sud arriviamo alla provincia di Guangdong; molte delle scuole qui presenti, adottarono vari tipi di manichini nella loro pratica. Inoltre, qui fu’ più facile osservare la formalizzazione dell’uso del manichino in una particolare forma complessa, anche teorica, piuttosto che in una semplice serie di esercizi per il condizionamento. Alcuni dei primi riferimenti che abbiamo sui manichini della Cina meridionale, risalgono in realtà alla tradizione operistica cantonese. Sappiamo ad esempio, che i membri dei vari gruppi lirici, utilizzarono manichini di legno per addestrare i loro membri più giovani ai vari stili di arti marziali cinesi. Il museo dell’Opera di Foshan, ha ancora oggi un manichino piantato e sepolto dalla sua parte inferiore nel terreno), dove secondo il teatro che lo detiene, e’ rappresentativo di ciò che veniva solitamente utilizzato. Tuttavia questo manichino è così simile, sia nelle dimensioni che nella forma, al tipo preferito dai moderni praticanti di Wing Chun e di Hung Gar, ma ci e’ molto difficile dire oggi quanto sia autentico. Le fotografie d’epoca dei cantanti lirici in addestramento, sembravano mostrare un manichino molto più grande e con una maggiore variabilità fra’ loro. Artisti marziali cinesi della fine del XIX secolo, si allenarono con un grande manichino di legno saldato fortemente sul ponte di una barca. Per tutta la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il Choy Li Fut, fu l’arte marziale numericamente e socialmente dominante in tutto il mercato del delta del Pearl River. Al pari del Tung, i suoi praticanti sembravano preferire manichini più “meccanici”. Nelle scuole di Choy Li Fut, si può ancora oggi osservare anche una grande diversità nel tipo di attrezzature di addestramento, e questo vale anche per i loro manichini. Molto spesso i manichini di questo stile, presentavano un braccio superiore che è appesantito o addirittura era attaccato ad una molla(un’aggiunta più recente), che può essere manipolato dallo studente. I manichini da colpi tradizionali del Guangdong, vennero tutti piantati nel terreno. Tuttavia, a differenza dei pali del fiore di prugno, che dovevano essere fermi e immobili, un manichino da colpi, avrebbe dovuto invece presentare come sue proprie, caratteristiche una certa flessibilità ed elasticità. Per questo motivo questi manichini venivano piantati in un buco e poi fissati con ghiaia, con canne o con piccoli germogli di bambù, in modo da fargli assumere un molleggio naturale quando venivano colpiti. Anche altri stili regionali fecero uso di manichini. Il Mok Gar, sembrava prediligere un palo relativamente semplice, simile a quello che abbiamo già visto nella Cina settentrionale. L’Hung Gar e il Wing Chun Kung Fu, preferivano adottare invece una via di mezzo. I loro manichini erano più complessi del semplice palo da colpire, possedendo di suo, delle braccia, di solito erano tre ed una gamba, ma mancavano della meccanica più complessa e delle parti mobili usate da altri praticanti della regione. Piuttosto che essere considerati degli attrezzi di addestramento per la cura della forza e del condizionamento, i manichini di queste scuole avevano lo scopo di correggere in modo ottimale i gomiti e gli angoli, in attacco in difesa di uno studente. Il focus realizzato per i pugni, invece, si basava prevalentemente più sulla geometria, sulla postura e sulla tecnica corretta, che sull’uso della forza, come si usa oggi nella boxe occidentale moderna.