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                           Direttore Sifu Alessandro Costantino        Anno V  Numero 01

GENNAIO 2020


Gli artisti marziali dei film d’azione sostituiti dai fumetti
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La prima metà degli anni settanta fu caratterizzata dalla comparsa di alcuni generi cinematografici che arrivarono al successo pur non essendo delle classiche produzioni hollywoodiane. Tra questi generi si sono ritagliati nel tempo un posto particolare i film di kung fu. L‘esplosione del filone avvenne attorno alla figura trainante di Bruce Lee, artista marziale e attore dotato di un carisma ineguagliabile che gli permise di diventare, ancora in vita, una vera e propria leggenda. La Marvel Comics era molto attenta alla mode del momento. Il venerdì sera, Steve Englehart e Jim Starlin, restavano in casa e guardavano la televisione. Erano diventati grandi fan di Kung Fu, una serie trasmessa dalla rete Abc in cui David Carradine interpretava il ruolo di un monaco shaolin nel Far West, parte che fra’ l’altro, era gia’ stata data a Bruce Lee prima di lui, e che misteriosamente, gli tolta a serie iniziata. Alternando momenti filosofico-orientaleggianti ad altri di azione e combattimento, tutto il copione si rivelo’ di ottimo successo, e I due proposero a Roy Thomas, il braccio destro di Stan Lee, un adattamento a fumetti del telefilm, che però era prodotto dalla Warner Brothers. La proprietaria della concorrente Dc Comics, opto’ cosi’ per la creazione di una nuova serie originale, che fu’ chiamata Shang-Chi, (Master of Kung Fu). “Stavo già scrivendo Dottor Strange, che in un certo senso incarnava la filosofia mistica occidentale”, ricorderà Englehart. “Shang-Chi mi dava la possibilità di affrontare anche quella orientale”. Roy Thomas intanto, si era assicurato i diritti di Fu Manchu, uno scienziato pazzo emblema del “pericolo giallo” creato da Sax Rohmer nel 1913. Nel fumetto Shang-Chi venne presentato come il figlio di Fu Manchu, che dopo aver scoperto la malvagità del padre, dedica la propria vita a combatterlo. Il primo numero di Shang-Chi Master of Kung Fu, esce nell’aprile del 1974 e la serie dura fino al 1983, per un totale di 109 albi considerati speciali e in piu’ fu’ realizzata una serie in formato rivista in bianco nero con temi per gente piu’ adulta.

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In Italia l’Editoriale Corno, ha pubblicato parzialmente la serie principale contenuta in 54 albi e composta di 48 pagine dal 1975 al 1979. A lungo considerata da alcuni una serie minore, Shang-Chi è oggi ritenuto uno dei picchi qualitativi della Marvel degli anni settanta. Jim Starlin se ne andò dalla sua redazione dopo aver disegnato le prime tre storie, probabilmente perché preferiva scrivere le storie che disegnava, ma gli fu’ in qualche modo impedito. Mentre Steve Englehart, anche lui lasciò con la quinta storia, in disaccordo con la richiesta di Stan Lee di ridurre gli spazi di riflessione misticheggiante a favore dei momenti di combattimento. Con la quarta storia esordisce il disegnatore Paul Gulacy, un emulo del grande Jim Steranko. “Vidi il primo albo Nick Fury che aveva realizzato Jim in un negozio di alimentari e lo comprai. Ben presto raccolsi tutta la serie. Mi resi subito conto di quello che Steranko stava facendo, non avevo mai visto niente del genere prima e mi sconvolse. Erano gli anni sessanta, erano tempi sperimentali”, Paul Gulacy ricorda così il suo primo incontro con Steranko come lettore. In questo numero Paul Gulacy disegna spesso Leiko Wu e Shang-Chi in posizioni parallele, un segnale visivo per farci capire che sono fatti l’uno per l’altro. Qui Leiko Wu descrive Shang-Chi e se stessa come “troppo giovani per assaporare in pieno il gusto dell’amore”. Si ritrovano a trascorrere la notte al riparo in una grotta, dove “sarà più caldo con i nostri corpi più vicini”. Quindi, segue un tenero interludio con la luce che progressivamente se ne va.

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lL quinto degli otto episodi è pure dedicato a un collaboratore di Shang-Chi: Black Jack Tarr. Un agente segreto britannico nero di capelli e baffi. Coriaceo, ma un po’ invecchiato tanto che la sua schiena lo disturba di tanto in tanto. È raffigurato in una splendida splash page all’inizio dell’albo mentre scala una montagna per penetrare nel covo del nemico, Fu Manchu. Questi furono gli anni dei fumetti di arti marziali, che senza dubbio riscossero un successo piu’ che formidabile, ma il tutto viene a materializzarsi subito dopo la morte di Bruce Lee, che come vi abbiamo raccontato, viene usato come idea per cercare di utilizzare della fumettistica con al centro l’idea di nuovi personaggi di arti marziali, ma del tutto differenti allo stesso Bruce, sia come caratteristiche, che come carattere e ambientamenti.