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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno VI  Numero 1

GENNAIO 2021


Che cosa e’ il Karate e come nasce. Seconda e ultima parte
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La Gioventù del Maestro Gichin Funakoshi
Gichin Funakoshi comincia a praticare il karate verso l’età di 12 anni sotto la direzione di Anko Asato, uno dei più brillanti discepoli di Sokon Matsumura. G. Funakoshi, compagno di classe del figlio maggiore di Anko Asato, va spesso a giocare da lui, ed è a poco a poco attratto dalla sua arte. Divenuto il discepolo appassionato di A. Asato, continuerà per tutta la vita ad approfondire il karate. G. Funakoshi nasce a Okinawa nel 1868, primo anno dell’era Meiji, periodo in cui il Giappone passa dal feudalesimo all’era moderna. Egli appartiene a una famiglia di funzionari molto legata alla tradizione, malgrado una situazione economica spesso instabile. G. Funakoshi vuole dapprima studiare medicina ma, al momento di presentarsi a scuola, prende conoscenza della seguente regola: “Uno studente di medicina non deve portare la crocchia”. Nella società antecedente alle riforme, i capelli raccolti a crocchia testimoniavano il rango della famiglia e simboleggiavano materialmente la continuità con gli antenati. L’importanza che riveste in Giappone il culto degli antenati è particolarmente accentuata ad Okinawa, e G. Funakoshi, non potendo accettare una simile offesa, preferisce rinunciare alla medicina. Conserva la crocchia fino all’età di vent’anni, e, quando decide di tagliarsi i capelli, ciò provoca un conflitto familiare. Per tutta la vita resterà profondamente legato alla tradizione; così, molto più tardi, quando sua moglie, nel corso degli anni Venti, potrebbe raggiungerlo a Tokyo, dove egli si è stabilito, non potrà farlo, poiché in tal caso nessuno rimarrebbe a occuparsi della tomba degli avi. A 21 anni, G. Funakoshi diventa insegnante a tempo determinato in una scuola elementare della città di Naha, e continuerà a mantenere 1'incarico di educatore a Okinawa per oltre trent’anni. In seguito parte per Tokyo per presentare e diffondere nel centro del Giappone 1'arte della sua isola natale. Quando fonda la sua scuola di karate, 1'esperienza di educatore emerge nel suo rapporto con gli allievi, i quali lo rispetteranno tanto più in quanto, insieme al karate, egli insegna uno stile di vita. A partire dall’età di 12 anni, G. Funakoshi studia il karate sotto la direzione di A. Asato. L’allenamento in quel periodo si svolgeva di notte, al1'aperto, spesso in un giardino. G. Funakoshi scrive: “In quell’epoca mi sono allenato a un solo kata per molti mesi, e perfino per molti anni. Dovevo continuare, senza sapere per quanto tempo, fino a che il mio maestro dicesse “si”. E il maestro non diceva mai “si”. Per questo la durezza dell’allenamento è difficile da descrivere. Il Maestro Asato non mi toglieva mai gli occhi di dosso per tutto il tempo degli allenamenti nel suo giardino. Egli rimaneva nella veranda, seduto ben diritto sui talloni, senza cuscino. Era tuttavia già molto anziano… Quando terminavo un kata, mi diceva solo “bene”, “si”, o “ancora”, senza mai un complimento. Dovevo solo continuare a ripetere senza fine la stessa cosa, inzuppato di sudore. A fianco del maestro seduto era sempre appoggiata una lampada a petrolio il cui chiarore pareva affievolirsi, e talvolta mi accadeva di non percepirla più a causa della fatica. L’allenamento proseguiva fino all’alba”. Asato ha una grande reputazione come maestro dell’arte del te o to de. G. Funakoshi è tuttavia il solo suo discepolo che si conosca. Questo è nella logica dell’esoterismo della trasmissione del karate prima del secolo XX. E’ all’inizio della sua carriera nell’insegnamento scolastico che G. Funakoshi fa la conoscenza di Anko Itosu, amico intimo di A. Asato e come lui discepolo di S. Matsumura. A. Itosu è anch’egli conosciuto come un grande maestro, ma a differenza di Asato, si interessa ai problemi dell’educazione nel sistema scolastico allora in via d’elaborazione. Seguendo il consiglio di A. Asato, G. Funakoshi sarà d’ora in avanti il discepolo di questi due maestri. Hanno entrambi lo stesso nome, all’incirca la stessa età, sono stati formati dallo stesso maestro, ma ciascuno ha la propria concezione del karate. Le loro idee differiscono tanto quanto le loro morfologie. A. Asato era di grande taglia, largo di spalle, con occhi penetranti. “Era come un antico guerriero”, scrive G. Funakoshi. A. Itosu non era alto, e il suo corpo era “come una botte”. Secondo l’insegnamento di Asato: “Bisogna considerare le mani e i piedi dell’avversario come una spada”, non bisogna dunque lasciarsi mai toccare. Secondo Itosu: “Se l’attacco dell’avversario non è efficace, si può ignorarne volontariamente l’effetto lasciandosi toccare”, quindi “anche rafforzare il corpo contro i colpi è importante”. Occorre sottolineare che, nell’antico stile di insegnamento del karate, non soltanto le tecniche, ma la concezione del combattimento potevano variare seguendo la morfologia e la personalità, e la trasmissione era estremamente personale e limitata. L’antico stile di trasmissione era esoterico, ma aveva al tempo stesso una grande flessibilità, che corrispondeva alla personalizzazione dell’arte. G. Funakoshi continua a proseguire la pratica del karate sotto la direzione di questi due maestri, parallelamente al proprio lavoro a scuola. Scorgendolo talvolta rincasare all’alba, i vicini credono che rientri dopo aver passato tutta la notte in un quartiere di piacere, ed egli non li disillude; anche questo mostra 1'aspetto di segretezza della pratica del karate. Nel 1921, il Principe imperiale, in viaggio verso l’Europa, si ferma a Okinawa. E’ un avvenimento eccezionale. In questa occasione G. Funakoshi è incaricato di dirigere una dimostrazione di karate fatta dagli scolari. Nel 1922, un anno dopo questo avvenimento, è organizzata a Kyoto un’Esposizione nazionale di educazione fisica, e G. Funakoshi vi è mandato per presentare il karate di Okinawa. Egli pensa di ritornare a Okinawa dopo queste dimostrazioni. Ma J. Kano, fondatore del judo, che ricopre importanti funzioni al ministero dell’Educazione, lo invita a tenere una presentazione del karate nel suo dojo Kodokan, a Tokyo. Accettando la sua richiesta, G. Funakoshi aveva pensato di prolungare il suo soggiorno a Hondo di qualche giorno soltanto. Ma, in seguito agli incoraggiamenti ricevuti da J. Kano dopo questa dimostrazione, decide di restare a Tokyo per diffondervi 1'arte del suo paese. All’età di 53 anni, G. Funakoshi abbandona quindi le sue funzioni di insegnante e, lasciando moglie e figli a Okinawa, comincia a vivere da solo a Tokyo, per far conoscere il karate. Si ritrova senza lavoro, ma con la passione di far conoscere 1'arte della sua regione ai giapponesi, che consideravano questa un po’ come un’isola straniera. In quest’epoca, la popolazione di Okinawa aspira ad affermare la sua identità culturale e nazionale giapponese; Funakoshi non fa eccezione, e la sua passione per la diffusione del karate è una manifestazione di questa volontà collettiva. La dimostrazione al Kodokan ebbe luogo il 17 maggio 1922. Shinkin Gima, originario di Okinawa e studente all’università, che partecipava a questa dimostrazione, racconta: “Per la dimostrazione, il maestro Funakoshi ha fatto innanzi tutto una presentazione del karate di Okinawa e del percorso di ognuno di noi. Poi ha eseguito il kata Ku-shan-ku; in seguito io ho eseguito Xaifanchi. Dopo la dimostrazione dei kata, abbiamo mostrato un esercizio di combattimento convenzionale… Dopo la dimostrazione il maestro Kano ha detto: “Signor Funakoshi, penso che il karate sia un’arte marziale onorevole. Se pensa di diffonderla a Hondo, potrei darle un aiuto, qualunque esso sia. Mi dica cosa posso fare per lei”. Sono certo che è a seguito di queste parole di incoraggiamento che il maestro Funakoshi ha deciso di rinunciare a ritornare a Okinawa”. Non avendo alcuna risorsa, G. Funakoshi lavora come portinaio in un pensionato per studenti originari di Okinawa, chiamato Meisei-juku. E’ alloggiato in una camera di “tre tatami” (5 m²). Il suo lavoro principale è la pulizia quotidiana della casa e del giardino, la distribuzione della posta agli studenti e 1'accoglienza dei visitatori. Il suo lavoro corrisponde all’affitto; gli occorre dunque guadagnare di che nutrirsi, per questo ottiene il permesso di utilizzare la sala conferenze per insegnare il karate. All’inizio, ha solo pochissimi allievi: “Avevo talvolta l’impressione di lottare da solo, senza avversario”, racconta. Capita frequentemente che visitatori venuti per vedere il maestro di karate prendano Funakoshi per un vecchio impiegato incaricato delle faccende nella pensione. Tuttavia, in capo a due o tre anni, il numero di allievi comincia ad aumentare. Gruppi di studenti di molte università formano dei club di Karate. Il particolare modo di insegnamento e di trasmissione del karate in Giappone si costituirà a partire dai rapporti gerarchici tra gli studenti. Questi rapporti formano degli ingranaggi dinamici tra studenti ed ex-allievi della stessa università, non soltanto nel campo dello sport o delle arti marziali, ma anche nelle relazioni di lavoro all’interno di una stessa impresa o tra aziende diverse. Di fatto, la dinamica sociale, in Giappone, si basa spesso su questo tipo di relazioni gerarchiche. E le scuole di karate che hanno conosciuto una grande estensione si sono appoggiate su questi canali tipici del Giappone. E’ per questo che la diffusione del karate nelle diverse università è stata molto importante. Scrive Funakoshi: “In quell’epoca, vivevo ogni giorno con l’impressione di vedere un chiarore che si ingrandiva poco a poco nella notte tenebrosa… non era più, quindi, una lotta senza avversario…, il mio petto si gonfiava spesso di gioia”. Nel 1935, G. Funakoshi scrive la sua opera più importante, intitolata Karate-do kyohan (Testo di insegnamento del karate-do). E’ senza dubbio il periodo più felice della sua vita. Già diverse università di Tokyo hanno aderito al suo insegnamento, il numero di allievi aumenta, ogni giorno egli va a insegnare in un’università diversa. La sua situazione materiale migliora. Il primo dojo di karate è costruito nel 1938 dai suoi allievi, che si sono tassati per molti anni a questo scopo e si appoggiano alla rete degli ex-allievi delle loro università. G. Funakoshi chiama questo dojo “Shotokan” (La casa nel fruscio della pineta). G. Funakoshi scrive” I venti precetti della via del karate” quando il Giappone e già in guerra con la Cina dal 1937 eccoli qui elencati:
1. Non bisogna dimenticare che il karate comincia con il saluto, e termina con il saluto.
2. Nel karate, non si prende 1'iniziativa dell’attacco.
3. Il karate è un complemento della giustizia.
4. Conosci dapprima te stesso, poi conosci gli altri.
5. Nell’arte, lo spirito importa più della tecnica.
6. L’importante è mantenere il proprio spirito aperto verso l’esterno.
7. La disgrazia proviene dalla pigrizia.
8. Non pensare che si pratichi karate solamente nel dojo.
9. L’allenamento nel karate si prosegue lungo tutta la vita.
10. Vedi tutti i fenomeni attraverso il karate e troverai la sottigliezza.
11. Il karate è come l'acqua calda, si raffredda quando si smette di scaldarla.
12. Non pensare a vincere, ma pensa a non perdere.
13. Cambia secondo il tuo avversario.
14. L’essenziale in combattimento è giocare sul falso e sul vero.
15. Considera gli arti dell’avversario come altrettante spade.
16. Quando un uomo varca la porta di una casa, si può trovare di fronte a un milione di nemici.
17. Mettiti in guardia come un principiante, in seguito potrai stare in modo naturale.
18. Bisogna eseguire correttamente i kata, essi sono differenti dal combattimento.
19. Non dimenticare la variazione della forza, la scioltezza del corpo e il ritmo nelle tecniche.
20. Pensa ed elabora sempre.
Nel 1941, tre anni dopo la costruzione del dojo Shotokan, scoppia la guerra del Pacifico. Nel 1945 il dojo Shotokan, sette anni dopo la sua costruzione, è annientato sotto i bombardamenti americani; Yoshitaka si ammala gravemente. La guerra termina, lasciando il Giappone in un disordine desolante. G. Funakoshi, a 77 anni, lascia Tokyo per raggiungere sua moglie che si era rifugiata a Oita (nel sud del Giappone). Essi si ritrovano dopo una lunga separazione e vivono insieme coltivando da soli della verdura e raccogliendo molluschi e alghe in riva al mare. La vita non è certo facile, ma finalmente sono insieme. Due anni più tardi, nel 1947, sua moglie si ammala improvvisamente e muore poco tempo dopo. Prima di morire gli domanda di coricarla in modo che prima la sua testa si trovi in direzione di Tokyo, poi nella direzione di Okinawa. Scrive G. Funakoshi: “Ha pregato l’Imperatore, e ha detto addio ai suoi figli che vivevano a Tokyo, poi ha salutato i suoi antenati che sono sepolti a Okinawa. Questa fu la fine di mia moglie, che aveva fatto di tutto perché io potessi proseguire nella via del karate”. Effettivamente, coricarsi con la testa nella direzione di qualcuno è un segno di rispetto, girare i piedi nella sua direzione è un’offesa. Possiamo vedere in questo atto d’addio della signora Funakoshi, la concretizzazione di un modello culturale di prima della guerra che, anche se non è più messo in pratica, resta in fondo alla coscienza dei Giapponesi contemporanei. In questo stesso 1947, Yoshitaka, il figlio al quale aveva affidato lo Shotokan, muore anch’egli. G. Funakoshi, ha l’impressione di aver perduto tutto con la guerra. Tuttavia gli studenti hanno ripreso l’allenamento all’università, malgrado l’atmosfera di depressione che investe tutto il Giappone dopo la disfatta, e gli allievi anziani sopravvissuti ai campi di battaglia cominciano a ritornare. G. Funakoshi, ha 80 anni, ritorna a Tokyo. I suoi allievi anziani usciti da università diverse cominciano a raggrupparsi per riformare la scuola Shotokan. Nel 1949 si costituisce la Japan Karate Association (J.K.A.) con alla testa Gichin Funakoshi, dell’età di 81 anni. Sembra, per un momento, che l’unita della scuola Shotokan sia stabilita. Ma, dagli inizi degli anni Cinquanta, le divergenze di opinione sui modi di praticare e di insegnare il karate, e anche sull’organizzazione della scuola, suscitano conflitti. Il numero dei praticanti continua tuttavia ad aumentare di anno in anno. Quando si parla di kata e della loro evoluzione dobbiamo necessariamente fare riferimento a Gichin Funakoshi, padre del karate così come oggi noi lo conosciamo.

Come cardine, nel suo libro “Ryukyu Karate Kenpo”, Funakoshi asserisce che il kata può essere di due aree: Shorin e Shorei. “Shoto” ( così come veniva chiamato ) sosteneva che i kata dinamici e veloci sono di area Shorin, mentre quelli lenti e pesanti di area Shorei. Così, usando la sua logica, i Pinan ( o Heian ) sarebbero kata di area Shorin, mentre i Tekki di area Shorei. Egli ha associato l’area Shorin con lo stile Okinawense cosiddetto di Shuri, mentre ha associato lo Shorei con i metodi della città di Naha, ma vedremo poi come le cose non risultino essere così semplici con l’inserimento della città di Tomari. Se si ascoltano oggi i vecchi istruttori di karate residenti in Giappone, non vi verranno indicati kata di uno stile o un’altro, ma vi sarà semplicemente detto di come un certo kata è Shorin, mentre altri sono da considerarsi Shorei. Solitamente, aggiungono che: ” il kata di Shorin deve essere effettuato rapidamente, mentre il kata di Shorei deve essere effettuato lentamente e con potenza” ed anche che: “La gente piccola dovrebbe fare Shorin, mentre la gente grassa dovrebbe fare Shorei”. Con gli occhi di oggi sorridiamo di fronte a queste semplificazioni, ma all’occhio dell’antico tutto era chiaro: era il kata che andava scelto in base alla propria corporatura, mentre oggi si spinge l’allievo verso la morfologia del “karateka standard” ( mediamente alto e magro ). La ragione è che probabilmente nella versione odierna ambedue derivano da una terza città, Tomari e che quindi rappresentino l’espressione più vicina tra kata di aree differenti, perché ricodificate da una terza mano neutrale. Se prendiamo il Bassai però le cose si complicano ulteriormente; qui scopriamo come esista anche una versione di Tomari Bassai……ma allora perché riferire anche Bassai Dai a Tomari e non a Shuri? Che altre modifiche sono state apportate all’originale? È abbastanza chiaro che Shoto ha progettato il suo stile come una miscela delle tre scuole principali di Okinawa riferite ad altrettante città, in cui Tomari fa da sintesi alle altre due. Va’ segnalato però come lo Shotokan abbia perso parte del suo equilibrio progettuale proprio nel “comparto” kata, dal momento che nessuno dei suoi kata ha avuto origine nella città di Naha, per quanto si possa dire che Hangetsu abbia un parente nel sistema del Goju, chiamato Seishan. In realtà Seishan nasce da un kata di Shuri. Hangetsu si differenzia non per essere una versione modificata dal Goju, ma piuttosto per essere una diversa interpretazione del modello “Shuri” che a sua volta deriva con tutta probabilità da uno stile di kung-fu della Cina del sud, i cui stili si differenziavano nettamente da quelli della Cina del nord……alla fine quanto indietro nel tempo si dovrebbe andare per determinare a che Area originale un kata appartiene? Nei kata Bunkai, tale termine e’ utilizzato per analizzare il movimento di un kata, che dovrebbe essere la via per l’applicazione pratica. Si possono contare circa 150 kata tra quelli codificati con origine negli stili di karate di Okinawa e in quelli Giapponesi; la maggior parte comunque hanno avuto origine a Okinawa e solo ricorrendo alle leggende si può fare riferimento alla Cina. A volte viene da chiedersi a cosa pensassero gli Okinawensi quando hanno dato i nomi ai loro kata; immaginare di lavorare ad un kata per un intero anno, gettarvisi dentro il cuore, l’anima e infine chiamarlo semplicemente ” 24 “. In realtà era abitudine chiamare molti kata con il numero dei passi realizzati. Per esempio: Seishan si traduce in 13; Niseishi = 24 Useishi = 54 Seipai = 18 Sanseiryu = 36, ecc. Altra particolarità: più persone partecipavano alla realizzazione di un kata, più elegante questo si presentava; per il principio che piu’ teste sono meglio di una. Domanda; perché tutti i kata sono antichi? Perchè non ve ne sono tra quelli famosi di moderni e nuovi dal momento che quasi chiunque può mettere insieme alcune tecniche di base usando il proprio talento creativo e dargli un nome? Effettivamente, chiunque può creare un kata, ma non tutti possono creare un kata popolare. Il Kata esiste soltanto finché la gente desidera esercitarvisi. Se nessuno assimila il vostro kata, allora sarà difficile che questo sopravviverà a voi. In realtà oggi è difficile che qualcuno crei ancora oggi kata; si sa di Hiroo Mochizuki, che ha inserito nuovi kata nel suo Yoseikan-Budo, ma i suoi happoken e ashakuken non riportano solo i tratti genetici tradizionali del karate. Molte sono le ragioni per cui non nascono più kata completamente nuovi da molti anni; il senso artistico si, ma anche il mistero dell’antico, dell’esotico, la sua origine bellica. Non per questo i vecchi kata non vengono oggi modificati, ma anzi si scopre come le moderne esigenze agonistiche richiedano sempre nuove applicazioni. Settanta, ottanta anni fa, i giapponesi hanno lasciato il loro segno sulla natura dei kata; oggi tocca agli occidentali fare altrettanto, ma a piccoli passi, senza stravolgimenti, limando e lavorando di cesello. Inoltre per modificare l’applicazione di un kata e del relativo Bunkai, non basta conoscere le tecniche di percussione tipiche del Karate, ma ci vogliono solide basi di Jujitsu, poiché tutti i vecchi maestri giapponesi per modificare i propri kata si avvalevano di queste loro conoscenze. Se non si affronta la creazione di un nuovo kata con questi principi, ne salterà fuori semplicemente un ballo, sul modello del “kata-musicale” inventato negli ultimi 15 anni dagli americani, ma si sa, a loro difetta la storia.